Osservatorio sulla congiuntura novembre 2014 : L’economia dell’Area Euro fatica ad uscire dalla propria letargia complice la frenata della locomotiva tedesca

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– Dalla riunione della BCE non emergono novità di politica monetaria (il costo del denaro resta al minimo storico dello 0,05%), con il Board pronto,  all’unanimità,  ad  utilizzare  misure  non  convenzionali  per  stimolare una  crescita  debole…


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Fonte: Area Pianificazione Strategica, Research& IR – Monte dei Paschi di Siena Autori Pubblicazione: Lucia Lorenzoni – Nicola Zambli


e  sottoposta  a  rischi  al  ribasso, garantendo  l’obiettivo di medio periodo sulla  stabilità dei prezzi.  Il piano di acquisti avrà durata di almeno due anni, con  le asset backed securities che inizieranno ad essere acquistate presto, mentre le prime obbligazioni garantite sono già state oggetto di acquisti. Draghi ha confermato che la Bce è pronta ad espandere  il proprio attivo di bilancio sui massimi storici già toccati all’inizio del 2012 (€3 Trilioni). Non sono stati fatti riferimenti al sovereign QE ma Draghi ha sottolineato che le autorità sono pronte ad intraprendere qualsiasi tipo di misura necessaria.
–  Prosegue il recupero dell’economia USA (+3,5% t/t annualizzato il Pil del III trim.) anche se la crescita è principalmente dovuta al contributo della  spesa militare  salita  temporaneamente nel quarter per  finanziare  la  lotta  al  terrorismo mentre  il mercato del  lavoro denota  ancora  criticità (malgrado un tasso di disoccupazione sia atteso al di sotto del 6% in ottobre e il tasso di partecipazione alla forza lavoro resta sui minimi da trent’anni).  In  tale  contesto  la  Fed  pone  fine  al  piano  di  allentamento  quantitativo,  ma  la  velocità  dell’aggiustamento  potrebbe  essere estremamente graduale come confermato dalla parole della Yellen: i tassi resteranno su livelli eccezionalmente bassi per un “considerevole periodo di  tempo”. La  sconfitta di Obama alle elezioni di midterm,  sancisce  il predominio,  sia alla Camera  che al Senato, dell’opposizione repubblicana, con evidenti implicazioni di governabilità per l’attuale esecutivo democratico.
–  L’economia dell’Area Euro fatica ad uscire dalla propria letargia complice la frenata della locomotiva tedesca (Berlino ribassa le previsioni di  crescita  nel  biennio  e  crolla  ai minimi  da  novembre  2012  l’indice  Zew  tedesco  sulle  aspettative  future).  La  Commissione  UE  prevede  quasi stagnazione per  l’anno  in corso (+0,8%) e una crescita in accelerazione nel prossimo biennio (+1,1% nel 2015 e +1,7% nel 2016). Il calo dei prezzi di  alimentari  ed  energetici  e  la debolezza della domanda  interna  contribuiscono  al  rallentamento dell’inflazione  anche  se  il deprezzamento dell’euro ed un auspicabile  recupero dei salari grazie alle  riforme  in cantiere consentono un bilanciamento dei  rischi di deflazione  (il Cpi ad ottobre si attesta allo 0,4% a/a dallo 0,3%). Prevalgono tuttavia i downside risks sullo scenario, con quelli geopolitici sempre rilevanti.
– Secondo l’Istat, la flessione del Pil italiano proseguirà nei trimestri finali dell’anno, con una contrazione per il 2014 dello 0,3%. La graduale uscita dell’economia italiana dalla fase recessiva è prevista solo a partire dal 2015, con l’inflazione che si manterrà ancora ben inferiore all’1% anche  nel  prossimo  anno  (l’IPCA  ad  ottobre  sale  dello  0,2%  a/a). Una disoccupazione  che  “morde”  eguagliando  a  settembre  il  record  del 12,6% ed un PMI manifatturiero che  torna a segnalare contrazione  (a 49 p. ad ottobre), sottolineano  le difficoltà di breve periodo.  In  tale scenario  diventa  cruciale  la  Legge  di  Stabilità  (LS),  la  cui  efficacia  nel  rilanciare  la  crescita  economica  potrebbe  essere  estremamente ridotta dalle decisioni della Commissione Europea che, entro fine mese, potrebbe chiedere nuove misure di risanamento all’Italia. La LS è in  parte  già  stata modificata  con  una  riduzione  della manovra  espansiva  dello  0,3%  del  Pil  nel  2015  e  con  le  coperture  che  superano  gli interventi di carattere espansivo per il biennio 2016-2017. Sebbene la manovra complessiva preveda per il 2015 circa 12 Mld € di minori tasse, la pressione fiscale, secondo  il Ministero dell’Economia e delle Finanze, è destinata a salire nel triennio (dal 43,3% del 2014 al 43,6% negli anni 2016-2017). Il rischio risiede non solo nelle clausole di salvaguardia, a cui è devoluta gran parte della copertura finanziaria per  il biennio 2016-2017, ma  anche nel  fatto  che gli enti  locali,  su  cui pesa  la grande maggioranza dei  tagli di  spesa,  scarichino  sul contribuente maggiori tasse.

