A sorpresa, la BCE ha tagliato il refi ed il tasso di rifinanziamento marginale di 25 punti base. La BCE ha inoltre esteso l’assegnazione piena sulle operazioni di rifinanziamento marginali, mensili e trimestrali fino al 7 luglio 2015. La BCE …
ha confermato la forward guidance e l’orientamento verso il basso sui tassi di policy. Pensiamo che la decisione di estendere l’assegnazione piena più che il taglio del refi avrà un effetto sui tassi di mercato monetario e sulle condizioni finanziarie nell’area euro, dal momento che rende poco probabile una stretta della politica monetaria prima dell’estate del 2015.
La BCE ha tagliato di 25 punti base il refi a 0,25% ed il tasso di rifinanziamento marginale a 0,75%. Il tasso sui depositi è invariato a 0,0%. La BCE inoltre ha esteso fino al 7 luglio 2015 l’assegnazione piena sulle aste di rifinanziamento principale e sulle aste di rifinanziamento a un mese e tre mesi. Le operazioni a un mese saranno regolate al tasso vigente sulle operazioni di rifinanziamento marginale nel mese, mentre quelle a tre mesi saranno regolate al tasso di rifinanziamento prevalente in media durante la vita dell’operazione. Molti avevano ipotizzato che la BCE potesse annunciare operazioni a tre mesi (o a più lungo termine) ad un tasso fisso e non più variabile in modo da imprimere una spinta verso il basso sui tassi di mercato monetario.
La BCE ha inoltre confermato la forward guidance e l’orientamento ribassista sui tassi ufficiali. Durante la conferenza stampa, Draghi ha specificato che tutti i Membri del Consiglio erano d’accordo sull’intervenire per modificare l’orientamento della politica monetaria, ma non tutti erano a favore di un taglio già a novembre. Altresì, la decisione di confermare la forward guidance è stata unanime.
La decisione di intervenire è motivata dalla sorpresa verso il basso sull’inflazione ad ottobre (a 0,7% da un precedente 1,1% mentre la media degli analisti si attendeva una lettura invariata) e dall’aspettativa che l’inflazione rimarrà bassa, significativamente al di sotto del 2%, per un periodo “prolungato” di tempo. La BCE qualificherà il periodo prolungato con le stime di dicembre. Ci aspettiamo che le nuove previsioni per il 2015 mostrino l’inflazione area euro all’1,3/1,4%. Non è escluso inoltre che la BCE riveda le stime per il 2014 al di sotto dell’1,3%. La BCE valuta che il rallentamento dell’inflazione sia diffuso a tutta l’area e interessi più categorie di spesa: servizi, alimentari, energia e beni industriali non energetici.
Si noti che Draghi ha chiaramente detto che il tasso di cambio non è stato un elemento di discussione questo mese, anche se ha ripetuto il mantra “ che rimane uno dei fattori di rischio di cui la BCE tiene conto nella valutazione dello scenario macro”. Tuttavia, i benefici maggiori della mossa di ieri potrebbero riguardare proprio la dinamica del cambio, che nel 2014 potrebbe essere accentuata dalle mosse di politica monetaria della Fed.
La BCE ha indicato che l’orientamento ribassista sui tassi si giustifica anche dopo le decisioni prese alla riunione di novembre e, nonostante le attese di inflazione di medio periodo, siano saldamente ancorate. L’obiettivo della BCE è difatti di un’inflazione al di sotto ma vicina al 2% e tale obiettivo è stato fissato tenendo conto del fatto che con un’inflazione vicina a zero il processo di convergenza all’interno della zona euro sarebbe stato più difficile e che l’efficacia della politica monetaria si riduce.
Gran parte degli analisti sono stati colti di sorpresa; la forte reazione del cambio e dei tassi dimostra che anche sui mercati prevaleva l’idea che la riunione di novembre sarebbe stata interlocutoria. Draghi ha inoltre argomentato che il taglio dei tassi non rappresenta una contraddizione rispetto all’indicazione, contenuta nella forward guidance di ottobre, di “tassi al valore corrente o più bassi per un periodo di tempo esteso”; peraltro, Draghi ha sottolineato come da allora lo scenario di inflazione sia cambiato, e sia stato la causa che ha suggerito l’opzione di tassi più bassi anziché invariati.
Draghi ha indicato che la BCE non ha finito le munizioni e che il refi potrebbe scendere ancora; non può nemmeno escludersi un taglio del tasso sui depositi. Draghi ha confermato l’apertura a nuove operazioni di rifinanziamento ma ha anche sottolineato che per il momento il calo dell’eccesso di riserve a 185 miliardi di euro non ha avuto ripercussioni sulle condizioni di mercato monetario e questo perché le condizioni di mercato sono divenute più normali. Draghi ha evidenziato che l’ultima indagine sul credito segnalava che il costo della raccolta e le difficoltà di accesso al mercato non rappresentavano più un fattore che incide sulla decisione di rendere più restrittive le condizioni al credito. Al momento quindi Draghi non vede l’urgenza di annunciare operazioni di rifinanziamento a più lungo termine, ha però indicato che il miglioramento della frammentazione del mercato interbancario sembra essere invariato negli ultimi mesi.
Pensiamo che, a meno di chiari segnali di ulteriore calo dell’inflazione o di arresto della “fragile” ripresa ciclica, i tassi ufficiali rimarranno fermi nei prossimi mesi. Sul fronte delle misure non convenzionali rimaniamo dell’idea che la BCE potrebbe annunciare nei prossimi mesi una data per un’altra operazione a più lungo termine, finalizzata a smussare il rientro della liquidità iniettata con le due aste triennali, ma di durata non superiore ai tre anni. Tuttavia, le attuali condizioni del mercato rendono l’annuncio non urgente.
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