Neiss Katharine PGIM Fixed Income

PGIM : la strategia di crescita europea duramente colpita dalla crisi energetica

PGIM : L’Europa figura tra le regioni più esposte all’attuale crisi energetica, a causa della sua forte dipendenza dalle forniture esterne.

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A cura di Katharine Neiss, chief European economist, Fixed Income di PGIM


Questa vulnerabilità giunge in un momento delicato per la strategia di crescita europea.

Si prevedeva che l’impulso di crescita nei prossimi anni sarebbe derivato dalla spesa per la difesa, dalle infrastrutture pubbliche e da una parziale spinta alla reindustrializzazione. Questi settori sono tra i più energivori dell’economia. Prezzi dell’energia più elevati e più volatili colpiscono quindi proprio le aree su cui i policymaker facevano affidamento per generare slancio.

Quindi, a differenza del periodo post-invasione della Russia in Ucraina, lo shock attuale rischia di farsi sentire sull’economia reale, con un’inflazione relativamente contenuta in confronto, che potrebbe comunque raggiungere valori intorno al 4-5% ma ben al di sotto dell’impennata registrata dopo il 2022.

I prezzi più elevati dell’energia agiscono come un classico shock di offerta, aumentando i costi per le famiglie e i produttori e, in ultima analisi, pesando sull’attività. I timori per la crescita domineranno quindi probabilmente la prossima fase dei prezzi di mercato, in particolare se persisteranno condizioni finanziarie più restrittive.

I policymaker della BCE hanno rivisto al ribasso la crescita del PIL per il 2026 di circa 0,3 punti percentuali, poiché i maggiori costi energetici e l’incertezza pesano sui consumi e sugli investimenti. L’Italia illustra queste dinamiche in modo più chiaro. La narrativa pre-conflitto in miglioramento, caratterizzata da una maggiore stabilità politica e da risultati fiscali più solidi, è ora sotto pressione. L’elevata esposizione dell’Italia alle importazioni di GNL, unita alla sua economia ad alta intensità energetica e fortemente orientata al settore manifatturiero, fa sì che una prolungata interruzione dell’approvvigionamento energetico sollevi questioni più profonde sul suo modello di crescita.

Al di là dell’Italia, la dimensione geopolitica non può essere ignorata. La Russia sta uscendo da questo conflitto economicamente rafforzata, beneficiando di elevati proventi energetici. La decisione dell’Europa di eliminare gradualmente le importazioni di GNL russo entro il 2027 si è scontrata con la prospettiva che la Russia possa semplicemente smettere di rifornire prima, vendendo altrove a prezzi più alti.

Ciò aumenta anche l’urgenza della spesa per la difesa. Sono stati presi degli impegni, ma solo una manciata di Paesi ne ha valutato appieno i costi. Spese più elevate per la difesa, insieme al sostegno sul fronte energia per famiglie e imprese, rischiano di spingere i bilanci nazionali ai loro limiti. Senza una risposta fiscale collettiva, sarà difficile conciliare queste pressioni.

Fonte: InvestmentWorld.it


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