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Oddo BHF AM : 2026: e adesso? La bolla scoppierà, o continuerà il mercato rialzista?

Oddo BHF AM : Il 2025 è stato forse troppo bello per essere vero?


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A cura di Laurent Denize, Global Co-CIO, ODDO BHF


Nonostante le tensioni geopolitiche, l’andamento erratico dei dazi e lo stile di governo conflittuale di Donald Trump, i mercati azionari globali si sono rivelati sorprendentemente solidi. Tra i principali beneficiari figurano i mercati emergenti, ma anche le obbligazioni corporate hanno registrato rendimenti significativi. Di conseguenza, azioni e obbligazioni statunitensi hanno attirato ingenti flussi di capitale, sebbene sotto la superficie della ripresa continuasse a crescere un diffuso scetticismo. L’impennata del prezzo dell’oro, in aumento di circa il 65% e per la prima volta oltre la soglia dei 4.000 USD nell’ottobre scorso, rappresenta un chiaro segnale della crescente domanda di copertura contro scenari di crisi. Parallelamente, il dollaro statunitense si è indebolito, suggerendo che gli investitori internazionali mettono sempre più in discussione la stabilità politica degli Stati Uniti e l’affidabilità delle loro istituzioni. In questo contesto, le alternative di investimento al di fuori degli USA continuano a suscitare interesse.

Stati Uniti: un contesto ancora favorevole per economia e mercati azionari

La domanda chiave per il 2026 è se il mercato rialzista potrà proseguire o se tre anni consecutivi di espansione delle valutazioni nel settore tecnologico finiranno per innescare un’inversione di tendenza. L’analisi del contesto statunitense restituisce segnali contrastanti. Il mercato del lavoro mostra evidenti segnali di raffreddamento: il tasso di disoccupazione è salito dal 4,2% di aprile al 4,6% di novembre e anche la creazione di nuovi posti di lavoro sta perdendo slancio. Al contempo, il rischio inflazionistico non è aumentato nonostante l’inasprimento dei dazi, inducendo i mercati a scontare diversi tagli dei tassi di interesse nel corso dell’anno.

Questo scenario, unito all’effetto espansivo sui redditi del cosiddetto One Big Beautiful Bill, dovrebbe continuare a sostenere sia l’economia sia i mercati azionari. I consumi rimangono complessivamente stabili ma resilienti, supportati dall’aumento dei valori patrimoniali e dalle attese di agevolazioni fiscali, soprattutto per le fasce di reddito più elevate.

Nonostante un rapporto P/E stimato a 12 mesi storicamente elevato per l’S&P 500, la crescita dei flussi di cassa disponibili e dei rendimenti sul capitale proprio non ha eguali nel panorama mondiale e giustifica in parte tali valutazioni. La polarizzazione concentrata su alcuni pesi massimi ha certamente messo sotto pressione alcune capitalizzazioni, ma se equiponderato, l’indice si mantiene complessivamente intorno alla sua media decennale.

Intelligenza artificiale: attenzione ai meccanismi di finanziamento circolare

Conviene continuare a puntare sull’IA? Nel breve termine, gli argomenti a favore restano numerose. A differenza delle precedenti bolle speculative, il sentiment di mercato appare oggi meno euforico e più prudente. Se nel 2025 i titoli tecnologici statunitensi hanno registrato un rialzo del 19%, alla vigilia dello scoppio della bolla dot-com nel 2000 i guadagni avevano raggiunto livelli a tre cifre.

Anche i fondamentali restano solidi: per il 2026 si prevede una crescita dei ricavi e degli utili intorno al 15%. Tuttavia, sta emergendo un elemento di rischio. Alcune grandi società tecnologiche finanziano sempre più spesso i propri ingenti investimenti attraverso strutture complesse. In determinati casi, meccanismi di finanziamento circolare tra fornitori e utilizzatori della capacità di calcolo legata all’IA finiscono per gonfiare artificialmente i ricavi. Quando le condizioni di mercato cambiano e diventa necessario rivedere i tassi di rendimento interni, tali modelli possono rivelarsi vulnerabili, con il rischio di pressioni negative sui prezzi azionari, anche in presenza di fondamentali operativi solidi.

A nostro avviso, l’interazione tra la dinamica dell’intelligenza artificiale e l’orientamento della politica monetaria resterà un fattore determinante per il mercato azionario statunitense nel corso dell’anno. Se l’entusiasmo per l’IA dovesse persistere e la Federal Reserve mantenesse un atteggiamento accomodante, il contesto resterebbe favorevole per i titoli tecnologici di qualità e a elevato potenziale di crescita. In caso di rafforzamento dell’attività economica, anche i settori ciclici e le small cap potrebbero beneficiarne, rendendo interessante un loro inserimento in portafoglio. Se, invece, si verificasse un irrigidimento inatteso della politica monetaria e lo scetticismo sull’IA dovesse diffondersi, i titoli difensivi, poco volatili, potrebbero tornare sotto i riflettori.

