PUNTI CHIAVE: -Attualmente il rialzo del petrolio non é una minaccia per l’economia globale . Il maggior rischio è che la Fed sia percepita behind the curve se le prospettive economiche americane dovessero registrare un miglioramento significativo ….
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Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane BNP Paribas
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Carney nel frattempo gioca il ruolo di scout, e questo potrebbe rivelarsi doloroso per l’economia britannica
La BCE sta, invece, riuscendo a mantenere stabili i rendimenti sul breve termine
Questo fine settimana è iniziata l’estate. In genere, per i mercati finanziari, i mesi estivi si caratterizzano per volumi ridotti e rialzo della volatilità in caso di eventi imprevisti. Alcuni potrebbero dire che la precoce uscita della Spagna dalla Coppa del Mondo in Brasile sia proprio la prima sorpresa della stagione. Ma quali potrebbero essere le sorprese da un punto di vista macroeconomico?
Finora, i mercati hanno ignorato alcuni rischi, tra cui il rialzo del prezzo del petrolio provocato dal conflitto iracheno. Non è sorprendente che i mercati abbiano reagito in tal modo dato che il rialzo del prezzo del petrolio è stato piuttosto moderato. Solo nel caso in cui il Brent superasse la soglia dei 140USD al barile, si registrerebbe uno shock negativo per l’economia globale; ma, al momento, si tratta di un livello che è ancora lungi dall’essere raggiunto. Ciò nonostante, l’andamento del prezzo del petrolio è certamente un fattore da monitorare con attenzione.
Dopo le recenti misure annunciate dalla BCE, gli occhi degli investitori sono stati rivolti alla Fed. La banca centrale americana ha infatti deciso che non è ancora giunto il momento di inaugurare un rialzo dei tassi e, al contrario, lo scorso mercoledì ha lanciato al mercato un messaggio alquanto dovish. Riteniamo che tale posizione sia ben giustificata alla luce della debole inflazione. Inoltre si dovrebbe tenere ben presente che il vincolo dei tassi a zero genera rischi asimmetrici per l’inflazione, ritardando i tempi di un primo rialzo dei tassi. Per il breve periodo si tratta di una buona notizia, in quanto crediamo che possa tranquillizzare i mercati obbligazionari.
La prossima importante riunione della FOMC si terrà a settembre. Qualora le prospettive macroeconomiche americane dovessero migliorare nettamente, il principale rischio per la Fed sarebbe quello di essere percepita behind the curve. Infatti, in termini di crescita, la situazione attuale rispecchia grosso modo quella del 2011. All’epoca, nel corso della prima metà dell’anno, il PIL deluse significativamente le aspettative, registrando una crescita quasi nulla, nonostante gli indici ISM fossero circa pari a 60. Di conseguenza, nel luglio 2011, le stime sulla crescita annuale attesa per lo stesso anno furono significativamente riviste al ribasso. Ma il PIL accelerò nella seconda metà del 2011 (nonostante si fosse sforato il tetto del debito ed il downgrade da parte di S&P). La lezione che se ne può trarre è che quando il livello del PIL differisce significativamente dai segnali lanciati dagli indicatori, è probabile che si verifichi un recupero in seguito. Questo è il motivo per cui riteniamo che il PIL potrebbe sorprendere positivamente nei prossimi trimestri.
Alla prese con un’economia in surriscaldamento nel Regno Unito, il governatore della BoE, Mark Carney, appare, invece, come una voce fuori dal coro. Entro la fine dell’anno, l’economia britannica dovrà far fronte ad un’economia monetaria più restrittiva dato che i tassi a breve sono nettamente cresciuti e che la Sterlina si è fortemente apprezzata. Il consensus potrebbe essere sorpreso in termini di impatto negativo atteso dato che l’economia britannica è ormai da tempo abituata ad un regime di tassi bassi, soprattutto in relazione ai tassi ipotecari.
Volgendo l’attenzione al mercato del debito sovrano, ne emerge che i tassi a 10 anni non hanno registrato movimenti significativi nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Tuttavia sarebbe ingiusto affermare che i mercati non si rendono conto delle incertezze derivanti dalle exit strategy delle banche centrali. La parte a breve della curva dei tassi sta già registrando dei cambiamenti, con in particolare i tassi inglesi e americani a 2 anni in rialzo. La BCE è, invece, riuscita a mantenere i tassi su tale scadenza ad un livello molto basso in zona Euro. Uno degli eventi è il deprezzamento dell’euro/dollaro ad un ritmo superiore rispetto a quanto atteso in estate. La Yellen è forse riuscita a prendere tempo fino alla riunione dell’FOMC di settembre ma se l’economia americana dovesse registrare nei mesi estivi una performance superiore a quella attesa dal consensus, tale situazione potrebbe spingere i mercati ad attendersi una Fed meno accomodante prima del previsto.
Fonte: BONDWorld.it
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