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NS Partners: La Cina in portafoglio può favorire diversificazione e decorrelazione

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NS Partners : Negli ultimi mesi la Cina è tornata sotto i riflettori con un quadro che, pur attraversato da sfide evidenti, evidenzia anche elementi di resilienza e adattamento.

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Di Giacomo Calef, Country Head Italia NS Partners


Non è solo una questione di ritmo di crescita, ma di qualità della transizione in atto.

Sul fronte macroeconomico, l’Assemblea Nazionale del Popolo ha indicato per il 2026 un obiettivo di crescita del PIL “intorno al 5%”. È un livello più moderato rispetto al passato, ma ancora superiore a quello della maggior parte delle economie avanzate, che oscillano tra l’1% e il 2%. Il segnale è di stabilità e continuità: meno enfasi sull’espansione accelerata, più attenzione alla sostenibilità del percorso.

Sul fronte dei consumi, emergono segnali gradualmente più costruttivi. Incentivi mirati e politiche di supporto hanno sostenuto la domanda interna, mentre la stabilizzazione del mercato del lavoro contribuisce a rafforzare la fiducia delle famiglie. Il tasso di risparmio resta elevato, ma il riequilibrio verso una maggiore centralità dei consumi appare in corso, seppur con tempi fisiologicamente lunghi.

Dal punto di vista finanziario, Pechino prosegue nella diversificazione delle riserve, riducendo progressivamente l’esposizione ai Treasury statunitensi e incrementando le riserve auree. È una strategia coerente con l’obiettivo di rafforzare l’autonomia finanziaria, proteggersi dalla debolezza dell’immobiliare e ridurre la vulnerabilità esterna in un contesto geopolitico più complesso.

La competizione tecnologica con gli Stati Uniti rimane intensa ma dinamica. Washington conserva un vantaggio nei semiconduttori più avanzati; la Cina, dal canto suo, accelera nell’adozione su larga scala dell’intelligenza artificiale e nello sviluppo di ecosistemi industriali integrati, sostenuti da una solida base manifatturiera. Un elemento strutturale di forza è il controllo di risorse strategiche, in particolare delle terre rare e di altri minerali critici indispensabili per elettronica, batterie e transizione energetica. Questa leva, insieme a condizioni di approvvigionamento energetico favorevoli, rafforza la competitività industriale e offre margini di influenza nelle catene globali del valore.

In ottica di asset allocation, la Cina può quindi rappresentare un “mattoncino” di diversificazione reale. La sua traiettoria economica, il diverso ciclo politico-monetario e la composizione settoriale distinta rispetto ai mercati occidentali offrono una fonte di decorrelazione potenziale all’interno di portafogli globali. Proprio per la complessità del contesto normativo, settoriale e geopolitico, l’esposizione appare più coerente attraverso strategie attive piuttosto che passive.

Fonte: InvestmentWorld.it


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