Invesco : Circa il 99% dei principi attivi farmaceutici (API) e dei loro precursori deriva da materie prime petrolchimiche.
A cura di Mike Kelley, Senior Credit Analyst di Invesco
L’India, che fornisce la metà dei farmaci generici prescritti negli Stati Uniti ed è uno dei principali fornitori mondiali, dipende dallo Stretto di Hormuz per circa il 40% delle proprie importazioni di petrolio greggio, utilizzato nel processo di produzione farmaceutica. Anche le materie prime chimiche impiegate in tale processo vengono spesso raccolte a Dubai e negli Emirati Arabi Uniti prima di essere spedite verso le destinazioni finali.
Vulnerabilità specifiche nelle catene di approvvigionamento farmaceutiche
Una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz rappresenta una minaccia specifica per il settore farmaceutico, poiché incide sui punti più vulnerabili dell’industria: le materie prime chimiche a monte (ovvero i componenti chimici di base per i principi attivi), le reti di fornitori rigorosamente qualificate e la logistica soggetta a vincoli temporali che gestisce il trasporto dei prodotti intermedi (composti parzialmente lavorati) e dei medicinali finiti. A differenza di altri settori, le sostituzioni nel settore farmaceutico sono limitate dai requisiti delle Buone Pratiche di Fabbricazione (standard normativi rigorosi che garantiscono che i farmaci siano prodotti in modo coerente e controllati in termini di qualità, sicurezza ed efficacia), dalle pratiche di registrazione, dai dati di stabilità (durata di conservazione dei farmaci) e dagli accordi di qualità (contratti che specificano chi è responsabile di garantire la qualità dei farmaci e la conformità normativa lungo tutta la catena di approvvigionamento). Questi vincoli trasformano ciò che in altri settori sarebbe un semplice problema di approvvigionamento in un rischio di interruzione della produzione dei farmaci. Tale fragilità è accentuata dalla concentrazione delle materie prime chiave (KSM) (sostanze chimiche di base utilizzate per la produzione dei principi attivi) e dei prodotti intermedi, nonché dalla complessità dei percorsi transfrontalieri necessari per collegare gli impianti chimici ai reattori per la produzione dei principi attivi e, in ultima analisi, agli stabilimenti di formulazione e ai distributori.
Lo Stretto di Hormuz: un importante punto di strozzatura
Hormuz è uno dei punti di strozzatura marittimi più critici al mondo, con alternative molto limitate in caso di interruzione del traffico. Tali interruzioni incidono rapidamente sulla disponibilità e sul costo dei derivati petrolchimici e dell’energia industriale utilizzata nei processi chimici. Anche quando la produzione prosegue, scenari di quasi chiusura costringono a deviare le rotte, aggiungendo tempi di transito significativi e un’incertezza che compromette la rigorosa programmazione della produzione e la pianificazione delle scorte nel settore farmaceutico. Ad esempio, il cambio di rotta intorno al Capo di Buona Speranza aggiunge circa 10–14 giorni alle principali rotte marittime tra Asia ed Europa, oltre a comportare forti aumenti dei premi assicurativi contro i rischi di guerra e dei supplementi di emergenza. Tali ritardi risultano particolarmente onerosi nel settore farmaceutico, dove tempi di transito più lunghi aumentano il fabbisogno di scorte, accrescono il rischio di non rispettare le finestre temporali dei lotti di produzione e costringono un maggior numero di spedizioni a ricorrere a costose modalità di trasporto urgente — costi che i fornitori di farmaci generici spesso non sono in grado di assorbire senza compromettere i propri margini.
Rischi di approvvigionamento a monte: materie prime chiave e prodotti intermedi
Le vulnerabilità più gravi emergono nei livelli a monte — materie prime chiave (KSM), solventi, reagenti e prodotti intermedi — poiché questi fattori di produzione hanno spesso solo uno o due fornitori approvati a livello globale e il cambio di fornitore è un processo lungo. L’esposizione maggiore riguarda le materie prime e le prime fasi di produzione, che sono più difficili da riorganizzare rispetto alla produzione di principi attivi (API) nelle fasi finali o alla produzione di forme farmaceutiche finite. Quando un’interruzione in un punto nevralgico limita la disponibilità delle sostanze chimiche o aumenta i costi di consegna (il prezzo di acquisto più tutti i costi necessari per il trasporto, l’assicurazione e la consegna del prodotto), il settore non è in grado di trovare facilmente alternative nel giro di poche settimane; deve infatti qualificare nuove fonti, convalidare i processi e aggiornare la documentazione normativa. Ciò trasforma un’interruzione logistica in un rischio di carenze e ordini in arretrato che si protrae per diversi trimestri.
