La Bce mantiene il costo del denaro al minimo storico dello 0,25% ed invariato allo 0% il tasso sui depositi presso l’Eurotower; vengono così disattese le aspettative degli analisti, che contavano sull’annuncio di nuove misure di ….
Mario Draghi Presidente della Banca Centrale Europea
stimolo, tra cui oltre ad un possibile taglio del tasso di riferimento, venivano ipotizzati interventi per rivitalizzare il mercato delle cartolarizzazioni, uno “stop” alla sterilizzazione degli acquisti di titoli di stato condotti all’interno del Securities Market Programme, la formulazione di una forward guidance più precisa, il lancio di una nuova LTRO. Tuttavia tutti gli strumenti a disposizione, nelle parole di Draghi, verranno utilizzati “se necessario”. I dati macroeconomici di inizio 2014 confermano una ripresa moderata e la BCE rivede leggermente al rialzo le
prospettive di crescita economica per il triennio. Ma la crescita resta fragile e sottoposta a downside risks, con l’Eurozona che sperimenterà un periodo prolungato di bassa inflazione, anche se le aspettative di medio periodo rimangono ben ancorate. Pertanto il tasso di riferimento rimarrà ai livelli attuali od inferiori per “un periodo prolungato di tempo”.
Secondo il Beige Book della Fed, l’economia statunitense continua ad espandersi “ad un passo moderato/modesto” nella maggior parte dei distretti, ma il Pil relativo al IV trimestre del 2013, viene notevolmente ribassato (al 2,4% t/t annualizzato in seconda lettura, dal 3,2% anticipato), ed i dati macroeconomici di inizio 2014 denotano un certo raffreddamento del ritmo di espansione. Tuttavia la neopresidente Yellen imputa alle condizioni atmosferiche avverse tale fase di rallentamento e giudica l’economia statunitense sufficientemente solida da consentire la prosecuzione del tapering; la politica monetaria rimarrà comunque accomodante ed i tassi d’interesse prossimi allo 0% ancora a lungo, anche se dalle minute dell’ultima riunione della Fed è emersa una minoranza dei membri del board propensa a rialzare il costo del denaro già prima del 2015 rivedendo a breve l’attuale forward guidance.
Si rafforza la ripresa in Area Euro, con il Pil che, secondo le stime della Commissione Europea, nel 2014 dovrebbe avanzare dell’1,2%; tuttavia il recupero rimane fragile, sottoposto a downside risks (non ultime le implicazioni che un’escalation delle tensioni tra Russia ed Ucraina, potrebbe comportare al livello globale) e soprattutto diversificato; la persistente divergenza nei processi di aggiustamento fiscale e di competitività all’interno dei vari paesi dell’Unione ed i conseguenti differenziali di crescita degli Stati membri, una disoccupazione sui massimi (al 12% quella europea a gennaio) e un’inflazione in forte raffreddamento, non solo nei paesi della Periferia, risultano alcuni dei fattori che impattano sull’intensità della ripresa.
Istat delinea uno scenario di difficoltà per l’Italia, con un Pil che nel 2013 si contrae dell’1,9% e cresce di un modesto 0,1% t/t nel IV trimestre, un deficit che resta stabile alla soglia del 3% ed un debito pubblico balzato al 132,6% del Pil; disoccupazione ai massimi, dinamiche del credito ancora deboli, prezzi in caduta, ma anche condizioni di favore sui mercati finanziari (lo spread Btp10Y-Bund è tornato sotto i 180 pb.) delineano il contesto all’interno del quale il nuovo Esecutivo guidato da Renzi dovrà intervenire. Gli squilibri macroeconomici del Paese vengono definiti “eccessivi” dalla Commisione UE, in termini di elevato indebitamento e scarsa competitività, e dovranno necessariamente essere sanati con una serie di misure strutturali dal nuovo Governo, per poter invocare, di fronte all’Unione, flessibilità nella gestione dei propri conti e sbloccare investimenti “vitali” per il rilancio economico.
