Il paper congiunto ECB-BOE sullo stato del mercato della ‘cartolarizzazione’ in Europa, presentato durante la riunione primaverile dell’IMF, è stato abbastanza deludente …
(link: http://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/ecb-boe_impaired_eu_securitisation_marketen.pdf) e sostanzialmente avaro di dettagli su come rilanciare un mercato attualmente troppo piccolo per sostenere eventualmente un ‘QE Europeo’. Ciò nonostante alcuni interventi dei policy-makers europei a margine dei lavori sono stati interessanti. Coeure ha dato indicazioni più precise sulle misure ‘non convenzionali’ che l’ECB potrebbe attuare per sostenere l’inflazione che rischia di restare troppo vicina e troppo a lungo a una pericolosissimo stato deflattivo. Sarebbero acquisti con duration medio-lunga (oltre i 5 anni) che cercherebbero selettivamente di tenere bassi i tassi di riferimento per il settore privato, in genere differenti in diverse regioni europee. Semplici acquisti di titoli governativi non raggiungerebbero quindi lo scopo desiderato. (link: http://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2014/html/sp140413.en.html).
Inoltre Draghi ha raggiunto livelli ancora più espliciti nell’indicare la forza dell’euro come causa significativa del pericolo deflattivo. Se il rafforzamento dovesse continuare la necessità di una politica ancora più accomodante diventerebbe più pressante. Dal momento che il Quantitative Easing sembra non essere facilmente implementabile nel brevissimo periodo (sembrerebbe saggio aspettare l’Asset Quality Review del sistema bancario e i cambiamenti regolamentari atti a favorire lo sviluppo di un più ampio mercato di ABS), la scelta più immediata ricadrebbe sulla discesa in negativo del tasso di sconto, ora a 0.00%.
A questo punto i dati economici assumono ancora più rilevanza. Il dato CPI di Aprile, che verrà comunicato verso fine mese, potrebbe essere determinante per innescare le azioni di una banca centrale che pare nuovamente pronta all’azione. D’altro canto il cambiamento percepito di una Yellen-Fed più centrista rispetto alla Bernanke-Fed sembra essersi un po’ annacquato dopo la pubblicazione delle minute dell’ultimo FOMC. In realtà anche qui siamo più che mai dipendenti dai dati. L’ultimo rapporto sull’occupazione è stato discreto ma con le componenti di pressione salariale troppo deboli per allarmare la Fed. Oggi però sono usciti degli ottimi dati sulle vendite al dettaglio e se nelle prossime settimane verrà confermato che il rallentamento di inizio anno è stato causato principalmente dal maltempo, i tassi US torneranno a salire mettendo nuovamente a nudo la divergenza tra le politiche monetarie tendenziali di ECB e Fed.
Intanto le borse continuano il loro momento difficile che forse preoccupa di più proprio perché non ha una causa facilmente identificabile (ma molte frequentemente citate). Siamo meno negativi di settimana scorsa dal momento che l’ampiezza stessa delle correzione, ormai simile a quella di fine gennaio, potrebbe determinare una ripresa del trend ascendente. Dovessimo ancora scendere bisogna fare attenzione ai livelli chiave sull’S&P 500: intorno a 1800 (trendline degli ultimi 15 mesi) e, soprattutto, la media mobile a 200 giorni (ora a 1766) che per molti mesi non abbiamo neanche avvicinato.
Dati macro. US: dopo le ottime vendite al dettaglio oggi, CPI, indice di attività Empire State e indice immobiliare NAHB (martedì), permessi abitativi e produzione industriale (mercoledì), indice Philly Fed (giovedì). EuroZona: indice Zew tedesco (martedì), bilancia commerciale italiana e spagnola (mercoledì). Altro: CPI inglese (martedì), CPI neozelandese, produzione industriale, vendite al dettaglio, investimenti fissi e crescita GDP cinese, occupazione inglese, produzione industriale giapponese (mercoledì), CPI canadese (giovedì).
Trimestrali. Dopo una partenza con alti e bassi – i brutti numeri di JP Morgan venerdì hanno fatto accelerare la correzione ribassista mentre quelli migliori delle attese di Citibank l’anno fermata oggi – entriamo nel vivo con la tecnologia che si aggiunge alla finanza. Riportano solo il 10% dei nomi dell’S&P 500 ma nomi importanti che rappresentano il 20% della capitalizzazione complessiva: Intel e Yahoo (martedì), Google e Bank of America (mercoledì), Goldman Sachs e Morgan Stanley (giovedì).
Banche centrali. Settimana davvero prefestiva. Da segnalare solo le minute dell’ultimo MPC australiano (martedì) e le riunioni in Canada (1.00%, mercoledì) e Cile (4.00%, giovedì) che dovrebbero lasciare i tassi invariati.
Fonte : JCI CAPITAL LIMITED Investments & Asset Management
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