Da seguire: Area euro: La lettura finale del PMI composito dell’eurozona di gennaio dovrebbe confermare la stima preliminare a 53,2 da 52,1 di dicembre. Anche i servizi dovrebbero confermare la prima lettura a 51,9, in miglioramento da 51 di dicembre.….
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La prima lettura del PMI servizi italiano dovrebbe mostrare un miglioramento a 48,5 dal 47,9 del mese precedente. Le vendite al dettaglio nell’eurozona potrebbero calare a dicembre di -1,1%, dopo il balzo di +1,4% m/m registrato a novembre. Il dato porterebbe le vendite a -0,1% t/t nel 4° trimestre dallo 0,4% t/t del 3°. L’andamento della fiducia dei consumatori a gennaio ha indicato un buon miglioramento del morale delle famiglie, che potrebbe preludere a un’accelerazione dei consumi a inizio 2014.
Stati Uniti
La stima ADP dei nuovi occupati non agricoli privati a gennaio è di 193mila dopo 238mila di dicembre.
L’ISM del settore non manifatturiero a gennaio è previsto in moderato aumento a 54 da 53 di dicembre. L’indice composito era sceso sui minimi da giugno, e al di sotto della media degli ultimi sei mesi (56). Le indicazioni dal Beige Book sono state generalmente positive per quanto riguarda l’attività nei servizi, riportando in diversi distretti crescita più rapida del commercio e dei servizi non finanziari; i servizi finanziari risultano in crescita poco variata. Lo spaccato dell’indagine di dicembre era misto, con un calo degli ordini a 49,4, da 56,4 di novembre. In parte l’attività nei servizi è stata frenata dal clima avverso di dicembre, con possibili effetti transitori sulle indagini.
Ieri sui mercati
I segnali di parziale stabilizzazione sui mercati emergenti e indicazioni incoraggianti dalla pubblicazione degli utili a Wall Street hanno concesso una tregua alla correzione sui mercati azionari. Negli Stati Uniti (S&P 500 +0,8%) e in Giappone questa mattina (Nikkei +1,23%) le quotazioni hanno recuperato almeno una parte di quanto perso nelle sedute precedenti. In Europa, l’Eurostoxx ha chiuso marginalmente in rosso (-0,05%), ma Italia, Spagna e Francia hanno registrato incrementi. L’intonazione generale rimane comunque estremamente cauta: il tema è ora la ricerca di conferme che lo scenario di crescita degli Stati Uniti è solido, e su questo fronte il focus sarà l’employment report di gennaio, in uscita venerdì. Sui dati USA rimane il rischio di volatilità legata al clima rigido del mese, con possibili ulteriori correzioni sui mercati. L’altro tema della settimana sono le riunioni di BCE e BoE domani, in attesa di vedere se la BCE reagirà alla nuova correzione dell’inflazione dell’area euro. Sui mercati obbligazionari, i rendimenti negli Stati Uniti hanno segnato rialzi significativi sul tratto lungo (+5,5 pb a 2,65%) e aumento dell’inclinazione della curva. Giornata priva di spunti rilevanti invece sul mercato dei titoli di Stato dell’area euro, sia core che periferici, con movimenti in termini di rendimento poco significativi. I tassi tedeschi sono stabili sui livelli di chiusura di lunedì, mentre sui BTP si registra un moderato irripidimento della curva dei rendimenti, con il due anni che scende di 3pb, portandosi in area 0,85%, mentre il decennale risulta in marginale aumento a 3,78%. Sostanzialmente invariato anche lo spread, che tratta a 213pb.
Area Euro
Italia: inflazione ai minimi dal 2009. Nel mese di gennaio, i prezzi al consumo sono saliti di due decimi (il doppio delle attese) – come a dicembre – secondo l’indice NIC, mentre sono calati del 2,1% m/m (dal +0,3% m/m di dicembre) in base all’indice armonizzato UE (per via dei saldi invernali su abbigliamento e calzature, di cui, come noto, l’indice NIC non tiene conto). L’inflazione annua è rimasta allo 0,7% sull’indice nazionale ed è scesa di un decimo allo 0,6% sull’armonizzato. In entrambi i casi si tratta di un minimo dal 2009. In sintesi, il dato conferma la tendenza assai moderata dell’inflazione, ma non segnala veri e propri rischi deflazionistici. Nel nostro scenario, il mese di gennaio potrebbe rappresentare il punto di minimo per l’inflazione, che in ogni caso rimarrà bassa (inferiore all’1%) sino alla prossima primavera.
Grecia. La Troika starebbe approntando un terzo piano di salvataggio per la Grecia il cui importo dovrebbe aggirarsi sui 20 miliardi di euro. In base alle informazioni attuali, parrebbe che il nuovo piano possa essere approvato il prossimo aprile. Nonostante i numerosi inviti dei partner internazionali, l’ulteriore avanzamento del programma di riduzione della spesa pubblica sta languendo da mesi ad Atene, perché la debole coalizione di Governo non sembra più in grado di introdurre nuove misure di austerità in un Paese dove la disoccupazione è arrivata al 28% e quella giovanile quasi al 60%. Il problema fondamentale rimane l’incapacità cronica del Paese di sostenere l’elevato debito pubblico (atteso al 176% del PIL per il 2013), questione che aveva suscitato già l’estate scorsa differenze di vedute tra FMI, favorevole a una riduzione del debito ai 2/3 del livello attuale, e Partner europei (capeggiati dalla Germania), decisamente contrari a questa ipotesi. L’ultima revisione ufficiale dello stato di avanzamento del programma risale a luglio scorso.
Stati Uniti
L’indagine sul credito presso i Senior Loan Officers condotta dalla Fed a gennaio dà indicazioni moderatamente positive per lo scenario economico. In generale le banche hanno allentato le condizioni su molti tipi di prestiti e riportano aumenti della domanda di credito negli ultimi 3 mesi. Le indicazioni delle banche sono coerenti con una moderata accelerazione della domanda finale nella prima parte del 2014.
Il Congressional Budget Office (CBO) ha pubblicato il Budget and Economic Outlook per il periodo 2014-24. Nello scenario, il CBO prevede un deficit a 514 mld di dollari (3% del PIL) nell’a.f. 2014, da 680 mld (4,1% del PIL) del 2013. Le previsioni macroeconomiche di breve termine sono positive: il PIL è previsto in crescita del 3,1% nel 2014, il tasso di disoccupazione dovrebbe essere al 6,7% a fine 2014 e al 6,3% a fine 2015. Il deficit è previsto in ulteriore calo nel 2015, a 478 mld (2,6% del PIL), ma dal 2016 in poi la tendenza dovrebbe tornare a invertirsi con successivi aumenti del disavanzo, sia in livello sia in percentuale del PIL, su tutto l’orizzonte previsivo. Il rapporto del CBO conferma che nel breve termine le pressioni per riformare la spesa e/o alzare le entrate saranno limitate, visto che nei prossimi 2 anni il deficit e il debito saranno su un sentiero favorevole. Pertanto è possibile che eventuali riforme strutturali dei conti federali siano rimandate ancora, a dopo le elezioni presidenziali del 2016.
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