Flash: Nell’area euro, il focus sarà sul meeting BCE

Da seguire: Area Euro: Germania. Le vendite al dettaglio sono calate anche in maggio, di -0,6% m/m, dopo il -1,5% di aprile (rivisto al ribasso). La variazione tendenziale rallenta da +3,2 a +1,9% a/a. Le prospettive per i consumi rimangono buone, data la dinamica del mercato del lavoro e salari….


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  • Area euro. La dinamica di M3 potrebbe frenare ulteriormente a maggio a 0,7% a/a da un precedente 0,8% a/a, per una media mobile a tre mesi in calo a 0,8% da un precedente 1,0%, si tratterebbe di un minimo dal 2010. Il rallentamento della dinamica di M3 negli ultimi mesi è legato in parte a un effetto base ma anche a un rallentamento dell’aggregato M2 per effetto di uno spostamento verso attività meno liquide. Tra le controparti di M3, ci aspettiamo un ulteriore miglioramento della dinamica del credito alle imprese non finanziarie a -2,6% a/a da -2,7% a/a. Per una crescita più sostenuta del credito al settore privato bisognerà attendere l’inizio del 2015 quando le condizioni cicliche dovrebbero supportare un aumento di domanda di prestiti. Per allora potrebbe vedersi l’effetto della prima TLRO BCE che si terrà a settembre 2014.
  • Area euro. Le stima flash da Germania e Spagna suggeriscono che l’inflazione area euro potrebbe rimanere invariata a 0,5% a giugno e vi è il rischio che risalga a 0,6% L’inflazione area euro potrebbe toccare un minimo a 0,3 – 0,4 % in estate, al traino dell’inflazione core attesa in calo a 0,5%-0,6%. Da settembre l’inflazione core e headline dovrebbero gradualmente risalire verso l’1,0%.
  • Italia. La stima preliminare per giugno dovrebbe mostrare l’inflazione in calo a 0,3% da 0,5% a/a precedente sull’indice NIC e a 0,2% da 0,4% in base all’armonizzato UE. Per entrambi gli indici su base annua si tratterebbe di un nuovo minimo dal 2009. Nel mese i prezzi al consumo risulterebbero in aumento di un decimo sul nazionale e stabili sull’armonizzato. Gli unici rincari potrebbero venire dall’energia e, in misura minore, dalle spese per tempo libero/cultura e servizi ricettivi e di ristorazione. In prospettiva, l’inflazione è vista rimanere agli attuali modestissimi livelli almeno sino a fine estate.

Stati Uniti

  • Il Chicago PMI a giugno è previsto a 65,7, da 65,5 di maggio. Le altre indagini regionali di giugno sono state positive, con indicazioni di moderati miglioramenti dopo i rialzi di maggio. Il Chicago PMI dovrebbe dare informazioni analoghe, con segnali di stabilizzazione della crescita su ritmi elevati anche per giugno e la prima parte del 3° trimestre.

I market mover della settimana

Nell’area euro, il focus sarà sul meeting BCE, che dovrebbe rivelarsi una riunione tecnica. Sul fronte dei dati la stima preliminare dovrebbe mostrare un calo dell’inflazione a 0,4% da un precedente 0,5% nella media area euro e a 0,2% da un precedente 0,4% in Italia. La dinamica di M3 è attesa frenare ancora a maggio di un decimo a 0,7%. Il tasso di disoccupazione è visto stabile nella media area euro (11,7%), in Germania (6,7%) e in Italia (12,6%). Le vendite al dettaglio dovrebbero crescere a maggio sia in Germania sia nell’intera area euro.

La settimana è densa di dati importanti negli Stati Uniti. L’employment report di giugno dovrebbe essere omogeneamente positivo, con una crescita di occupati non agricoli di 230 mila e un calo del tasso di disoccupazione a 6,2%. Gli indici ISM e il Chicago PMI dovrebbero stabilizzarsi su livelli elevati, coerenti con un ritmo solido di espansione. Le vendite di autoveicoli sono previste solo marginalmente al di sotto di quelle di maggio e restano su un trend positivo. A maggio, la spesa in costruzioni dovrebbe aumentare a un tasso modesto e il deficit della bilancia commerciale dovrebbe ridursi dopo l’inatteso ampio allargamento di aprile.

