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Il Punto: Riunione FOMC – politica monetaria

Riunione FOMC – Il punto di svolta della politica monetaria continua a essere spostato in avanti, pur con dissensi interni al FOMC…


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L’aggravarsi della crisi del debito europeo induce la Fed a spostare ancora in avanti il momento della svolta sui tassi. Nei discorsi recenti, quasi tutti gli esponenti del FOMC hanno minimizzato la stima dell’impatto della crisi sull’economia americana. Tuttavia, i rischi derivanti da un potenziale evento disastroso sul sistema finanziario mondiale, se pure con probabilità molto bassa, sono sufficienti a mantenere la Fed in stand-by e non segnalare l’avvio della strategia di uscita dalla politica monetaria straordinariamente espansiva in atto. Il primo passo della strategia di uscita sarebbe la modifica del riferimento al “periodo esteso”: difficilmente il comunicato verrà cambiato con indicazioni che segnalino una svolta sui tassi entro i prossimi sei mesi, nonostante il dissenso esplicito o il “disagio” di alcuni membri del Comitato. Hoenig sta ripetendo da diverse settimane che i tassi andrebbero alzati all’1% entro l’estate: a giugno quindi il suo dissenso potrebbe estendersi ai tassi oltre che al testo. Bullard potrebbe dissentire sul periodo esteso, dopo aver detto di recente che la Fed non dovrebbe modificare i propri tempi per la crisi europea, anche se, prima di alzare i tassi, dovrebbe ridurre l’ammontare di titoli: nell’attivo in portafoglio. A parte questa “frangia”, il resto del FOMC è coeso al centro e condivide la preoccupazione per le possibili ripercussioni negative della crisi europea. Da segnalare che Kohn ha rimandato la data del proprio ritiro a quando saranno confermate le nomine dei tre nuovi membri del Board proposti dall’Amministrazione. In un articolo del WSJ del 15 giugno, si segnala addirittura che la Fed sta “silenziosamente” valutando opzioni disponibili per allentare ulteriormente la politica monetaria in caso di deterioramento dei mercati e trasmissione della crisi europea. Secondo il WSJ, le alternative considerate dalla banca centrale sarebbero 1) il reinvestimento dei titoli rimborsati dal portafoglio della Fed (circa 200 miliardi di dollari entro fine 2011); 2) la riapertura dei programmi di acquisto titoli e 3) la modifica del linguaggio nel comunicato, con indicazioni anche più forti di quelle attuali riguardo al mantenimento di tassi a zero per molto tempo.

Anche se il punto di svolta e i segnali verbali di preparazione del mercato vengono dilazionati, proseguono i preparativi per l’operatività dell’uscita. La Fed ha annunciato il nuovo programma di depositi a termine e ha condotto la prima asta il 14 giugno, con l’offerta di 1 miliardo di dollari a 14 giorni. La domanda è stata per 6,14 miliardi di dollari: sono stati assegnati 1,15 miliardi a un tasso di 0,27% (2pb al di sopra della remunerazione delle riserve in eccesso delle banche presso la Fed). Altre due aste sono in programma entro fine luglio, con durata più estesa. Durante l’estate è probabile che la Fed conduca altre operazioni anche per ammontare maggiore. Da marzo in poi, in concomitanza con la riapertura del Supplementary Financing Program del Tesoro, che ha ridotto le riserve in eccesso per 200 miliardi di dollari, il differenziale fra fed funds effettivi e obiettivo si è chiuso portandosi all’interno di un range compreso fra 2 e 6pb, dopo avere oscillato intorno a 12pb nel periodo fra ottobre 2009 e febbraio 2010. Questa è un’indicazione di ritorno a tassi di mercato sotto il controllo della Fed, cruciale per l’efficacia della politica monetaria al momento della svolta.

Il FOMC potrebbe anche decidere di ritoccare il tasso di sconto. Ad aprile due Fed regionali avevano proposto un rialzo del tasso di sconto: è possibile che nel corso dell’estate venga deciso un nuovo rialzo per avere un corridoio più ampio al momento del rialzo dei tassi ufficiali, anche come compromesso fra gruppi con opinioni divergenti all’interno del FOMC, senza implicazioni di breve termine sulla politica monetaria effettiva. Un recente lavoro della San Francisco Fed segnala che in base al passato comportamento della Fed, i tassi potrebbero restare a zero almeno fino al 2012.

Il comunicato continuerà a indicare una previsione di ripresa moderata, soggetta ancora a rischi e fragilità. Il messaggio generale quindi dovrebbe essere di tempi ancora lunghi prima della svolta. Il centro del FOMC pensa che per ora non ci sia fretta, anche se alla periferia si alzano voci contrarie.


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