ITALIA unicredit bond

Budget italiano criticato dalla Commissione Europea

La prima applicazione del controllo preventivo sui budget degli Stati membri si è conclusa senza bocciature definitive, ma l’Italia dovrà fare gli esami di riparazione. Ci sono spazi di manovra per il Governo, …

che però deve definire il programma di privatizzazioni e muoversi con decisione sulla spending review.
La Commissione Europea ha pubblicato oggi le sue opinioni sulle proposte di budget per il 2014 trasmesse il 15 ottobre dai Governi degli Stati membri1. Si tratta della prima volta che la nuova procedura di verifica preventiva trova applicazione. In questa circostanza, la Commissione Europea non ha adottato per nessun Paese la facoltà di richiedere la revisione del budget, prevista dal regolamento 473/2013 “in casi eccezionali” a fronte di “serie violazioni degli obblighi di politica di bilancio previsti dal Patto di Stabilità e Crescita”, e che avrebbe dovuto essere comunicata entro due settimane.
La maggiore sorpresa è costituita dalla parziale bocciatura della Legge di Stabilità italiana. La Commissione Europea, infatti, giudica che l’Italia “non stia facendo sufficienti progressi verso il rispetto del criterio sul debito” a causa di una correzione strutturale troppo scarsa nel 2014 (0,1% contro 0,66%) dopo quella adeguata del 2013 (0,55% contro 0,62%), e invita l’Italia ad implementare una correzione di almeno lo 0,5% del PIL anche il prossimo anno. Il problema del criterio del debito è connesso a previsioni macroeconomiche più negative rispetto a quelle del Governo, a una stima dei deflatori più bassa, e infine allo scorporo degli introiti delle dismissioni, ritenute “non sufficientemente dettagliate”; le valutazioni della Commissione, peraltro, sono simili alle nostre e non ci paiono troppo pessimistiche. A causa di ciò, viene negata l’applicabilità della investment clause, data invece per certa dal Governo nei mesi scorsi.
Inoltre, la Commissione invita l’Italia ad accelerare l’implementazione delle raccomandazioni fiscali strutturali, fronte sul quale rileva “progressi limitati”. In effetti, la caotica revisione dell’IMU del 2013 è andata in direzione del tutto opposta rispetto all’obiettivo di spostare il carico fiscale dal reddito al patrimonio. La Commissione critica anche l’aumento dell’IVA, a cui avrebbe preferito apparentemente una riduzione delle fasce di applicazione delle aliquote ridotte (4% e 10%), e nota indirettamente che la spending review non è stata ancora implementata e sarà affidata a un nuovo commissario speciale.
Il giudizio critico della Commissione Europea non implica un obbligo per il Governo italiano di procedere a una revisione della Legge di Stabilità. Il tema sarà però discusso dall’Eurogruppo, che potrebbe esercitare pressioni politiche dirette a modificare la manovra 2014. Inoltre, è previsto che il grado di recepimento degli “inviti” trasmessi dalla Commissione faccia parte della valutazione che conduce alla decisione se vi è stato o no un deficit eccessivo. Sarebbe perciò avventato ignorare del tutto gli avvisi.
Lo spazio di manovra disponibile per il Governo italiano è rappresentato nell’ordine dall’inclusione di benefici quantificabili della spending review già dal 2014, non considerati nella Legge di Stabilità, dalla migliore definizione delle eventuali dismissioni e, in subordine, dall’individuazione di misure correttive addizionali. Il piano delle privatizzazioni, ad esempio, potrebbe arrivare a giorni. Sarebbe sicuramente opportuno recuperare una maggiore focalizzazione sulle priorità della politica fiscale, che quest’anno ha continuato a inseguire emergenze, in parte create dalla stessa provvisorietà delle misure adottate strada facendo, senza evidenziare una strategia coerente di medio periodo.

 


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