Venerdì sui mercati

Le dichiarazioni un po’ più aggressive uscite dalla Fed negli ultimi giorni non incidono sul cambio: il dollaro rimane cedevole come cambio effettivo, consolidandosi anche sopra 1,36 contro euro. Molto limitati i movimenti dei tassi americani ed europei: a fronte di un marginale rialzo di quelli tedeschi e americani a lungo termine, si riscontra un marginale ribasso per i rendimenti dei BTP. Nelle aste di venerdì, il nuovo quinquennale è stato assegnato a 1,35%  per 4 mld euro, mentre tutti i 2,5 mld di euro del decennale sono stati collocati al 2,81%, 20pb meno della precedente asta.. Buona anche la domanda: includendo anche il CCTeu novembre 2019, sono stati assegnati titoli per complessivi 7,949 miliardi di euro, poco meno del tetto massimo di 8.

 

Area Euro

Germania. La stima preliminare mostra un aumento dei prezzi al consumo di 0,3% a giugno sulla stima nazionale e di 0,4% m/m sull’armonizzato, a fronte di stime di Consenso per un aumento di solo 0,2% m/m. L’inflazione aumenta quindi di un decimo sulla misura nazionale all’1,0% e di quattro decimi sull’armonizzato da 0,6% all’1,0%. Negli ultimi mesi i prezzi al consumo tedeschi hanno sistematicamente sorpreso le stime di consenso e una possibile spiegazione è che la stagionalità dell’inflazione tedesca stia cambiando.

In Spagna, la stima preliminare mostra un calo più marcato del previsto dell’inflazione a 0,0% da un precedente 0,2%, tuttavia il comunicato dell’INE suggerisce che il calo è da ricondursi alla dinamica di energia ed alimentari freschi più che dei prezzi core. La sorpresa verso l’alto dai dati tedeschi, solo in parte compensata dalla sorpresa verso il basso dai dati spagnoli, suggerisce che l’inflazione area euro potrebbe restare invariata a 0,5% a giugno e vi è finanche il rischio che risalga a 0,6%.

Francia. La spesa per consumi rimbalza a sorpresa a maggio aumentando dell1,0% m/m da -0,2% m/m (rivisto al rialzo di un decimo), massimo da gennaio 2012. Il consenso si attendeva un più modesto incremento di 0,3% m/m. La sorpresa viene dai consumi di energia superiori alle attese. L’inattesa positiva lettura di maggio lascia la spesa per consumi in rotta per un aumento di 0,7% t/t a giugno da -1,0% t/t di marzo. La spesa per consumi potrebbe riavvicinarsi quindi ai livelli dell’ultimo trimestre 2013 quando il contributo dei consumi privati alla formazione del PIL era stato positivo, a differenza di quanto successo nel primo trimestre 2014.  

L’indice di fiducia elaborato dalla Commissione Europea cala leggermente a giugno a 102,0 da 102,6, rivisto al ribasso di un decimo, ma rimanendo comunque al di sopra della media di lungo periodo (100,0). A livello di ripartizione geografica, tra i principali paesi i livelli maggiori di fiducia si registrano in Germania (106,5) e Grecia (103,7), mentre i livelli più bassi in Francia (95,1). La fiducia presso le imprese manifatturiere registra anch’essa un calo ai minimi da ottobre scorso a -4,3 da -3,1 (rivisto al ribasso di un decimo. Nei servizi invece si registra il secondo miglioramento consecutivo del morale a 4,2 da 3,8, pur rimanendo al di sotto della media di lungo periodo (9,0). Il settore costruzioni registra un nuovo calo a -31,8 da -30,1 dopo il miglioramento di aprile e rimane il più arretrato tra gli indicatori essendo ancora ampiamente al di sotto della media di lungo periodo (-18,2). Nel commercio al dettaglio prosegue invece il trend positivo con il sesto miglioramento e con l’indice che sale a -2,1 da -2,4 (media di lungo periodo -9,1). Infine, la seconda stima dell’indice di fiducia dei consumatori dell’eurozona corregge al ribasso di un decimo la stima preliminare a -7,5 da -7,1 di maggio. In sintesi, il clima rimane ancora piuttosto negativo sulla scia del rallentamento globale nel primo trimestre dell’anno e delle incertezze geopolitiche attuali, mentre le nuove misure della BCE non stanno ancora manifestando un effetto sull’economia reale.

