Elmi Mohammed Federated Hermes

Federated Hermes: 5 Paesi e 5 traiettorie, partendo dalle commodity

Federated Hermes : Il Ghana, il maggiore esportatore di oro dell’Africa, è stato uno dei principali beneficiari dell’impennata dei prezzi mondiali dell’oro.

A cura di Mohammed Elmi e Jason DeVito, Senior Portfolio Manager di Federated Hermes


Ghana

Nel 2025, i proventi delle esportazioni di oro sono aumentati notevolmente raggiungendo i 20 miliardi di dollari Usa – quasi il doppio rispetto al 2024 – rendendo l’oro il motore principale delle entrate da esportazione. Questo slancio ha contribuito a far chiudere il Ghana il 2025 con un totale record di entrate da esportazioni pari a 31,1 miliardi di dollari, in aumento rispetto ai 19,1 miliardi del 2024, secondo i dati della Banca del Ghana. La Banca Mondiale ha recentemente rivisto al rialzo le previsioni di crescita del Ghana per il 2025 al 4,3% (dal 3,9%) e prevede un ulteriore miglioramento al 4,8% nel 2026. I maggiori proventi delle esportazioni derivanti dall’aumento del prezzo dell’oro hanno contribuito a rafforzare la valuta del Paese. Il cedi ghanese si è apprezzato di oltre il 20% nei primi otto mesi del 2025, dopo aver subito un deprezzamento del 19% nel 2024.

Tuttavia, sia la Banca Mondiale sia il FMI avvertono che la fragile fiducia degli investitori e le preoccupazioni relative alla trasparenza – in particolare riguardo a iniziative come il programma “Gold for Reserves” – rimangono rischi significativi. Ciononostante, il Ghana ha compiuto notevoli progressi dalla crisi economica del 2022: la crescita del PIL è risalita dal 2,9% del 2023 al 5,7% nel 2024, e l’inflazione si è moderata in modo sostanziale, passando da un picco del 54% alla fine del 2022 al 22,4% nel marzo 2025, grazie a un programma di stabilizzazione sostenuto dal FMI.

Zambia

Lo Zambia, il secondo produttore africano di rame, si trova in un momento cruciale. Il Paese sta uscendo da un periodo di siccità, sta implementando iniziative di ristrutturazione del debito e sta attuando riforme volte a stabilizzare le condizioni macroeconomiche. Il FMI prevede che la crescita del PIL reale acceleri nei prossimi anni, sostenuta da una ripresa del settore minerario, in particolare del rame, insieme a miglioramenti nell’agricoltura e alla continua espansione del settore dei servizi. Si prevede che la crescita raggiungerà una percentuale compresa tra il 6 e l’8% entro il 202717. Tuttavia, l’elevato debito pubblico, la vulnerabilità ai cambiamenti climatici e la forte dipendenza dal rame espongono l’economia a rischi persistenti. Dopo decenni di instabilità seguiti al crollo degli anni ’70, la produzione di rame ha mostrato segni di ripresa. Il settore rimane centrale nel quadro economico dello Zambia: contribuisce per circa il 14% al Pil, rappresenta il 70% dei proventi da esportazione e genera tra il 20 e il 25% delle entrate pubbliche. Nonostante le carenze di elettricità nel 2024, la produzione di rame in Zambia è cresciuta del 12% raggiungendo le 820.676 tonnellate.

Le condizioni di mercato favorevoli nel 2025 hanno ulteriormente accelerato la produzione, con un aumento del 17,8% su base annua nel primo semestre. Guardando al futuro, il governo intende portare la produzione annuale di rame a 3 milioni di tonnellate entro il 2031, sostenuta da ingenti investimenti pianificati.Nonostante ciò, lo Zambia rimane vulnerabile agli shock climatici. La grave siccità del 2024 ha colpito l’agricoltura e l’approvvigionamento elettrico, che dipende dall’energia idroelettrica. L’impatto è stato comunque meno grave di quanto inizialmente temuto e l’economia è ora in fase di ripresa.

