Come era lecito attendersi, con l’avvicinarsi delle importanti scadenze previste a settembre e l’acuirsi delle tensioni in Siria, sui mercati è tornata a imperversare la volatilità. Mentre la crisi egiziana, ma soprattutto quella siriana, fanno da …
sfondo ad un contesto europeo dove la crisi politica delle economie Periferiche continua inevitabilmente a tenere banco, si guarda ai prossimi eventi in programma per settembre in Eurolandia, che rischiano di essere un vero crocevia per i mercati. Nell’ordine, oltre ai consueti appuntamenti delle principali Banche Centrali con il meeting BCE in programma il 5 settembre e la conferenza stampa del FOMC del 18 settembre, i due appuntamenti chiave per il futuro dei mercati e della struttura politico economica dell’Europa sono previsti per il 22 settembre, con le elezioni politiche in Germania, e a seguire con la decisione della Corte Federale tedesca sulla costituzionalità dell’OMT (Outright Monetary Transaction).
Intanto però si continua a dibattere sulla valenza del termometro dello stato di salute dell’Eurozona e pertanto anche in virtù dei futuri appuntamenti a cui gli operatori guardano con interesse, è doveroso tornare a guardare da vicino lo spread BTP-Bund, il cui (non) movimento impone un’attenta analisi.
Come più volte evidenziato nei mesi scorsi dalla Bond News, era principalmente uno il motivo per cui in ottica di lungo termine era impensabile per il differenziale non osservare un progressivo rientro verso i livelli medi: il rendimento del Bund decennale, titolo costantemente in bolla speculativa da un biennio, in quanto storicamente utilizzato come strumento protettivo dagli operatori e per questo agganciato a livelli di rendimento reali, ovvero al netto dell’inflazione, praticamente nulli. Oltre a ciò, è doveroso tornare a sottolineare che lo spread, di per sé, rappresenta una misura sostanzialmente priva di significato proprio perché per un Paese è di fatto più importante il livello dei tassi di interesse dei propri titoli quanto il differenziale rispetto ad un altro Stato. Ciò impatta inevitabilmente sulla sua competitività, ma a livello di rischio Paese no.
Come accadde anche qualche tempo fa, guardiamo attentamente il grafico presente in pagina che sul primo pannello mette a confronto le due curve decennali, colore bianca quella tedesca e arancione quella italiana, mentre sul secondo pannello rappresenta la curva del differenziale di rendimento. Ebbene, nonostante lo spread, oggi a quota 250 bp, registri un ribasso da area 300 punti base dello scorso luglio, nulla è successo ai rendimenti della curva italiana. Il decennale nel medesimo periodo è di fatto rimasto invariato intorno al 4,4%, per cui a conti fatti nulla è cambiato per il Belpaese nel corso dell’ultimo mese nonostante lo spread si sia mosso di 50 bp, movimento correttivo imputabile al titolo decennale tedesco che è tornato infatti a salire vicino quota 1,9%, che rappresenta il livello massimo da marzo 2012.
Chiarita l’attuale situazione dal punto di vista prettamente concettuale, vediamo ora operativamente quali considerazioni è possibile supportare. Guardando esclusivamente allo spread, la rottura di area 250 bp che ne rappresentava un doppio minimo e ne ingabbiava le quotazioni da circa sei mesi, non è stata confermata e pertanto, nonostante un trend di lungo termine inevitabilmente improntato al ribasso, anche in ottica di protezione di portafoglio in vista di un settembre che sarà presumibilmente volatile, potrebbe essere giunto il momento di valutare un eventuale ingresso “long”.
Per l’investitore privato, che voglia entrare gradualmente in posizione, oppure semplicemente non intenda far ricorso al mercato dei derivati su tassi di interesse, per scommettere sull’andamento del differenziale di rendimento BTP- Bund, per non incorrere nei rischi di tenuta dei margini o dover effettuare i rollover di scadenze per posizioni di lungo termine, si segnala l’opportunità di utilizzare i Mini Future su tassi d’interesse targati RBS Plc con sottostante Bund e BTP future. Per la loro duttilità, i Mini Future appartenenti alla categoria leverage e ai quali Borsa Italiana dedica un apposito segmento (classe A), si prestano a molteplici utilizzi in ambito di portafoglio, dall’hedge obbligazionario alla pura e semplice speculazione unidirezionale passando per lo spread trading. Per strutturare l’operatività si consideri la loro frazionabilità, rispetto al nozionale del future (100.000 euro), che permette anche ai piccoli investitori di puntare sui movimenti del singolo titolo o dello spread rispetto alle differenti scadenze della medesima curva o come differenziale di rendimento di due differenti Paesi. Focalizzandoci sullo spread BTP-Bund, per coloro che volessero mettere in atto una strategia volta a trarre profitto da un allargamento dello stesso, vista la relazione inversa tra prezzi e rendimenti, l’operazione da compiere implica la contestuale apertura di una posizione in acquisto sul Mini Short BTP e sul Mini Long Bund. Da ricordare come per controllare un intero contratto future, caratterizzato da un nozionale da 100.000 euro, siano necessari 1.000 certificati.
Fonte: RBS
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