Il DEF 2014 evita lo scontro frontale con le Autorità europee, contenendo gli scostamenti dagli obiettivi fiscali e puntando molto sugli effetti delle riforme. Una ripresa più robusta e il successo della spending review saranno cruciali per il conseguimento degli obiettivi di medio termine…..
– Il Documento di Economia e Finanza (DEF) approvato martedì 8 aprile dal Governo italiano è disegnato in modo da evitare lo scontro frontale con la Commissione Europea. Infatti, il programma propone un quadro caratterizzato da un miglioramento strutturale sia nel 2014 (da -0,8 a -0,6% del PIL) sia nel 2015 (a -0,1%), e conferma la volontà di imprimere un’accelerazione al processo di riforme strutturali. Il deficit programmatico 2014 sale da -2,5 a -2,6%, valore quest’ultimo in linea con le stime a legislazione invariata della Commissione Europea. Tuttavia, qualche attrito non mancherà: il miglioramento strutturale è modesto, considerando l’alto livello di debito, e il pareggio è conseguito in pieno soltanto nel 2016. Il saldo primario tornerebbe ad aumentare quest’anno dal 2,2 al 2,6% del PIL, tendenza che sarebbe rafforzata durante i successivi anni di ripresa. In calo la spesa per interessi, in quanto l’aumento del debito è più che compensato dal crollo dei costi di rifinanziamento.
– Le ipotesi di contorno sono abbastanza caute. Il Governo prevede una crescita del PIL in accelerazione in termini reali e nominali, più elevata rispetto alle nostre stime di 0,2-0,3 punti percentuali. Riguardo al 2014, tuttavia, il divario dipende in parte dal fatto che la nostra proiezione (0,5%) non include gli effetti della manovra integrativa e delle riforme, che invece il Governo ha computato. Tuttavia, la nostra prossima revisione sarà probabilmente marginale, in quanto non ci aspettiamo nel breve periodo effetti significativi sul PIL dalle riforme realizzate e annunciate. Comunque, lo scarto è modesto e implica che la nostra stima del saldo primario sia peggiore soltanto di 1-2 decimi, ceteris paribus. Pubblicheremo un’analisi più approfondita la prossima settimana.
– Per quanto riguarda la manovra fiscale, sono state sostanzialmente confermate le anticipazioni riguardo alle coperture dei tagli di imposta annunciati a marzo, che al momento hanno natura prevalentemente transitoria. La copertura dei tagli IRPEF, stimati in 6,7 miliardi nel 2014 e in 10 miliardi a regime, verrà inizialmente da tagli di spesa per 4,5 miliardi, dal maggior gettito IVA derivante da ulteriori rimborsi di debiti arretrati (per questi si prevede uno stanziamento aggiuntivo di 13 miliardi) e dalla maggiore sorpresa della manovra, cioè l’aumento dell’imposta sostitutiva sulle plusvalenze realizzate dalle banche con la rivalutazione delle quote in Banca d’Italia. C’è la possibilità che la coperta non sia abbastanza ampia, anche se la spesa per interessi potrebbe offrire ancora qualche margine. Per inciso, già nelle proiezioni programmatiche, il saldo di cassa del settore statale risulta molto più elevato rispetto a quanto annunciato nel settembre 2013: circa 76 miliardi.
– I tagli strutturali di spesa saranno cruciali per la stabilizzazione delle coperture, il conseguimento degli obiettivi 2015-16 e il rispetto dei vincoli sulla dinamica della spesa: si attendono risparmi per 17 miliardi nel 2015 e per 31 miliardi nel 2016. Se nel prossimo biennio sarà la dimensione dei tagli a rappresentare una sfida ardua, nel 2014, servirà molta energia per ricavare quanto previsto negli otto mesi e poco più che mancano alla fine dell’esercizio. Le anticipazioni parlano di riduzioni dei trasferimenti alle imprese, di interventi sulle spese sanitarie che eccedono significativamente i costi standard e una serie di misure più di effetto che di sostanza, come i limiti alle retribuzioni dei dirigenti pubblici. Nel complesso, il mix redistributivo delle misure sembra favorevole a una maggior crescita.
– Le stime sugli importi annui derivanti dalle privatizzazioni salgono allo 0,7% del PIL nel periodo 2014-17, contro lo 0,5% previsto dalla nota di aggiornamento al DEF del 2013. Il rilancio del programma, necessario al rispetto del criterio di riduzione del debito, non basta a imprimere una immediata svolta al debito. In effetti, come era da tempo evidente, il calo del rapporto debito/PIL è rinviato al 2015: nel 2014 si prevede ora un aumento da 132,6 a 134,9%. Perché possa essere ridotto in misura rilevante, servirà un lungo periodo di espansione economica, bassi tassi di interesse e saldi primari elevati.
Comunicazioni importanti
La presente pubblicazione è stata redatta da Intesa Sanpaolo S.p.A. Le informazioni qui contenute sono state ricavate da fonti ritenute da Intesa Sanpaolo S.p.A. affidabili, ma non sono necessariamente complete, e l’accuratezza delle stesse non può essere in alcun modo garantita. La presente pubblicazione viene a Voi fornita per meri fini di informazione ed illustrazione, ed a titolo meramente indicativo, non costituendo pertanto la stessa in alcun modo una proposta di conclusione di contratto o una sollecitazione all’acquisto o alla vendita di qualsiasi strumento finanziario. Il documento può essere riprodotto in tutto o in parte solo citando il nome Intesa Sanpaolo S.p.A.
La presente pubblicazione non si propone di sostituire il giudizio personale dei soggetti ai quali si rivolge. Intesa Sanpaolo S.p.A. E le rispettive controllate e/o qualsiasi altro soggetto ad esse collegato hanno la facoltà di agire in base a/ovvero di servirsi di qualsiasi materiale sopra esposto e/o di qualsiasi informazione a cui tale materiale si ispira prima che lo stesso venga pubblicato e messo a disposizione della clientela. Intesa Sanpaolo S.p.A. e le rispettive controllate e/o qualsiasi altro soggetto ad esse collegato possono occasionalmente assumere posizioni lunghe o corte nei summenzionati prodotti finanziari.
Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it