La riunione della Bce e le nuove stime su crescita e inflazione
La Bce mantiene il costo del denaro al minimo storico dello 0,25% ed invariato allo 0% il tasso sui depositi presso l’Eurotower, disattendendo le attese degli analisti, che contavano sull’annuncio di nuove misure di stimolo. I dati macroeconomici di inizio 2014 confermano una ripresa moderata e la BCE rivede leggermente al rialzo le prospettive di crescita economica per il triennio. Ma la ripresa resta fragile e sottoposta a downside risks, con l’Eurozona che sperimenterà un periodo prolungato di bassa inflazione, anche se le aspettative di medio periodo rimangono ben ancorate (il Cpi armonizzato è atteso all’1,7% a/a nell’ultimo trimestre del 2016, poco sotto il target della Bce). Pertanto la forward guidance viene confermata, con il tasso di riferimento che rimarrà ai livelli attuali od inferiori per “un periodo prolungato di tempo” e l’Autorità pronta “a considerare l’utilizzo di tutti gli strumenti a disposizione, se necessario”.
Secondo le stime dell’Autorità, prosegue con successo il processo di risanamento dei conti pubblici, con il deficit europeo atteso attestarsi al 3,2% del Pil nel 2013 ed al 2,7% nel 2014, mentre l’indebitamento, dopo il picco del 93,5% del Pil previsto nel 2014, dovrebbe ridursi nel 2015. Tuttavia Draghi richiama gli stati membri a proseguire sulla strada del consolidamento fiscale, appoggiando il monito della Commissione Europea verso quei paesi dell’Unione che presentano squilibri macroeconomici eccessivi.
Come da attese, la BoE conferma il costo del denaro al minimo dello 0,50% ed invariato il proprio piano di acquisto di asset a 375 Mld di sterline.
La Bank of Japan, mantiene stabili i tassi di interesse (allo 0,10%) ma raddoppia, di fatto, il programma di prestiti e facilitazioni al credito per favorire l’espansione economica del Giappone.
Cosa scontano i mercati sulle prossime mosse di Fed e Bce
In Area Euro, nell’ultimo mese, la curva dei tassi impliciti sull’Euribor 3M è rimasta sostanzialmente invariata sulle scadenze a medio-breve termine, in attesa delle mosse della Bce. Tra le varie misure che l’Autorità potrebbe intraprendere per scongiurare il rischio di un eccessivo raffreddamento dei prezzi e sostenere la ripresa figurano: interventi sul tasso di riferimento, una rivitalizzazione del mercato delle cartolarizzazioni, uno “stop” alla sterilizzazione degli acquisti di titoli di stato condotti all’interno del Securities Market Programme, la formulazione di una forward guidance più precisa, il lancio di una nuova LTRO. Dopo la conferenza stampa di Draghi, da cui non è emersa l’intenzione, per il momento, di intraprendere alcuna misura aggiuntiva, la curva dei tassi impliciti sull’Euribor si è rialzata su tutte le scadenze.
Rispetto ad un mese fa la curva dei tassi Libor Usa rimane praticamente invariata, a riprova di come i mercati non scontino alcuna incertezza sulla prosecuzione del tapering da parte della Fed, che comunque continuerà con una politica monetaria dalla stance accomodante.
USA e Area Euro
Le Winter Forecast dell’UE delineano un rafforzamento della ripresa, con il Pil che in Area Euro è atteso espandersi dell’1,2% nel 2014 e dell’1,8% nel 2015. La Germania si conferma locomotiva, ed il continuo miglioramento dell’indice Ifo tedesco, prefigura una prosecuzione del ciclo.
Le condizioni per una politica fiscale leggermente più neutrale, sembrano ormai manifestarsi, nonostante sforzi aggiuntivi siano ancora necessari per alcuni stati membri; lo screening del sistema bancario condotto dalla Bce fornisce un’opportunità di consolidamento per i bilanci bancari, funzionale a superare la frammentazione dei mercati finanziari; le riforme strutturali adottate dai singoli paesi iniziano a dare i primi risultati sul fronte dell’economia reale.
