Come avevamo delineato nell’ultimo editoriale di stampo macroeconomico “Il quadro macro” del 14 febbraio scorso, il 2014 si sta confermando l’anno della ripresa globale. ……
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a cura di Francesco Palladino, analista quantitativo MoneyFarm
Secondo le ultime stime dell’Fondo Monetario Internazionale, la crescita globale si dovrebbe attestare al 3.6% per il corrente anno. La notizia migliore dovrebbe essere il ritorno alla crescita dell’Eurozona con un incremento del PIL dell’1.2% dopo due anni di recessione.
Fino a qualche mese fa, nelle tre macro-aree dei paesi sviluppati (US, Europa e Giappone) la ripresa era maggiormente evidente negli Stati Uniti, ma gli ultimi dati stanno confermando l’arrivo della ripresa in Europa; sarà invece un anno delicato per l’economia giapponese, in attesa dell’attuazione delle riforme strutturali previste nelle politiche economiche del primo ministro Shinzo Abe.
Nonostante un rallentamento nelle attività nei primi mesi dell’anno dovuto ad un inverno estremamente duro, negli Stati Uniti è cresciuta la fiducia di consumatori e imprese, con incrementi nei consumi, nella produzione industriale e creazione di nuovi posti di lavoro. Confortata da questi dati positivi, la Federal Reserve sta continuando il programma di riduzione (‘tapering’) dello stimolo monetario allestito in risposta alla crisi finanziaria del 2008. La situazione più controversa si registra sul mercato del lavoro come avremo modo di approfondire nel seguito.
L’area Euro è uscita da una lunga fase di contrazione nel secondo trimestre del 2013, trascinata dall’economia tedesca e da segnali di miglioramento nelle aree periferiche. La notizia migliore per i paesi periferici europei (che devono sopportare il fardello di un debito pubblico elevato) è che i tassi di interesse sulle obbligazioni governative stanno registrando minimi storici facendo sì che gli stati si possano finanziare a costi estremamente favorevoli. In questo contesto, Irlanda e Portogallo hanno annunciato l’uscita dal piano di salvataggio finanziario concordato circa 3 anni fa con la troika (Bce, UE e FMI) e la Grecia è tornata sui mercati dei capitali con l’emissione da parte della Pireaus Bank (la principale banca greca) di un obbligazione a tre anni.
Le principali criticità in Eurozona rimangono il basso livello di inflazione (che sembra però aver interrotto la sua insidiosa discesa verso lo 0) e la disoccupazione, soprattutto quella giovanile.
Infine ulteriori rischi potrebbero derivare da un eventuale inasprimento dei conflitti in Ucraina (in virtù delle relazioni commerciali che sussistono tra Europa, Ucraina e Russia) e da un ulteriore apprezzamento dell’Euro rispetto alle altre valute.
In Europa, è da sottolineare il boom dell’economia inglese, attesa in crescita di circa il 3% nel 2014: la Bank of England è stata la prima a discutere un possibile rialzo dei tassi in quanto i due parametri che monitorano con più attenzione ovvero inflazione e disoccupazione risultano in netto miglioramento.
In Giappone, la politica di stimolo monetario del primo ministro Shinzo Abe (“Abenomics”) ha prodotto una crescita robusta nel 2013 e l’uscita dalla decennale deflazione sin dal giugno dell’anno scorso. Quest’anno assisteremo invece ad una crescita altalenante anche in virtù dell’aumento dell’IVA, entrato in vigore il primo aprile (dal 5% all’8%).
Ad ogni modo, le condizioni finanziarie dovrebbero rimanere estremamente accomodanti per quest’anno ed ulteriori misure di stimolo da parte della banca centrale sono attese per quest’estate.
L’Abenomics dovrà dimostrare nel 2014 di saper rilanciare un percorso di investimenti e consumi in grado di far ripartire un colosso economico a riposo da oltre vent’anni.
Per i paesi emergenti, il Fondo Monetario Internazionale prevede un incremento modesto della crescita del PIL dal 4.7% dell’anno appena conclusosi al 4.9% per il 2014.
Gli ultimi dati testimoniano il momento di difficoltà che sta vivendo la Cina: le vendite al dettaglio e gli investimenti in macchinari ed immobili da parte delle aziende sono ai minimi rispetto agli ultimi anni mentre l’attività manifatturiera è in contrazione. L’economia cinese sta attraversando una complessa transizione da una crescita guidata da investimenti ed export ad una crescita anche legata ai consumi domestici e quindi più sostenibile.
Negli altri paesi molto dipenderà dalla capacità delle banche centrali di fronteggiare il forte deprezzamento delle divise locali avvenuto nel 2013 e dalle tensioni che potrebbero verificarsi in vista delle tornate elettorali attese quest’anno in vari paesi (Tailandia, Indonesia, Sud Africa, India, Brasile e Turchia).
