Punti chiave: I nostri indicatori di avversione al rischio si trovano attualmente in una zona di pessimismo; Il peggioramento delle condizioni dei mercati non è tale da mettere in discussione il nostro scenario sul 2015;…
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Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane BNP Paribas
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Nessuna recessione a livello globale è stata preceduta da un calo del prezzo del petrolio.
E’ stata una settimana difficile e volatile per i mercati finanziari e non è facile stabilire un’unica causa per il recente sell off azionario: crescita più debole, assenza di fiducia nelle azioni della BCE, rischio deflazionistico e timori per la diffusione del virus Ebola. Un alleggerimento delle posizioni in essere potrebbe esser stato un altro fattore determinante.
A prescindere dalla causa della correzione, l’indice Fear and Greed creato dal nostro team di strategist si trova attualmente ai minimi, su livelli che non si toccavano da metà del 2011 cioè da quando la crisi del debito sovrano in Eurozona era al suo apice. Anche il nostro indicatore proprietario di avversione al rischio sui mercati globali è entrato in un “zona di pessimismo”, ma si trova in un’area vicina a quella in cui si trovava lo scorso anno dopo l’annuncio del tapering.
La violenza della correzione sul mercato azionario ha spinto numerosi investitori a chiederci se questa correzione farà deragliare l’economia globale. In prima battuta, possiamo dire che recentemente la crescita globale ha subito un rallentamento, ma le paure potrebbero esser eccessive ed i fondamentali alla base di una crescita globale più robusta per il 2015 rimangono intatti (in particolare, rendimenti globali più bassi e calo del prezzo del petrolio).
Va, in particolare, evidenziato che, sebbene gli ultimi dati suggeriscono il rallentamento dell’economia mondiale, l’economia USA sta ancora crescendo a ritmi superiori al suo potenziale e l’idea di un decoupling in USA rimane valida. Certamente, i rischi per la crescita rimangono maggiori in Europa. A nostro avviso però, il dato sulla produzione industriale della Germania ad agosto ha fornito un quadro troppo pessimistico sulla situazione dell’economia tedesca anche alla luce del basso numero di giorni lavorativi di quest’anno. Per questo motivo, ci aspettiamo un rimbalzo del dato di settembre (pubblicazione prevista il 7 novembre). Anche la Cina ha subito un rallentamento negli ultimi due mesi, ma la scorsa settimana Xi Jinping ha sottolineato che i politici sono soddisfatti dei risultati raggiunti con la riforma anticorruzione, ed ora sono pronti a concentrarsi sullo sviluppo economico e sociale. Appaiono quindi molto probabili nuove politiche di allentamento monetario.
Proiettandoci al 2015, rimaniamo del parere che la riduzione dei rendimenti mondiali e il calo del prezzo del petrolio forniranno un supporto all’economia. In effetti, negli ultimi decenni nessuna recessione globale è stata preceduta da un calo del prezzo del petrolio. Il rischio principale in questo momento è che il forte calo dei mercati finanziari si trasformi in una spirale viziosa che potrebbe determinare uno shock di fiducia negativo sulle imprese. Tuttavia, fino ad ora, il mercato del credito alle aziende ha retto molto bene.
Contemporaneamente ai timori di una crescita più debole, lo spettro della deflazione è tornato nuovamente sotto i riflettori. Non sorprende che il mercato giapponese e quello europeo siano quelli che abbiano sofferto maggiormente. Dato che la deflazione mina la sostenibilità del debito pubblico a meno che non sia controbilanciata da una forte azione della banca centrale, lo spread con i titoli sovrani dei paesi periferici si è notevolmente ampliato. Essendo lo spread rimasto a livelli molto inferiori rispetto agli ultimi anni, ci aspettiamo tuttavia nel breve termine una maggiore volatilità sul mercato dei titoli sovrani periferici, Inoltre, a differenza dei precedenti periodi di stress sul debito sovrano in Eurozona, il cambio EUR/USD si è apprezzato e l’estremità anteriore della curva dei rendimenti è scesa in modo significativo. Questo dimostra che la deflazione è un fenomeno globale.
Tutto sommato, sebbene gli investitori azionari stiano attualmente soffrendo a causa della correzione in atto sui mercati, lo stress attuale dei mercati globali non sarà tale far deragliare l’economia globale. Purtroppo, non sarà nemmeno sufficiente a convincere i responsabili di politica economica ad usare il grande bazooka e a mettere in pratica una serie di azioni mirate. In Europa, Junker diventerà presidente della Commissione europea il 1° novembre e quindi fornirà maggiori dettagli sul piano di investimento di 300 miliardi di Euro. Non riteniamo tuttavia che la BCE e la Fed siano sottoposte ad una pressione tale da rivedere la loro politica monetaria. Per questo motivo il sentiment di mercato sarà sensibile ai dati macro in uscita: il Pil cinese per il terzo trimestre che uscirà martedì, gli indici PMI per l’Eurozona e per la Cina attesi giovedì e la produzione industriale tedesca di settembre che sarà resa nota il 7 novembre.
Fonte: BONDWorld.it
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