Logistica farmaceutica: delicata e complessa
La distribuzione farmaceutica non consiste semplicemente nella spedizione di colli. Il trasporto di principi attivi (API) e prodotti intermedi è spesso soggetto a vincoli temporali per rispettare i programmi di produzione dei lotti e le finestre temporali previste per il rilascio in seguito al controllo di qualità. I prodotti finiti, compresi i prodotti biologici e i vaccini sensibili alla temperatura, richiedono percorsi convalidati e una gestione accurata. I viaggi più lunghi e i punti di trasbordo congestionati aumentano la probabilità di scostamenti di temperatura (conservazione o trasporto di un prodotto al di sopra o al di sotto dei limiti di temperatura specificati) e di scarti di prodotto, trasferendo un rischio maggiore sui sistemi di qualità a causa di deviazioni dai processi approvati, indagini e potenziali decisioni di richiamo. In queste condizioni, i costi logistici aumentano notevolmente, con tariffe di trasporto, premi assicurativi e sovrattasse più elevati che risultano dannosi per i produttori e i distributori di farmaci generici a basso margine.
Impatti economici e sulla catena di approvvigionamento
I produttori di farmaci generici operano spesso nell’ambito di contratti, gare d’appalto e strutture di rimborso in cui l’aggiornamento dei prezzi avviene con un certo ritardo. Di conseguenza, gli aumenti improvvisi dei costi dei fattori di produzione e dei trasporti incidono immediatamente sull’EBITDA, immobilizzando liquidità in scorte più consistenti e cicli di transito più lunghi3. Con l’inasprirsi delle condizioni di liquidità, le aziende con minore solidità finanziaria potrebbero ridurre la produzione dei prodotti meno redditizi, aggravando la carenza di farmaci essenziali di vecchia generazione. Il lavoro attualmente in corso nell’Unione Europea sulle vulnerabilità della catena di approvvigionamento dei farmaci essenziali ha evidenziato che la concentrazione della produzione, la dipendenza dall’approvvigionamento di principi attivi (API) provenienti da fuori regione e le difficoltà di sostenibilità economica sono i fattori principali che determinano il rischio di carenza — tutti aggravati da un’interruzione in un punto nevralgico4.
Esiti non lineari e rischi sistemici
Un altro fattore critico è la possibilità che si verifichino esiti non lineari una volta esaurite le scorte di sicurezza. Nelle prime fasi di un’interruzione, le catene di approvvigionamento possono far fronte alla situazione pagando tariffe di trasporto maggiorate, attingendo alle scorte e dando priorità ai prodotti di alto valore. Tuttavia, un’interruzione prolungata può innescare problemi futuri, tra cui la mancata produzione di lotti a causa della mancanza di prodotti intermedi, ritardi nei test di controllo qualità e limitazioni nel rifornimento a valle, con conseguenti carenze a livello regionale. In tali scenari, l’impatto diventa sia una questione di salute pubblica che di credito. Stiamo monitorando attentamente le aziende per individuare eventuali ritardi nelle loro catene di approvvigionamento, che costituiscono il primo segnale di potenziali problemi. Una volta che i ritardi iniziano a manifestarsi, ciò comporta probabilmente un aumento della pressione sul flusso di cassa aziendale, dovuto alla necessità di mantenere scorte più consistenti e, potenzialmente, di risarcire i partner della catena di approvvigionamento per eventuali ritardi nella produzione. Tali situazioni possono inoltre comportare una riduzione dei ricavi e un aumento delle spese; per le aziende con un elevato indebitamento, potrebbero verificarsi violazioni delle clausole restrittive previste dagli accordi bancari, con la conseguente necessità di modifiche contrattuali e, potenzialmente, un aumento dei costi di finanziamento.
Fonte: InvestmentWorld.it
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