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Invesco : La Fed di Warsh inaugura una nuova stagione di politica monetaria

Invesco : La prima della nuova Fed a guida Kevin Warsh non ha generato sorprese per il mercato in quello che è stata la decisione sui tassi di riferimento, ma ha certamente creato un contesto di novità e di cambiamento.

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A cura di Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco


Il pacchetto di comunicazione che ha accompagnato la decisione di mantenere i Fed Funds invariati ha tenuto una tendenza restrittiva ed una maggiore volatilità sulla curva dei tassi è stata innescata dalla impostazione strategica di Warsh di ridurre il livello di comunicazione che la banca centrale porta al mercato.

La creazione di una serie di task force per facilitare l’innovazione tecnologica nei metodi di analisi su dinamiche economiche come inflazione ed output gap dovrebbe aiutare il mercato a spostare l’enfasi dalla “forward guidance”, storicamente non sempre lineare, verso un set di dati potenzialmente più precisi ed affidabili sui quali creare le proprie aspettative di politica monetaria.

Nel breve periodo, la perdita di indizi rispetto alle mosse future della Fed potrebbe creare volatilità sui tassi, ma nel medio o lungo periodo l’obiettivo di avere una serie di dati ancorati nella realtà economica, grazie a tecnologia e big-data, potrebbe essere un passaggio strutturale importante e benvenuto al mercato.

La riunione del FOMC ha aggiustato l’asticella per i movimenti futuri, le nuove proiezioni economiche pubblicate alzano il livello mediano nelle previsioni sui Fed Funds per il 2026 da 3.4% a 3.8% ed il livello mediano dell’inflazione PCE passa da 2.7% a 3.3%, nove dei diciotto “dots” nella dot-plot prevedono un rialzo dei tassi entro fine anno. Rispetto al suo predecessore, Warsh ha ridotto drasticamente la lunghezza del comunicato ufficiale e della conferenza stampa, ma il messaggio è stato recapitato in maniera chiara. Tutti i riferimenti ad un bilancio dei rischi che pone attenzione all’obiettivo di massima occupazione sono stati eliminati, l’ago della bilancia si è chiaramente posizionato sul rischio inflazione, la stabilità dei prezzi è oggi l’obiettivo primario.

I movimenti del mercato sono stati significativi, non solo nelle aspettative sui tassi di riferimento per cui le attese di un rialzo a settembre sono salite oltre il 90%, ma anche per il livello di volatilità che sembra instaurarsi sulla curva dei tassi. I tassi a due anni sono saliti di 10 punti base nel corso della settimana nonostante il forte calo del petrolio, mentre l’inclinazione della curva si è appiattita con lo spread tra tassi a 10 e 2 anni che è diminuito arrivando a soli 27 punti base.

La trattativa USA-Iran si conferma complessa e ancora volatile, ma in concreto il prezzo del Brent è sceso al di sotto degli $80 al barile e lo spread con il WTI si è ridotto rapidamente; il rischio di stagflazione può dunque essere ridotto negli scenari di mercato. Nonostante si siano ormai aperte delle divergenze sul fronte della politica monetaria in Europa ed Asia rispetto agli Stati Uniti, sul fronte della crescita economica il riassorbimento dello shock al sentiment economico sembra in grado di progredire. In settimana la pubblicazione dei dati flash sugli indici PMI darà un segnale importante sulla resilienza ed eventuale riaccelerazione dell’attività economica.

Fonte: InvestmentWorld.it


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