La riunione della Bce, tassi di riferimento e tassi di mercato
– Nessuna sorpresa dalla riunione odierna della Bce, con l’Autorità che conferma il costo del denaro al minimo storico dello 0,05% ed  il  tasso  sui  depositi  presso  l’Eurotower  al  -0,20%.  I  rischi  sulla  crescita  rimangono  al  ribasso  con  quelli  geopolitici particolarmente  rilevanti,  ma  il  Board  si  mostra  unanime  nell’orientamento  a  implementare  misure  non  convenzionali  se necessarie, indicando nel mese prossimo una scadenza utile per una discussione ad ampio raggio sulle decisioni da prendere, anche se le misure già prese dovrebbero portare l’inflazione “gradualmente verso il 2%”. Il richiamo all’unanimità delle decisioni effettuato da Draghi stempera i rumors sui possibili attacchi in seno al Consiglio Direttivo per il suo stile di conduzione della Bce. L’Autorità conferma di aver avviato il programma di acquisti di covered bond e che condurrà a breve quello sugli Abs; con tali operazioni assieme ai prestiti Tltro, la Bce si aspetta di far salire il suo bilancio “verso i livelli d’inizio 2012”  in controtendenza con l’andamento degli attivi degli altri istituti centrali che tenderanno a contrarsi a causa delle fasi differenti del ciclo economico in cui si trovano le diverse economie.

Cosa scontano i mercati sulle prossime mosse di Fed e Bce
– In  Area  Euro,  nell’ultimo mese,  la  curva  dei  tassi  impliciti  sull’Euribor  3M  è  rimasta  poco mossa,  con  i mercati che scontano tassi invariati sui minimi almeno fino  alla prima metà del 2016.  
– Rispetto ad un mese fa, la curva dei tassi Libor Usa ribassa leggermente su tutte le scadenze; nonostante la Fed abbia interrotto il proprio piano di acquisto di asset, a meno di un miglioramento consistente delle condizioni del mercato del  lavoro, od un’ascesa repentina dei prezzi, non si prevedono  interventi sul costo del denaro prima della seconda parte del 2015.

USA e Area Euro
– Prosegue il recupero dell’economia USA, con il Pil del III trim. che, in  lettura  preliminare,  avanza  del  3,5%  t/t  annualizzato,  grazie soprattutto al contributo della spesa militare salita temporaneamente nel quarter per  finanziare la lotta al terrorismo. Tuttavia la ripresa presenta ancora  debolezze:  se  da  un  lato  l’occupazione migliora  (attesa  sotto  il 6% la disoccupazione di ottobre), il tasso di partecipazione alla forza lavoro  resta  sui  minimi  da  trent’anni  e  la  qualità  degli  impieghi rimane sotto qualificata, influenzando redditi, salari e di conseguenza i consumi.  Gli  stessi  indicatori  anticipatori  sembrano  evidenziare andamenti contrastanti: mentre  il Pmi di Chicago registra ad ottobre un recupero (a 66,2 p.b), il Pmi manifatturiero di NewYork dello stesso mese scende a 55,9. Continua invece a recuperare la fiducia dei consumatori.  
– La  sconfitta  di  Obama  alle  elezioni  di  midterm,  sancisce  il predominio, sia alla Camera che al Senato, dell’opposizione repubblicana, con evidenti problemi per l’azione dell’attuale governo democratico.
– La Fed pone  fine al piano di allentamento quantitativo, a causa del  miglioramento  del  mercato  del  lavoro  e  di  maggiori  pressioni inflattive, sebbene le autorità abbiano confermato che sul fronte dei tassi questi  resteranno  su  livelli  eccezionalmente  bassi  per  un “considerevole periodo di tempo”, con gli analisti che si attendono un exit strategy non prima di giugno 2015.
 