Europa: focus sul mercato domestico

In Europa l’attenzione si concentra prevalentemente sulle società che potrebbero trarre vantaggio da un rafforzamento della domanda interna. Un importante sostegno potrebbe arrivare dai piani di investimento tedeschi in difesa e infrastrutture, finanziati a debito e annunciati lo scorso anno, il cui impatto economico dovrebbe diventare progressivamente più visibile nel 2026.

Qualora l’attuazione di tali programmi dovesse rallentare e la crescita, già contenuta, indebolirsi ulteriormente, la BCE disporrebbe comunque di margini di intervento attraverso ulteriori tagli dei tassi. Per i settori maggiormente orientati all’export, penalizzati dal protezionismo statunitense e dall’intensificarsi della concorrenza cinese, permangono invece scarse prospettive di miglioramento. Di conseguenza, risultano più interessanti i comparti legati al mercato domestico, come utility e servizi finanziari. Anche i titoli della difesa continuano a offrire opportunità, anche alla luce di un posizionamento degli investitori ancora relativamente contenuto.

Sud-est asiatico, la regione del futuro

Il sud-est asiatico si conferma un’area imprescindibile per gli investitori globali: 69 delle 100 maggiori città mondiali si trovano in questa regione, che offre prospettive di crescita strutturalmente superiori a quelle europee grazie all’accesso a materie prime, forza lavoro e capitale a costi competitivi. In questo contesto, l’India e la Corea del Sud — quest’ultima finora rimasta in larga misura ai margini dell’euforia per l’IA — rappresentano interessanti opportunità di diversificazione rispetto ai tradizionali investimenti tecnologici.

Come posizionarsi

Nel comparto obbligazionario manteniamo una duration neutrale sia negli Stati Uniti sia in Europa. Nell’Europa core, la pausa nei tagli dei tassi, un’inflazione prossima all’obiettivo e una crescita debole supportano questo posizionamento. Negli USA, ciò è dovuto all’equilibrio tra un’inflazione più elevata e un rallentamento del mercato del lavoro. Tra i rischi da monitorare figurano gli elevati volumi di emissione, l’aumento del debito pubblico e la possibile inversione del carry trade sul Giappone.

Gli spread delle obbligazioni corporate restano compressi, ma i livelli di rendimento attuali continuano a offrire un carry interessante. Restiamo cauti sulle obbligazioni societarie in generale e in particolare su quelle high yield, il cui ampliamento degli spread non è sufficiente a compensare i rischi più elevati. Al fine di limitare i rischi (duration e credito), i titoli titoli IG e HY a breve scadenza restano pertanto la nostra scelta preferita.

Sul fronte valutario, le persistenti tensioni politiche negli Stati Uniti — incluse le recenti minacce di misure contro il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell — suggeriscono che il dollaro dovrebbe continuare a indebolirsi, a beneficio dell’euro e dell’oro come strumenti di copertura. Sebbene i Bitcoin si stiano progressivamente affermando come asset class, non rappresentano una protezione affidabile in tutte le fasi di mercato; inoltre, è opportuno prestare attenzione ai rischi legati a società come Strategy, che finanziano l’acquisto di Bitcoin prevalentemente attraverso il ricorso al debito. Ciononostante, continuiamo a ritenere che, nel lungo termine, le criptovalute potrebbero essere integrate negli investimenti, nell’ottica di una diversificazione rispetto alle valute tradizionali. Proprio come l’oro, una valuta digitale potrebbe diventare un’alternativa credibile. Ma per ora non siamo ancora a quel punto.

Conclusioni

Il 2026 si apre in sostanziale continuità con la chiusura del 2025: il boom tecnologico prosegue, ma i fattori di rischio restano presenti. Per cogliere il valore aggiunto delle società tecnologiche, le due aree da privilegiare rimangono gli Stati Uniti e il Sud-Est asiatico, con la Cina in testa.Gli investitori alla ricerca di diversificazione al di fuori degli Stati Uniti dovrebbero guardare a un’Europa in graduale ripresa e alle economie asiatiche a più elevato potenziale di crescita.

Quanto al tema della bolla, manteniamo per ora una posizione chiaramente costruttiva. Politiche monetarie e fiscali ancora accomodanti continuano a sostenere lo scenario di reflazione degli asset finanziari. In assenza di segnali inequivocabili di un’inversione di tendenza, riteniamo prematuro cedere alla tentazione di abbandonare troppo presto un trend che, seppur complesso, resta ancora favorevole.

Fonte: InvestmentWorld.it


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