AXA IM : I mercati europei hanno chiuso il mese di giugno in ribasso a causa dei timori sulle possibili ripercussioni economiche dopo l’apertura di un nuovo fronte di guerra in Medio Oriente.
A cura di Gilles Guibout, Head of European Equities di AXA Investment Managers
Nuovi timori legati alle conseguenze economiche dell’intensificarsi delle tensioni in Medio Oriente hanno pesato in negativo sulla performance dei mercati europei a giugno. L’escalation del conflitto tra Israele e la Repubblica Islamica d’Iran ha fatto temere per un certo periodo la chiusura dello Stretto di Hormuz e l’interruzione delle forniture di petrolio. Le piazze europee hanno quindi chiuso il mese in ribasso, in contrasto con il rimbalzo dei mercati azionari statunitensi, sostenuti dall’impulso fiscale della “Big Beautiful Bill” – la legge di bilancio di Donald Trump – e dalla temporanea sospensione dei dazi. Da questa parte dell’Atlantico, nonostante il crescente rischio geopolitico e il coinvolgimento degli Stati Uniti nel conflitto, il calo dei mercati è rimasto contenuto. L’annuncio di un cessate il fuoco dopo dodici giorni di guerra e l’influenza dell’amministrazione statunitense hanno contribuito a evitare il contagio e a ristabilire una certa calma.
Tassi invariati
Sul fronte della politica monetaria, la Federal Reserve (Fed) ha mantenuto i tassi invariati, mentre la Banca centrale Europea (Bce) ha tagliato i tassi di riferimento di 25 punti base, come previsto. Infine, nel corso del mese si è tenuto il vertice della Nato, che ha confermato l’aumento dei bilanci per la difesa dei Paesi europei.
Riflettori puntati sulle semestrali
Nelle prossime settimane, la pubblicazione dei risultati semestrali offrirà l’opportunità di valutare l’impatto delle perturbazioni causate dall’incertezza politica e dalle forti fluttuazioni dei tassi di cambio. La conferma di un’attenuazione della guerra dei dazi potrebbe tuttavia alimentare un ulteriore rialzo dei mercati azionari nel breve periodo. Tuttavia, nel medio termine, l’incapacità di molti Paesi, in particolare gli Stati Uniti, di ridurre i propri deficit potrebbe esercitare ulteriori pressioni sui tassi di interesse a lungo termine e quindi sui multipli di valutazione delle azioni.
Per questo motivo, riteniamo che dovremmo continuare a mantenere un’esposizione equilibrata. Continuiamo a privilegiare le società che offrono una buona prevedibilità degli utili.
Fonte: InvestmentWorld.it
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