Area Euro Francia. L’indice INSEE di fiducia presso le imprese manifatturiere è atteso recuperare il calo del mese di settembre e risalire sul livello di agosto: 98, ancora al di sotto della media di lungo termine. In particolare…
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ci aspettiamo un recupero della produzione corrente e del libro ordini.
Belgio. L’indice di fiducia elaborato dalla Banca Nazionale del Belgio è atteso stabile a ottobre a -6,7, dopo il recupero dei tre mesi precedenti. In particolare ci aspettiamo una pausa del trend di miglioramento delle condizioni di business nel manifatturiero dal momento che a settembre le imprese hanno rivisto al ribasso le attese per i tre mesi successivi. Sia l’indice sintetico, che l’indicatore per il manifatturiero sono comunque al di sopra della media di lungo termine e quindi coerenti con una ripresa ancora graduale dell’economia belga.
Area euro. L’indice di fiducia dei consumatori è atteso ancora in lieve miglioramento a ottobre a -14,1 da un precedente -14,9. L’indice si è mosso su di un trend di recupero da novembre 2012 ed è ormai tornato in linea con la media di lungo termine. Il miglioramento di morale è da attribuirsi ad un clima economico generale più disteso.
La BCE pubblicherà oggi i primi dettagli sulle modalità con cui verrà condotta l’asset quality review sulle banche della zona euro all’inizio del prossimo anno, in preparazione dell’assunzione della vigilanza del settore nel novembre 2014. Secondo fonti, Francoforte chiederà alle principali banche della zona euro di garantire un cuscinetto di capitale dell’8% (7% di Core Tier 1 più un ulteriore 1% per gli istituti sistemici).
Stati Uniti
I prezzi all’import di settembre sono previsti in aumento di 0,1% m/m, con un modesto contributo positivo del petrolio, e una variazione marginalmente negativa per i prezzi al netto del petrolio (questo sarebbe il 6° calo consecutivo per la componente ex-petrolio). Un modesto apprezzamento del dollaro nel mese dovrebbe contribuire alla moderazione dei prezzi all’import.
Ieri sui mercati
Area Euro
Italia. Con l’approdo in Senato sono stati resi noti i numeri aggregati della Legge di Stabilità nella sua versione definitiva (almeno nella forma presentata dal governo, in attesa di probabili modifiche nel corso dell’iter parlamentare). La manovra lorda sul 2014 include interventi per 12,4 miliardi a fronte di coperture per 9,7 miliardi. La manovra netta implica un aumento di 1 miliardo delle entrate e di 3,7 miliardi delle spese, da cui un saldo netto “espansivo” di 2,7 miliardi (circa lo 0,2% del PIL). La “novità” è rappresentata dal fatto che la manovra avrebbe viceversa un impatto restrittivo sugli anni successivi (3,5 mld nel 2015 e 7,3 mld nel 2016), peraltro anche in questo caso in coerenza con la discrepanza tra il quadro di finanza pubblica a legislazione vigente e programmatico indicati nella Nota di Aggiornamento al DEF.
Stati Uniti
L’employment report di settembre dà indicazioni miste, ma nel complesso modestamente positive e migliori di quelle che si leggerebbero dal singolo dato dei nonfarm payrolls di settembre. I nuovi occupati non agricoli a settembre sono 148 mila, le revisioni nette dei due mesi precedenti sono pari a +9 mila. La disaggregazione per settore a settembre mostra un aumento di 2mila nel manifatturiero; nelle costruzioni gli occupati crescono di 20 mila unità. Nei servizi privati gli occupati aumentano di 100mila, con incrementi diffusi a gran parte dei sotto-settori (in particolare, si rileva una variazione di +20 mila degli occupati temporanei). Di rilievo è il dato positivo del settore pubblico che crea 22 mila nuovi posti. Gli occupati rilevati dall’indagine presso le famiglie aumentano di 133 mila, la partecipazione aumenta di 73 mila unità e in % della popolazione rimane stabile a 63,2%, come ad agosto. Il tasso di disoccupazione cala ancora, e si porta a 7,2% da 7,3% di agosto, toccando il minimo da agosto 2008. I salari orari sono in crescita contenuta (+0,1% m/m, 2,1% a/a). I dati non sono stellari, ma visti insieme a quelli di agosto sono mediamente positivi. L’employment report di settembre sarà seguito da almeno un mese di dati viziati dalla crisi fiscale e probabilmente deboli in termini occupazionali; ci vorranno quindi almeno altri 2-3 mesi di informazioni per avere un quadro “pulito” del trend mercato del lavoro. Questo dà ovviamente supporto alla facile previsione di un FOMC fermo la prossima settimana e rende incerta la previsione per il FOMC di dicembre. In assenza di indicazioni di chiara accelerazione a novembre, il Comitato potrebbe scegliere di aspettare almeno fino a gennaio prima di cambiare la dimensione degli acquisti. La decisione sarà resa però difficile dal fatto che dicembre vedrà l’ultima conferenza stampa di Bernanke.
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