– L’economia  dell’Area  fatica  ad  uscire  dalla  propria  letargia  con  il tentativo  di  recupero  che  subisce  un  rallentamento,  complice  la  frenata della  locomotiva  tedesca  (Berlino  ribassa  le  previsioni  di  crescita  nel biennio  e  crolla  ai minimi  da  novembre  2012  l’indice  Zew  tedesco  sulle aspettative  future). La Commissione UE prevede quasi stagnazione per l’anno  in corso  ribassando  la dinamica del Pil  lungo  l’arco previsivo: nel 2014  è  attesa  una  modesta  espansione  dello  0,8%  con  debolezza protratta  fino  all’inizio  del  2015,  prima  che  un  miglioramento  delle condizioni sul mercato del lavoro (la disoccupazione di settembre si attesta ancora all’11,5%),  l’incremento del reddito disponibile, positive condizioni finanziarie assieme ad una minore frammentazione dei mercati ed inferiori necessità di deleveraging  consentano un’espansione dell’1,1%. Nel 2016, un sistema bancario in salute, una ripresa economica mondiale on track e riforme strutturali a regime consentiranno al Pil di avanzare dell’1,7%.
– Il  calo  dei  prezzi  di  alimentari  ed  energetici  e  la  debolezza  della domanda  interna contribuiscono al  rallentamento dell’inflazione, anche se una  salita dei prezzi alle  importazioni  in  scia al deprezzamento dell’euro, ed  un  auspicabile  recupero  dei  salari,  grazie  alle  riforme  in  cantiere, consentono  un  bilanciamento  dei  rischi  di  deflazione  (il  Cpi  ad ottobre  si  attesta  allo  0,4%  a/a  dallo  0,3%).  Prevalgono  tuttavia  i downside risks sullo scenario, con quelli geopolitici sempre rilevanti.

Italia
– Secondo l’Istat, la flessione del Pil proseguirà nei trimestri finali dell’anno, con una contrazione per il 2014 dello 0,3%; sarà la domanda interna al netto delle scorte  a  contribuire  negativamente  per  0,3  punti  percentuali,  interamente attribuibili  all’intensa  flessione  della  spesa  in  beni  capitali,  mentre  il contributo  della  domanda  estera  netta  verrà  ridimensionato  (+0,1  p.p.)  in scia  al  recupero  delle  importazioni,  a  partire  da  livelli  storicamente  bassi,  e  alla decelerazione delle esportazioni. La graduale uscita dell’economia italiana dalla fase recessiva  è  prevista  solo  a  partire  dal  2015,  con  l’inflazione  che  si manterrà ancora ben  inferiore all’1% anche nel prossimo anno  (l’IPCA ad ottobre  sale dello  0,2%  a/a). Una disoccupazione  che  “morde”,  eguagliando  a  settembre  il record  del  12,6%,  ed  un  PMI  manifatturiero  che  torna  a  segnalare contrazione (a 49 p. ad ottobre), sottolineano le difficoltà di breve periodo.
– Secondo  il  Governo,  il  permanere  del  Paese  in  recessione  per  il  terzo  anno consecutivo  costituisce  un  evento  eccezionale  in  base  al  quale  sia  possibile  la deviazione  temporanea  dall’obiettivo  del  pareggio  di  bilancio  fissato dall’UE; ma la Commissione sta attentamente vagliando il Documento di Economia e  Finanza  ed  il  rischio  che  Bruxelles  chieda  a  Renzi  nuove  misure  di risanamento delle finanze pubbliche, per non incorrere in una nuova procedura per squilibrio macroeconomico eccessivo, è reale e costringerebbe l’Esecutivo a rivedere  l’impianto  di  copertura  finanziaria  delle  riforme  strutturali  da implementare.