Italia. La fiducia delle imprese manifatturiere è salita in linea con le attese di consenso a giugno, a 100 da un precedente 99,8 (rivisto al rialzo di un decimo). È il quinto rialzo consecutivo, che porta l’indice a un nuovo massimo da giugno del 2011. Indicazioni confortanti giungono anche dall’indagine sulle imprese non manifatturiere. Infatti, il morale migliora ancora (per il terzo mese consecutivo) nel commercio al dettaglio (è il settore dove le imprese sono più ottimiste: 101,4 il relativo indice, da 99 precedente, ai massimi da aprile 2011). Più lieve il miglioramento nei servizi di mercato (a 88 da 87,4). Infine, si nota un incoraggiante rimbalzo nelle costruzioni, dove l’indice si porta ai massimi da dicembre, a 81,1 da 73,4 di maggio (che rappresentava un minimo da quasi un anno). Di conseguenza, l’indicatore sintetico dell’Istat sulla fiducia delle imprese (costruito come media ponderata del morale nel manifatturiero, nei servizi, nelle costruzioni e nel commercio al dettaglio) ha fatto segnare una ripresa dopo due mesi di calo, a 88,4 da 86,9 di maggio (comunque in lieve arretramento rispetto al picco da due anni e mezzo toccato lo scorso marzo a 89,5). In sintesi, i risultati dell’indagine di fiducia delle imprese di giugno sono rassicuranti circa il fatto che l’attività economica resti impostata per una ripresa; inoltre, va aumentando il peso relativo della domanda interna, il che rende il rimbalzo in corso maggiormente in grado di autosostenersi.

Stati Uniti

La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a giugno (finale) sale a 82,5 da 81,2 della rilevazione preliminare.

Un fiume di commenti di partecipanti al FOMC negli ultimi giorni ha dato segnali più “hawkish” rispetto a quanto emerso dalla conferenza stampa della scorsa settimana. Anche le “colombe” che hanno parlato, hanno sottolineato che le decisioni della Fed sono dipendenti dai dati, e che le previsioni sono incerte e potrebbero cambiare con l’evoluzione congiunturale, portando a modifiche alla strategia attesa sui tassi. E’ probabile che i verbali della riunione di giugno in pubblicazione il 9 luglio diano un quadro di opinioni molto disperse sulle previsioni economiche, ma sottolineino quanto il primo rialzo dei tassi sia dipendente dai dati. Nonostante la doccia fredda della revisione verso il basso del PIL del 1° trimestre, mercato del lavoro e inflazione stanno muovendosi verso gli obiettivi della Fed più velocemente di quanto il mercato stia scontando. Questo potrebbe determinare indicazioni meno accomodanti da parte della Fed nel corso dell’estate, soprattutto se i dati saranno positivi. L’employment report della prossima settimana potrebbe scalfire l’attuale livello bassissimo di volatilità.

Giappone

La produzione industriale a maggio (prel.) aumenta di 0,5% m/m, dopo un calo di -2,8% m/m a maggio, deludendo le aspettative di consenso (+0,9% m/m), ma segnando la svolta attesa dopo la contrazione indotta dalla stretta fiscale.

La fiducia delle piccole imprese (Shoko Chukin) aumenta a 47,3 a giugno da 46,6 di maggio, segnando il secondo aumento dopo il crollo di aprile. L’incremento è diffuso a tutti i settori, anche se più marcato per i servizi.


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Comunicazioni importanti

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