Vediamo ora un po’ di dati macroeconomici puntuali.
I dati rispetto alle stime
Negli ultimi due mesi i dati macroeconomici stanno risultando inferiori alle stime degli analisti in tutte e quattro le aree geografiche considerate (Europa, USA, Giappone e Paesi Emergenti). Un driver importante a livello globale è stato sicuramento il rigido inverno che ha pregiudicato le attività negli US.
La fiducia delle imprese
Dopo una fase di stabilizzazione, l’indice aggregato PMI dell’attività manifatturiera europea è ai massimi rispetto agli ultimi 3 anni. Da sottolineare l’accelerazione dell’attività manifatturiera nei paesi periferici Spagna, Irlanda ed Italia mentre in Francia la fiducia delle imprese risulta in calo.
Negli Stati Uniti, la primavera ha portato al rifiorire della fiducia delle imprese confortate, come dicevamo, dal termine di uno degli inverni più rigidi degli ultimi anni.
Lato emergenti, la Cina continua a dare segnali di rallentamento con l’indice dell’attività manifatturiera che flirta con la soglia dei 50 punti (che rappresenta la soglia tra contrazione ed espansione). Da notare come invece l’indice dell’attività manifatturiera compilato dalla società inglese Markit (una stima forse più attendibile rispetto a quella ufficiale stilata dal governo) ha segnalato una contrazione delle attività per il quarto mese consecutivo in aprile.
La fiducia dei consumatori
In netto aumento risulta la fiducia dei consumatori in US ed EU anche se, in entrambe le regioni, siamo ancora lontani dai livelli pre-crisi.
Il credito in Europa
Con cadenza trimestrale, la BCE pubblica il ‘Banking Lending Survey’, un report che descrive in maniera esaustiva la situazione del credito in Europa. Dall’ultimo report di aprile è evidente che la stretta creditizia (‘credit crunch’) verso le imprese si sta attenuando (i prestiti alle imprese diminuiscono ancora annualmente ma ad un tasso inferiore rispetto a quello ravvisato nell’ultimo trimestre); d’altra parte, il credito alle famiglie continua a crescere ma con un tasso inferiore rispetto al periodo pre-crisi.
Il mercato del lavoro
Il mercato del lavoro resta uno degli aspetti più critici in Eurozona, per i livelli di disoccupazione e la netta divergenza tra i diversi paesi. Gli ultimi dati segnalano un lieve miglioramento in alcuni paesi della periferia, ma ancora si è distanti dai livelli pre-crisi.
Come avevamo anticipato nell’introduzione, sono controversi i dati sul mercato del lavoro US: da una parte la disoccupazione (linea rossa nel grafico sottostante) è calata dal 6.7% di marzo al 6.3% di aprile (ai minimi dal settembre 2008), dall’altra la partecipazione al mercato del lavoro (linea blue nel grafico sottostante) è in continua diminuzione ed i salari sono fermi da quasi 4 anni. Da notare anche come il gap tra disoccupazione e sottocupazione (la sottocupazione, rappresentata dalla linea verde nel grafico sottostante, è data dalla somma di disoccupati e lavoratori precari) non sia tornato ai livelli pre-crisi testimoniando come molti lavori regolari prima della crisi siano stati adesso sostituiti da lavori precari.
L’inflazione
Per quanto riguarda il livello dei prezzi, Il Giappone, dopo essere uscito dalla deflazione nel giugno dell’anno scorso, ha raggiunto un’inflazione pari all’1.6% e ci si attende un ulteriore aumento in virtù delle politiche monetarie della banca centrale. Allo stesso livello l’inflazione nel Regno Unito, in calo dal 2% registrato a marzo.
Il basso livello di inflazione europeo resta abbastanza allarmante anche se il calo progressivo iniziato nel 2012 sembra aver raggiunto il suo termine. Per combattere l’eventuale scenario deflattivo è ipotizzabile un nuovo intervento da parte della Bce nei prossimi mesi che consisterebbe in un ulteriore taglio del tasso di riferimento oppure in un programma di acquisto di titoli di stato e/o privati sul mercato.
In conclusione
E’ ragionevole attendersi un rafforzamento della ripresa globale nei corso del 2014 trainata dalle economie dei paesi sviluppati anche se, come abbiamo evidenziato, i rischi per uno scenario meno roseo sono ancora presenti. Nei prossimi mesi i due temi da monitorare con maggiore attenzione sono, a livello macro, le prossime letture sull’inflazione europea ed a livello geo-politico, gli sviluppi del conflitto ucraino.
Fonte: BONDWorld.it – MoneyFarm
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