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J. Safra Sarasin: Perché gli heavy asset determineranno il prossimo decennio degli investimenti

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J. Safra Sarasin: Dopo decenni di delocalizzazione dettata dai costi, il capitale si sta orientando verso la produzione interna, la resilienza della catena di approvvigionamento e la sicurezza nazionale.

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A cura di Daniel Lurch, gestore del JSS Sustainable Equity – Strategic Materials di J. Safra Sarasin


Questo cambiamento ha subito un’accelerazione nel 2026, segnando una transizione dai modelli digitali a basso impiego di risorse alle industrie ad alta intensità di materiali. Conosciuta come “HALO” (Heavy Assets, Low Obsolescence), questa strategia privilegia le aziende dotate di vantaggi competitivi fisici indispensabili e di beni tangibili duraturi.

Il capitale si sta orientando verso le fondamenta tangibili dell’economia globale, quali le infrastrutture, i sistemi energetici e i minerali critici.

Le infrastrutture necessarie per la transizione energetica richiedono ingenti quantità di capitale fisico. A differenza dei rapidi cicli di ricambio tipici del settore elettronico, questi heavy asset hanno una durata di vita che si misura in decenni. Di conseguenza, i metalli incorporati in questi sistemi sono esposti a rischi minimi di obsolescenza tecnologica. Per gli investitori, il successo nell’attuale contesto richiede un approccio disciplinato, incentrato sulla catena del valore, nei confronti dei beni tangibili più critici a livello globale.

Definizione dell’ambito di applicazione dei materiali strategici

I materiali strategici sono metalli le cui catene di approvvigionamento sono vulnerabili, ma che rimangono essenziali per le moderne applicazioni industriali. Il regolamento dell’UE sulle materie prime critiche individua 34 sostanze di questo tipo, classificandone 17 come strategiche in ragione del loro ruolo nella transizione green. Questi materiali sono inoltre fondamentali per i settori della difesa, aerospaziale e dei sistemi digitali avanzati.

La domanda sta accelerando, ma i vincoli di offerta stanno definendo le opportunità disponibili.

  • Rame: pilastro dell’elettrificazione, la domanda di rame è ormai sempre più slegata dai tradizionali cicli del prodotto interno lordo (PIL).
  • Litio: nonostante le recenti fluttuazioni dei prezzi, il litio rimane il componente fondamentale per lo stoccaggio di energia ad alta densità.
  • Alluminio: questo metallo consente di alleggerire i veicoli ed è un componente chiave delle infrastrutture energetiche e delle reti elettriche.
  • Acciaio: in quanto spina dorsale della reindustrializzazione, l’acciaio è essenziale per le infrastrutture e il complesso industriale della difesa.
  • Terre rare: questi elementi sono fondamentali per i magneti permanenti nei motori elettrici e nella produzione di semiconduttori di precisione.

Deficit strutturali e fattori trainanti della domanda a lungo termine

La domanda di materiali strategici è trainata da tre tendenze globali che si sovrappongono e che determinano un andamento del consumo sostenuto.

In primo luogo, la transizione verso l’azzeramento delle emissioni nette rimane il fattore trainante più influente. I veicoli elettrici e i sistemi di energia rinnovabile richiedono un impiego di metalli significativamente maggiore rispetto ai loro predecessori alimentati da combustibili fossili. L’Agenzia internazionale per l’energia (AIE) prevede che la domanda di rame raffinato per l’energia pulita potrebbe raggiungere i 32 milioni di tonnellate entro il 2030.

In secondo luogo, l’ascesa dell’AI complica ulteriormente l’equazione della domanda. I data center hyperscale necessitano di reti elettriche robuste e ad alto contenuto di metalli per funzionare. Inoltre, la produzione di semiconduttori si basa su elementi di nicchia come il gallio e il germanio. Le recenti restrizioni alle esportazioni di questi materiali hanno introdotto un fattore di rischio geopolitico nelle catene di approvvigionamento tecnologiche.

Infine, la modernizzazione delle infrastrutture costituisce il terzo pilastro di questo piano di investimenti. In Europa e in Nord America sono in corso programmi pubblici su larga scala volti al rinnovamento delle reti elettriche e dei sistemi di trasporto ormai obsoleti. Questi progetti pluriennali richiedono ingenti quantità di acciaio e alluminio e sono sostenuti da quadri normativi industriali promossi dallo Stato e da fondi nazionali per le infrastrutture.

Anelasticità dell’offerta e barriere all’ingresso

Per l’investitore, i vincoli dal lato dell’offerta rappresentano un elemento fondamentale della tesi di investimento HALO. L’offerta di materiali strategici rimane ostinatamente anelastica a causa del calo del tenore dei minerali e dell’aumento dei costi di estrazione. Anche nei periodi di prezzi elevati, la produzione fisica non può essere aumentata rapidamente per soddisfare le esigenze del mercato.

La natura ad alta intensità di capitale del settore minerario crea barriere all’ingresso. I nuovi progetti richiedono spesso miliardi di dollari di spese in conto capitale (CapEx) iniziali e iter autorizzativi che durano oltre un decennio. Questo contesto conferisce ai produttori esistenti, che dispongono di riserve di alta qualità, un netto vantaggio competitivo. Sebbene le iniziative di riciclaggio siano in espansione, è improbabile che riescano a colmare il deficit di offerta primario prima del 2030.

Adottare una strategia di investimento basata sulla catena del valore

Per sfruttare appieno il potenziale della strategia HALO, gli investitori dovrebbero guardare oltre la semplice estrazione. Una strategia sofisticata bilancia l’esposizione al settore minerario a monte con la resilienza dei settori midstream e downstream. Mentre le società minerarie offrono un’esposizione diretta ai prezzi delle materie prime, le aziende del settore midstream, come i produttori di cavi, garantiscono margini più costanti. Queste società traggono vantaggio dal volume complessivo del flusso di materiali anziché dalla volatilità dei prezzi spot.

In questo contesto, la sostenibilità rappresenta uno strumento fondamentale per la gestione dei rischi. L’allineamento dei portafogli all’articolo 8 del Regolamento UE sulla divulgazione di informazioni in materia di sostenibilità nel settore dei servizi finanziari (SFDR) contribuisce a mitigare le controversie di natura ambientale e sociale. Considerato che le carenze in materia ESG costituiscono ormai le cause principali dei ritardi nei progetti e dei rischi legati agli stranded asset, un’integrazione rigorosa è essenziale per salvaguardare il valore industriale a lungo termine.

Un tema strutturale per il decennio

Le recenti tensioni geopolitiche hanno accelerato la transizione da un’economia basata sui combustibili fossili a una fondata sui materiali strategici. Essi offrono una combinazione unica di crescita strutturale, protezione dall’inflazione e utilità difensiva. La tensione persistente tra domanda in aumento e capacità limitata rappresenta un punto di ingresso interessante per gli investitori disciplinati.

I titoli del settore delle risorse naturali tendono spesso a registrare un rapido rimbalzo quando i cicli delle politiche assumono un orientamento favorevole, e le attuali valutazioni rimangono interessanti rispetto a quelle del settore tecnologico a elevata crescita. Un portafoglio gestito attivamente che integri l’intera catena del valore è ben posizionato per affrontare le fluttuazioni cicliche. Concentrandosi sulle basi concrete della transizione energetica e digitale, gli investitori possono assicurarsi un valore duraturo in un mondo sempre più dipendente dai materiali.

Fonte: InvestmentWorld.it

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