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La Francia marcia verso i PIIGS

Da molti mesi il cammino dell’economia  francese e i suoi parametri fiscali si discostano vistosamente da quelli della Germania, con ritmo che nelle ultime settimane è divenuto crescente…..

Le prime stime del Pil del terzo trimestre parlano di un nuovo dato negativo. I dati usciti questa settimana hanno confermato una volta di più che parlare di Europa nella sua media ha sempre meno senso. Anche l’ultimo dato di produzione industriale relativo al mese di settembre, conferma un calo anno dello 0,9% e soprattutto sono risultati particolarmente deboli gli indici PMI, sia in relazione al comparto manifatturiero che ai servizi. Dopo un mese di ottobre quasi rassicurante infatti i numeri preliminari per novembre parlano di un PMI manifatturiero a 47,8 e di un PMI servizi di 48,8, anni luce distanti da quelli tedeschi (rispettivamente a 52,5 e a 54,5) e nettamente inferiori alla media Eurozona.

Fonte: Markit, PMI tedesco novembre

Fonte: Markit, PMI francese novembre

Dunque prosegue in Europa la tendenza all’affollamento nel club dei pigs, mentre va spopolandosi quello dei virtuosi, in cui per ora saldamente agganciata c’è solo la  Germania, visto che tutti gli altri manifestano problemi o di congiuntura economica o di mancato rispetto dei parametri fiscali.

Come ben si evidenzia anche nel grafico successivo, ponendo a zero il PIL del 2008 le evoluzioni positive o negative dei vari paesi vengono considerate trimestre per trimestre.

Mentre Spagna e Italia sono ben al di sotto della media UE e lontanissime dalla Germania, la stessa Francia risulta parecchio distante e ancora in terreno negativo.

 

Fonte: Eurostat, Financial Iceberg.

Oltre alle evidenze economiche, che come dicevamo vanno tra l’altro ampliandosi nell’evidenza delle ultime settimane, anche i parametri fiscali sono in netta divergenza. Per quanto riguarda il deficit/pil, in cui per inciso ricordiamo che il nostro paese è riuscito per ora a stabilizzarlo al 3%, alla Francia è stato concesso di sforare l’obiettivo per l’anno in corso con un numero che sarà probabilmente vicino al 4%. Una concessione tra l’altro che al nostro paese non è stata fatta con la motivazione che il nostro debito pubblico è già fin troppo elevato ed il mancato impegno a ridurre anche il deficit sarebbe un ulteriore volano per l’incremento del debito totale.

Ma proprio riferendoci allo stock di debito, anche la Francia, pur lontanissima dal nostro 133%, si sta incamminando su un sentiero di continuo rialzo, in perfetta antitesi con le proiezioni tedesche per gli anni a venire.

Come possiamo infatti riscontrare nel grafico sottostante la linea blu e quella rossa divergono con obiettivi rispettivamente che salgono a ridosso del 100% per la Francia e che invece si stabilizzano in area 80% per la linea rossa.

 

Fonte: FT, Eurostat, Commissione Europea

Come si vede dunque il sentiero del rapporto debito/pil che sino ad ora è stato il medesimo per i due paesi, è destinato a divergere in modo netto entro i prossimi due anni.

Le differenze che abbiamo riportato potrebbero offrire a nostro avviso un buon supporto ad un incremento del differenziale di rendimento tra Oat e Bund, attualmente vicino ai minimi degli ultimi anni con valori intorno a 45 punti base, come riscontrabile dal grafico sottostante.

 

Fonte: Bloomberg. Differenziale rendimento tra il decennale francese e quello tedesco

Nonostante la dicotomia sia già evidente ben nei numeri,  fino ad ora forti flussi di acquisto dei titoli francesi provenienti dall’Asia soprattutto sono riusciti a ridurre ulteriormente lo spread tra il titolo francese e quello tedesco. Evidentemente per gli investitori di quell’area il lieve miglior rendimento dei titoli parigini è sufficiente per renderne attraente l’acquisto, forse anche in mancanza di un particolare approfondimento tra le economie e i parametri fiscali in realtà esistenti ormai tra i due paesi.

Ci attendiamo dunque che la sempre maggiore divergenza tra Parigi e Berlino possa causare nelle prossime settimane un movimento in ampliamento dello spread di rendimento con primi obiettivi in area 60/65.

In tale ottica pertanto è  possibile vendere il future sul decennale Oat comprando contemporaneamente Bund tedeschi, approfittando dei livelli di spread tra 40 e 45.

In ottica prudente è possibile inoltre proteggere la posizione cautelandosi con uno stop loss appena sotto i 40 punti base di differenziale.

Fonte : JCI CAPITAL LIMITED Investments & Asset Management

 

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