Mentre il partito degli euroscettici continua a guadagnare consensi in mezza Europa, in Turchia l’opinione pubblica si dimostra largamente favorevole all’ingresso nell’Euro e le istituzioni sono impegnate a soddisfare i parametri imposti …
dall’Eurotower. La locomotiva turca, grazie ai suoi elevati consumi interni (+5,3%), è riuscita infatti a ripartire prima del previsto, con un PIL in aumento del 4,4%, rispetto al +2,9% del primo trimestre 2013, nonostante i dati del secondo semestre stiano leggermente sottostimando le previsioni di crescita rilevate a metà 2013, in linea con il crollo dei principali mercati di esportazione europei oltre che per lo scoppio di nuove rivolte nei Paesi del Medio Oriente, molti dei quali partner commerciali della Turchia. Il problema che da tempo affligge la Turchia è però l’inflazione, con la Banca Centrale di Ankara che ha dovuto più volte sacrificare la stabilità valutaria. Guardando proprio alla lira turca, il dato contro l’euro è assai eloquente. Da inizio anno infatti la divisa turca segna un deprezzamento di oltre 14 punti percentuali contro la divisa unica, uno scivolone che ha portato a nuovi massimi storici a quota 2,76.
Questa debolezza potrebbe innescare nuove pressioni inflattive, in un contesto storico di fatto caratterizzato da tassi di interessi elevati per contrastare la crescita dei prezzi. A settembre l’inflazione si è attestata al 7,9% su base annua, decisamente oltre il livello del 6,2% stimato dalla Banca Centrale per fine 2013 e lontano dal target del 5% ritenuto di equilibrio dall’istituto di Ankara.
Il rischio è quindi quello che la Banca Centrale potrebbe trovarsi costretta a rivedere la propria strategia di politica monetaria e anticipare una stretta sui tassi. Il tutto contornato da una crisi politica che stenta ad abbandonare anche il Governo di Ankara. Il quadro delineato appare piuttosto incerto e come sempre accade, ad elevati rischi corrispondono interessanti potenziali opportunità. Per chi volesse infatti puntare sugli alti tassi che contraddistinguono la valuta locale, RBS Plc mette a disposizione un’obbligazione in valuta, capace di regalare potenzialmente ritorni ben sopra la media di mercato.
Stiamo parlando della RBS Lira turca 9% ( Isin XS0609262471). Prima di entrare nel dettaglio, anche al fine di valutare attentamente i rischi, come già visto in precedenza, è opportuno dare uno sguardo al tasso di cambio Eur/Try, il fattore chiave che deve preoccupare l’investitore, nonostante la scadenza di breve termine prevista per il 21 aprile 2015.
Il cambio, rilevato a quota 2,7, attualmente staziona non lontano dai massimi storici e l’entità del deprezzamento subito dalla divisa di Ankara da inizio anno, deve essere un monito per l’investitore al fine di comprendere la rischiosità dell’investimento che deve adeguatamente essere bilanciato in un portafoglio sufficientemente diversificato, dove la quota destinata a valute high yield, visto il perdurare dell’alta volatilità che caratterizza le stesse, non dovrebbe essere sovrappesata.
Stando ai 102,8 try esposti in lettera all’ExtraMOT, in caso di mantenimento alla data finale delle condizioni correnti del mercato valutario, il ritorno al lordo degli oneri fiscali ammonterebbe al 6,874% su base annua. Si ricorda come il rendimento a scadenza e il valore di mercato lungo la durata residua siano direttamente proporzionali all’andamento del tasso di cambio Eur/Try, dal momento che in caso di un deprezzamento della valuta turca il rendimento subirà un progressivo calo e viceversa. Memori di quanto accaduto anche nel recente passato, è bene far presente che in caso di forti e prolungati deprezzamenti della divisa di Ankara, in uno scenario fortemente sfavorevole per l’investitore, in casi estremi potrebbe non essere assicurata a scadenza la protezione del valore nominale dell’investimento.
Fonte: RBS
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