Cile

Uno dei principali beneficiari dell’aumento dei prezzi del rame è il Cile, il più grande produttore mondiale di questo metallo. Il Paese rappresenta attualmente quasi il 25% della produzione globale, una quota che dovrebbe salire a circa il 27% nel prossimo decennio. L’industria del rame cilena è sostenuta dall’abbondanza geologica, da un solido quadro normativo e da un contesto economico stabile e aperto. Il rame rappresenta circa il 12% del Pil e circa il 57% delle esportazioni totali. Nel 2024, la produzione mineraria totale ha raggiunto circa 5,5 milioni di tonnellate, con circa il 70% prodotto da aziende private e il 30% dalla società statale Codelco.

Il profondo legame tra l’economia cilena e il rame si riflette ulteriormente nell’andamento del peso cileno. All’inizio di febbraio 2026, il peso si era apprezzato di circa il 12,6% su base annua, con un guadagno da inizio anno del 4,1%, seguendo da vicino l’aumento del 5,9% del rame nello stesso periodo. Prevediamo un ulteriore rialzo della valuta, dato che i prezzi del rame rimangono robusti, sostenuti dalle politiche filo-imprese e orientate alla crescita del presidente eletto Jose Antonio Kast.

Uzbekistan

L’Uzbekistan è stato uno dei principali beneficiari dell’impennata dei prezzi mondiali dell’oro. Il settore minerario rappresenta circa il 20% del Pil nazionale, con l’oro che riveste un ruolo centrale. Essendo uno dei primi quattro produttori mondiali di oro, e tra quelli con i costi sostenibili più bassi, il Paese ha tratto notevoli vantaggi dall’aumento dei prezzi. L’aumento dei ricavi derivanti dall’oro ha sostenuto i risultati di bilancio, stimolato i consumi e le esportazioni e portato la crescita del Pil a oltre il 7% nel 2025. Il rafforzamento del prezzo dell’oro ha inoltre contribuito a ridurre l’inflazione attraverso un apprezzamento della valuta nazionale.

L’impatto più significativo, tuttavia, si è avuto sulla posizione esterna dell’Uzbekistan. Poiché la maggior parte delle sue riserve internazionali è detenuta in oro, l’aumento del prezzo dell’oro – combinato con maggiori rimesse e investimenti diretti esteri (Ide) – ha incrementato le riserve di oltre 30 miliardi di dollari. Alla fine del 2025, le riserve internazionali avevano raggiunto i 66 miliardi di dollari, superando ampiamente i 50 miliardi di dollari di debito estero del Paese. Insieme al momentum di riforma in corso, questi sviluppi rafforzano la nostra visione costruttiva sull’Uzbekistan. Preferiamo esprimere questa visione attraverso le obbligazioni della società statale di estrazione dell’oro e di alcune banche selezionate.

Turchia

La Turchia detiene la sesta maggiore riserva aurea al mondo. Tuttavia, una vulnerabilità di lunga data deriva dal livello persistentemente basso delle riserve valutarie. Essendo un’economia non produttrice di dollari che importa molto più di quanto esporti, la Turchia deve affrontare pressioni sulla bilancia dei pagamenti e ricorrenti deficit delle partite correnti. Detenere una quota consistente delle riserve in oro è stato quindi strategicamente importante, e il forte aumento dei prezzi dell’oro ha generato un significativo effetto ricchezza per la posizione di riserva della Turchia.

L’impennata del valore dell’oro ha contribuito per metà all’aumento delle riserve valutarie lorde della Turchia dall’inizio del 2026. Le riserve valutarie lorde della Turchia sono salite a 215,5 miliardi di dollari Usa a gennaio. Di tale aumento, 16,2 miliardi di dollari Usa sono stati probabilmente dovuti al rialzo dei prezzi dell’oro.

Fonte: InvestmentWorld.it


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