JCI: Outlook della settimana. Arrivano le elezioni. Vento freddo sull’Unione?

Settimana scorsa avevamo accennato come la discesa dei tassi sui governativi periferici europei (Spagna e Italia ben sotto il 3%) stesse raggiungendo livelli dove il premio al rischio per l’investitore globale,..

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rispetto a un punto di riferimento universale come il Treasury, potesse essere considerato un po’ risicato. Uno dei motori dietro la grande performance di BTP, Bonos e fratelli minori degli ultimi mesi è sicuramente stato la scomparsa dal radar dei mercati del rischio solvibilità di lungo termine che una crescita nominale debolissima dovrebbe comportare per emittenti con stock di debito così importante (parliamo di Italia soprattutto). Se il governativo periferico non doveva più remunerare il rischio di credito, idealmente cancellato dall’OMT di Draghi, chiaramente era corretto iniziasse a comportarsi come i mercati ‘core’ e rispondere con rialzi a una crescita strutturalmente bassa e a tassi reali davvero allettanti, per l’investitore domestico soprattutto. Un po’ come è stato per più di un decennio il caso del Giappone. Tutto giusto sulla carta. In ogni caso il violento movimento ribassista  di giovedì è partito proprio in seguito a dati pessimi sull’economia europea che a rigor di logica avrebbero dovuto continuare a sostenere i corsi obbligazionari. Questo suggerisce due considerazioni. Innanzitutto che, se cambia la psicologia, il mercato ci possa mettere molto poco a dimenticarsi quelli che potevano sembrare nuovi assiomi, nella fattispecie che anche i governativi periferici non hanno rischio di credito. In seconda analisi che il posizionamento del mercato sia diventato davvero estremo su questa asset class. Da questo punto di vista sconsigliamo di liquidare questo movimento come una semplice correzione da comprare ad ogni costo. Un simile ragionamento è stato valido sull’azionario per la seconda metà del 2012 e per tutto il 2013 per un motivo molto semplice: il trend rialzista era stato cavalcato da pochi all’inizio e su ogni correzione in molti erano felici di riuscire ad entrare. Qui invece siamo arrivati in una fase in cui il trend dei periferici è stato sicuramente l’unico ‘consensus trade’ di inizio anno che ha davvero funzionato (insieme ai comparti più ad alto beta del mercato del credito più in generale). Se ha lavorato bene per così tanti (specialisti e non del prodotto) difficile che ci sia ora la coda per comprare su ogni storno. È più probabile che si entri in una fase laterale a volatilità più alta. Ulteriori forti ribassi non sono molto probabili visto l’attivismo che l’ECB sta dimostrando o, almeno, sta promettendo. Ovvio che molto dipenderà a questo punto anche dall’impatto psicologico delle elezioni europee che fino a 10 giorni fa sembravano un ‘non fattore’ ma ovviamente lo possono diventare in un mercato un po’ scosso dall’inattesa price-action.

Dati macro. US, settimana scarna: prima lettura per il PMI manifatturiero, dati di vendita di case esistenti (giovedì) e nuove (venerdì). EuroZona: giovedì giornata molto attesa con la prima lettura (flash) per gli indici di attività manifatturiera e servizi di Germania, Francia e l’EuroZona nel suo complesso (giovedì), seguito poi dall’indice tedesco Ifo (venerdì). Altro: CPI inglese (martedì), bilancia commerciale giapponese e vendite al dettaglio inglesi (mercoledì), PMI manifatturiero cinese (versione HSBC), seconda lettura della crescita GDP inglese, vendite al dettaglio canadesi (giovedì), CPI canadese (venerdì).

Banche centrali. Vengono pubblicate le minute delle recenti riunioni di RBA (martedì), BOE (mercoledì) e Fed (mercoledì) ma nessuno di questi documenti promette grandi novità. Per il resto i tassi sono attesi invariati dai meeting della settimana: Giappone (0.10%, mercoledì), Turchia (10.00%, giovedì), Sud Africa (5.00%, giovedì).

Fonte : JCI CAPITAL LIMITED Investments & Asset Management

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