Da seguire: Area Euro: La Commissione pubblica le previsioni d’autunno per i paesi membri. Il rapporto potrebbe includere revisioni metodologiche per il calcolo dell’output gap e dei saldi strutturali di finanza pubblica e offrirà quindi…
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indicazioni di massima sullo sforzo residuale di correzione dei conti pubblici per i paesi membri.
Stati Uniti
L’ISM del settore non manifatturiero a ottobre è previsto quasi stabile a 54,1 da 54,4 di settembre. Il livello atteso è ancora in territorio ampiamente espansivo, ma nettamente inferiore rispetto al 58,6 di agosto. La previsione ha qualche rischio verso il basso per via della chiusura del Governo della prima metà di ottobre, tuttavia eventuali ricadute sul settore privato della crisi fiscale dovrebbero essere più concentrate sul manifatturiero, attraverso l’indebolimento dell’attività e dell’occupazione di imprese fornitrici della difesa. Lo spaccato dell’indagine a settembre era stato positivo: gli ordini dovrebbero correggere da 59,6, ma attività, occupazione e tempi di consegna dovrebbero continuare a indicare espansione relativamente solida dell’attività.
Ieri sui mercati
L’aspettativa per la riunione della BCE, resa più rilevante dai dati deboli di inflazione area euro, la serie di dati USA migliori di quanto temuto e informazioni positive dalla Cina hanno restaurato una moderata fiducia sui mercati. I mercati azionari hanno chiuso in modesto rialzo dappertutto. Le dichiarazioni accomodanti di J. Bullard (St Louis Fed) che ha detto che la Fed non ha fretta a ridurre il ritmo degli acquisti hanno in parte moderato quelle più aggressive di Fisher (Dallas Fed), che invece ritiene opportuno iniziare a ridurre gli acquisti il più presto possibile. I rendimenti sono calati modestamente su tutti i mercati: Bund 10 anni a 2% (-0,8 pb), T-note 10 anni a 2,5% (-1,7 pb), BTP a 4,11 (-0,7 pb). Sui mercati valutari, si è consolidata la correzione dell’euro, che è sceso temporaneamente sotto 1,3450 per la prima volta da settembre, per poi stabilizzarsi poco sotto 1,35.
Area Euro
Italia. Nel rapporto “Le prospettive per l’economia italiana”, l’Istat ha rivisto al ribasso, rispetto al precedente numero del 6 maggio, la stima sul PIL italiano nel 2013, a -1,8% da -1,4%. La previsione per il 2014 è stata invece mantenuta invariata a 0,7%. Le nostre stime sono in linea con quelle dell’Istat (e del governo) per l’anno in corso, mentre sono meno ottimistiche per l’anno prossimo (0,5% contro lo 0,7% dell’Istat e l’1,1% del governo). Condividiamo in ogni caso l’idea che la caduta dell’attività economica iniziata nel 3° trimestre 2011 possa essersi arrestata nel trimestre in corso. L’Istat ha anche rivisto al rialzo (di due decimi sul 2013 e di un decimo sul 2014) le stime sul tasso di disoccupazione (circa in linea con le nostre nel biennio). Secondo l’Istat, l’effetto sull’inflazione del recente rialzo dell’IVA (come peraltro già evidenziato dalla sorpresa al ribasso sul dato di ottobre) potrebbe risultare frenato dalla perdurante debolezza dei consumi.
La lettura finale del PMI manifatturiero area euro conferma la stima preliminare a 51,3 a ottobre, in aumento dal 51,1 di settembre. Più marcato di quanto inizialmente stimato l’aumento in Germania (a 51,7 da 51,5 della prima lettura e da 51,1 di settembre), più accentuata viceversa la caduta in Francia (a 49,1 da 49,4 della stima flash e da 49,8 del mese precedente; da notare che l’indice manifatturiero francese è in territorio recessivo da 20 mesi). La prima lettura del PMI manifatturiero per gli altri Paesi mostra un lieve calo in Italia (a 50,7 dal 50,8 del mese precedente) e un leggero miglioramento in Spagna (a 50,9 dal 50,7 di settembre; da notare in particolare l’accelerazione dei nuovi ordini a 54 da 52,2 precedente). Nel complesso, il dato non muta lo scenario di lenta ripresa per l’attività nel settore manifatturiero; tale ripresa resta di entità modesta (coerente con la nostra previsione di una crescita di uno-due decimi nella seconda metà del 2013).
I dati contenuti nel “Banking Structures Report” della BCE mostrano che gli attivi del settore bancario nell’eurozona ammontavano a fine 2012 a 29.500 miliardi di euro ovvero oltre tre volte il PIL. Rispetto al 2008, si registra un calo degli attivi del 12%, oltre che una flessione del 10% del numero di istituti di credito (da 2.909 a 2.645) e dell’8,7% del numero di filiali (da 187 mila a 171 mila unità); in parallelo è aumentato, da 145 a 158, il numero di abitanti per lavoratore bancario. Buona parte dell’aggiustamento è avvenuta nel corso del 2009. L’attività di fusione e acquisizione è diminuita ulteriormente nel 2012, soprattutto in termini di valore delle transazioni e con un focus di nuovo sulle operazioni domestiche. Il report include un approfondimento sulle differenze strutturali tra il sistema bancario dell’eurozona e quello statunitense. Nell’aggregato, il Tier 1 capital ratio mediano è risultato pari al 12,7% nel 2012 (in aumento dall’8% del 2008).
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