JCI: Outlook della settimana. Una ‘Goldilocks’ Politica?

La vignetta è simpatica e la proponiamo volentieri anche se, nonostante il facile sensazionalismo mediatico con cui siamo stati bombardati (“esplode il voto euroscettico” e simili), il terremoto politico non è stato poi così violento. È …

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indubbio che quello che potremmo etichettare come ‘il blocco del malcontento’ ha mostrato un’avanzata significativa rispetto a cinque anni fa, ma questa evoluzione era ampiamente scontata nei sondaggi più recenti. Il Front National di Marine Le Pen è l’unico caso di partito anti-UE che è riuscito a battere abbastanza nettamente le già ambiziose attese con un risultato del 25% (ultimi sondaggi 23%) diventando il primo partito transalpino. Il successo inglese dell’UK Independent Party è davvero memorabile, essendo la prima volta che qualcuno sta davanti a Laburisti e Conservatori, ma non raggiunge il risultato che gli ultimi sondaggi (27.5% vs 30%) avevano fatto prevedere. Vanno leggermente oltre le aspettative Syriza e Alba Dorata in Grecia, gli Indignados in Spagna, Alternative fϋr Deutscheland in Germania e, marginalmente, la Lega Nord da noi. In compenso non sfondano come si poteva temere i neofascisti slovacchi, i nazisti ungheresi e il partito delle libertà di Geert Wilders in Olanda. Anche un partito, con caratteristiche diverse ma comunque estremamente critico nei confronti degli assetti europei, come il Movimento 5 Stelle subisce un inatteso ridimensionamento. Morale: i gruppi parlamentari europei rappresentanti dello status-quo o, al limite, dei cambiamenti incrementali e controllati, perdono, come previsto, terreno ma in maniera limitata e non sufficiente a mettere in discussione l’attuale governance. Anche perché il fronte della protesta è assai variegato e partiti come M5S e Front National, per fare un esempio, hanno veramente poco in comune. Partito Popolare, Socialdemocratici e Liberali di varia estrazione passano dal 72% (274+196+83 seggi su 766) al 62.5% (214+189+66 seggi su 751) ma se guardiamo quello che indicava una media degli ultimi sondaggi disponibili (fonte PollWatch2014) pre-elezioni, vediamo che alla fine la situazione è solo marginalmente sotto quello che poteva essere considerato uno scenario probabile settimana scorsa (201+217+59 per un 63.5%). Volendo guardare il bicchiere mezzo pieno si può sperare sia arrivato ai piani alti della burocrazia comunitaria e dei principali governi un chiaro segnale che il modello di ricerca di austerità e conti in ordine perseguito, spesso, ad ogni costo vada rivisto quanto prima. Ci si può aspettare che l’ECB abbia qualche margine di manovra in più nel perseguire politiche accomodanti qualora lo ritenesse necessario e che la politica fiscale del continente cerchi di stimolare crescita e creazione dei posti di lavoro con maggiore determinazione. Da questo punto di visto la netta vittoria di Renzi rappresenta un’anomalia importante. E’ l’unico vero successo per un partito di governo nei grandi paesi europei e ne fa il partito socialdemocratico con la dote di seggi più corposa in assoluto. Il suo ruolo potrebbe diventare centrale per velocizzare cambiamenti e ripresa ed impedire all’ondata euroscettica di montare ancora verso livelli di non ritorno. In questa luce va vista la reazione positiva dei mercati non solo italiani. I festeggiamenti non potranno però durare a lungo. La parola tornerà quanto prima ai dati economici.

Dati macro. US: ordini di beni durevoli, indice prezzi delle case S&P / Case-Shiller (martedì), seconda lettura della crescita GDP Q1 (giovedì), redditi e spese personali, deflattore PCE e fiducia dei consumatori (venerdì). EuroZona: occupazione (mercoledì) e vendite al dettaglio (venerdì) in Germania. Altro: crescita GDP svizzero (mercoledì), vendite al dettaglio giapponesi (giovedì), CPI, produzione industriale e occupazione giapponese, crescita GDP svedese e canadese (venerdì).

Banche centrali. Poche e minori le riunioni. Qualche ritocco all’orizzonte probabile in Ungheria (taglio di 10bp a 2.40%, martedì) e Colombia (rialzo di 25bp a 3.75%, venerdì). I tassi sono rimasti invariati oggi (0.75%) in Israele e lo dovrebbero rimanere in Brasile (11.00%) mercoledì.

Fonte : JCI CAPITAL LIMITED Investments & Asset Management

 

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