Ma il recupero resta fragile e permangono downside-risks; la persistente divergenza nei processi di aggiustamento all’interno dei vari Stati dell’Unione ed i conseguenti differenziali di crescita dei paesi membri, una disoccupazione sui massimi (ancora al 12% a gennaio), squilibri nei conti pubblici nazionali ed un’inflazione in forte raffreddamento, non solo nella “Periferia” (a febbraio, il Cpi europeo scende allo 0,8% e quello tedesco all’1,2% a/a), rendono incerta la ripresa. Inoltre preoccupa l’escalation delle tensioni tra Russia ed Ucraina e la possibile deriva verso un conflitto mondiale.
L’economia cresce ad un ritmo “modesto/moderato“ nella maggior parte dei distretti, ma il Pil nel IV trimestre del 2014, in II lettura, viene decisamente rivisto al ribasso (dal 3,2% al 2,4% t/t annualizzato). Negativi inoltre a gennaio, in termini congiunturali, sia la produzione (-0,3%), sia gli ordini di fabbrica (-1,5%), sia le vendite al dettaglio (-0,4%), mentre il numero dei nuovi occupati rilevati mensilmente nei settori privati, rimane ancora lontano dalle oltre 200 mila unità necessarie per risanare le tensioni sul mercato del lavoro; i leading indicators di febbraio risultano contrastati e il Cpi si attesta all’1,6% a/a a gennaio.
Le pressioni sul mantenimento di una politica ultra-accomodante da parte della Fed, restano così rilevanti, anche se la neopresidente Yellen imputa alle condizioni atmosferiche sfavorevoli il raffreddamento delineato dai recenti dati macroeconomici, giudicando l’economia statunitense sufficientemente solida da consentire la prosecuzione del tapering; cionondimeno i tassi d’interesse rimarranno ancora a lungo prossimi allo 0%, anche se dalle minute dell’ultima riunione della Fed è emersa una minoranza dei membri del board propensa a rialzare il costo del denaro già prima del 2015 rivedendo a breve l’attuale forward guidance.
Italia
I dati Istat confermano la difficile situazione in cui versa il Paese: nel 2013, il Prodotto Interno Lordo subisce una contrazione dell’1,9%, tornando a scendere, in volume, leggermente sotto i livelli del 2000; il deficit pubblico si attesta al 3% del Pil (valore che consente comunque all’Italia di non incorrere in sanzioni per disavanzo eccessivo) ed il debito pubblico balza al record del 132,6%. La disoccupazione a gennaio tocca i massimi del 12,9%, mentre un’inflazione scesa allo 0,5% a/a a febbraio e dinamiche del credito ancora deboli rendono plausibile il rischio di una deflazione. L’andamento incerto dei leading indicators di febbraio (in calo il PMI manifatturiero e la fiducia dei consumatori, in progresso la fiducia delle imprese) dimostrano come il sentiero del recupero sia estremamente debole; anche la produzione wda, a dicembre, torna a contrarsi (-0,7% a/a).
Bruxelles definisce eccessivi gli squilibri macroeconomici italiani in termini di elevato indebitamento e bassa competitività economica, chiedendo al nuovo Governo Renzi riforme specifiche per risolvere la situazione; se l’Esecutivo vorrà ottenere flessibilità nella prevista riduzione del debito, sbloccando fondi per gli investimenti, dovrà prima introdurre una serie di misure strutturali (lavoro, infrastrutture, PA, giustizia, legge elettorale alcuni dei temi caldi).
Complice la rinnovata attrattiva per gli investitori dei bond dei paesi periferici, lo spread Btp10Y-Bund torna sotto i 180 pb. (ai minimi dal 2011), consentendo al Governo di intraprendere le proprie misure in un contesto “relativamente disteso” per i mercati finanziari.
Fonte: MPS
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