Surplus primario: Italia batte Germania
– La  decisione  di  rallentare  il  cammino  verso  l’azzeramento  del  deficit strutturale,  come prevedono  i  trattati Europei,  consente  all’Italia di  avere una politica  fiscale  meno  restrittiva  e  più  orientata  al  sostegno  della crescita. Tra  i primati  italiani vi è,  infatti, anche quello di avere  il  surplus primario  più  elevato  d’Europa  che,  se  da  un  lato  rappresenta  un  ottimo biglietto da  visita  in un paese dove  il  rapporto debito/Pil ha  ormai  superato  il 130%, dall’altro rischia di rappresentare un ostacolo insormontabile per il rilancio della crescita, soprattutto considerando che, in termini di pressione fiscale, siamo secondi solo alla Francia.  
– Purtroppo sui numeri finali della manovra non c’è ancora chiarezza. La legge  di  stabilità  è  infatti  al  vaglio  della  Commissione  Europea  che potrebbe chiedere, entro fine mese quando pubblicherà la sua opinione, nuove misure di  risanamento  all’Italia.  La Commissione ha,  infatti,  espresso dubbi sul fatto che la riduzione del disavanzo 2014 e 2015 sia realizzabile, in quanto il suo  raggiungimento  dipenderà  fortemente  dall’andamento  della  spesa  per interessi,  ipotizzata  in  calo.  La Commissione  ha  inoltre  obiettato  il  fatto  che  il deficit strutturale torni ad aumentare già nel 2016  e, sebbene il Mef abbia già proposto  l’adozione di ulteriori misure  restrittive per evitare  la bocciatura totale  del  testo,  lo  sforzo  potrebbe  non  essere  sufficiente,  rendendo  così ancora  più  incerti  gli  effetti  potenzialmente  espansivi  di  una manovra che già prima suscitava perplessità.

Una manovra finanziaria ancora incerta
– In  particolare  gli  interventi  previsti  dalla  manovra  finanziaria,  alla  luce  delle  prime  richieste  giunte  dalla  Commissione  Europea, ammonterebbero a circa 32,4 nel 2015 (rispetto ai 36,2 Mld previsti nel disegno di Legge di Stabilità), a 45,8 Mld nel 2016 e a 46,3 Mld nel 2017 per un rapporto deficit Pil che nel 2015 dovrebbe attestarsi al 2,6% del Pil invece del 2,9% come programmato dalla Nota di Aggiornamento di settembre. L’impatto della manovra espansiva  è  stato quindi  ridotto dello 0,3%. Secondo  i  valori  emersi dalla  lettera di  risposta  alla Commissione inviata dal Ministro Padoan, emerge come la manovra preveda risorse in disavanzo solo per il prossimo anno, mentre nel biennio  2016-2017  le  coperture  superanno  gli  interventi  di  carattere  espansivo.  I maggiori  contributori  in  termini  di  tagli  alla spesa sarebbero le regioni e gli enti locali, mentre molto modesto rimane il contributo che giunge dai ministeri. Le maggiori entrate invece dovrebbero giungere dalla lotta all’evasione e dalla tassazione delle rendite. La manovra complessiva dovrebbe prevedere quindi per il 2015 circa 12 Mld di minori  tasse ma  la pressione  fiscale, secondo  il Ministero dell’economia e delle  finanze, è destinata a salire nel triennio, passando dal 43,3% del 2014 al 43,6% negli anni 2016 e 2017. Il rischio risiede non solo sulle clausole di salvaguarda (tra cui è inclusa anche l’eventuale aumento dell’IVA di 2 punti) a cui è devoluta gran parte della copertura finanziaria per il biennio 2016-2017, ma anche sul fatto che gli enti locali, su cui pesa la grande maggioranza dei tagli di spesa, riversino sul contribuente le maggiori tasse per le coperture dei loro fabbisogni.  
– Allo stato attuale le principali misure espansive di intervento dal lato dell’offerta riguardano la deducibilità integrale del costo del lavoro  dalla  base  IRAP  e  gli  sgravi  contributivi  per  l’assunzione  di  nuovi  lavoratori  a  tempo  indeterminato. Quest’ultima misura,  in quanto temporanea, potrebbe avere un effetto molto dubbio e con un impatto potenzialmente trascurabile sul mercato del lavoro. Relativamente alle misure  di  stimolo  della  domanda  l’Esecutivo  ha  previsto  il  bonus  fiscale  da  80  €  ed  il  bonus  bebè. Anche  in  questo  caso gli  effetti complessivi del bonus  fiscale potrebbero essere meno decisivi di quanto anticipato perché  le  risorse, che  in  larga misura  riguardano famiglie a reddito medio, potrebbero essere risparmiate invece che indirizzate ai consumi.


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 Da seguire:

Area Euro

– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.

– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.

– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.

Stati Uniti

– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati

L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.

Area Euro

La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.

L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%.  L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.

Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.

Stati Uniti

Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.

Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.

Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.


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