Il Punto: Giappone – Rinvio del rialzo dell’imposta sui consumi ed elezioni anticipate

Giappone – Rinvio del rialzo dell’imposta sui consumi ed elezioni anticipate.  Verbali FOMC – Fiducia nella sostenibilità della crescita domestica, monitoraggio delle aspettative di inflazione e dibattito sulla guidance….


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Il Primo Ministro Abe ha annunciato  il rinvio ad aprile 2017 del rialzo dell’imposta sui consumi (da 8 a 10%), originariamente programmato per ottobre 2015 e  sciolto la Dieta, fissando le elezioni per il 14 dicembre. La seconda  tranche dell’aumento dell’imposta era condizionata a una valutazione della congiuntura dopo il rialzo (da 5 a 8%) attuato ad aprile. Il PIL del 3° trimestre, pubblicato il 17 novembre, ha segnato una contrazione di -0,4% t/t, dopo un calo di  -1,9% t/t nel 2° trimestre. Il Primo Ministro ha indicato che verrà approntato un pacchetto di stimolo per il 2015. Abe ha enfatizzato che  il rialzo del 2017 non sarà condizionato alla situazione economica e ha sottolineato che è imperativo portare l’imposta sui consumi al 10% per essere in grado di far fronte agli impegni previdenziali. 

La necessità di proseguire sul sentiero del consolidamento fiscale giustifica l’annuncio di elezioni anticipate, che probabilmente si svolgeranno il 14 dicembre. Il PM ha detto che “non si può avere tassazione senza rappresentanza”: le elezioni di dicembre dovrebbero dare un mandato chiaro riguardo alla politica fiscale, che richiederà nel breve termine ancora stimolo e nel medio termine riforme strutturali e consolidamento dei  conti pubblici. Attualmente la coalizione di Governo ha un’ampia  maggioranza in parlamento; l’LDP ha 294 seggi, il Komeito 31 seggi, per un totale di 325 seggi su 480. Anche con un ampio calo (fino a 80) dei seggi dell’LDP, il voto di dicembre garantirebbe ancora la maggioranza alla coalizione, insieme al mandato per proseguire con Abenomics. La combinazione di politica fiscale espansiva e di ulteriore stimolo monetario nel 2015 fa prevedere che la crescita riacceleri, anche se a ritmi ancora contenuti. Alla luce dei dati negativi del PIL del 3° trimestre, rivediamo verso il basso le  previsioni di crescita a 0,3% nel 2014, 0,6% nel 2015 e 1,7% nel 2016.  

I verbali della riunione del FOMC del 28-29 ottobre non modificano il quadro che era emerso dal comunicato stampa. Il Comitato ha dibattuto i rischi derivanti dal rallentamento della crescita in Europa e in Asia e dalla volatilità dei mercati  vista a ottobre, ma ha ritenuto che gli effetti sull’economia americana sarebbero stati “piuttosto limitati”. La fiducia nella sostenibilità della domanda domestica ha giustificato la conclusione di QE3, in linea con i programmi. Il dibattito
durante la riunione ha toccato diversi temi, fra cui, in particolare, il trend dell’inflazione e la modifica della guidance.

Il FOMC si aspetta che nel breve l’inflazione si porti su livelli più bassi, ma poi risalga verso il 2%.
Tuttavia “molti partecipanti” ritengono importante seguire “possibili spostamenti verso il basso delle aspettative di più lungo termine”, che sarebbero particolarmente preoccupanti se associati a crescita in rallentamento.

Per quanto riguarda la guidance, “alcuni” avrebbero voluto eliminare il riferimento al “tempo considerevole”, ma alla fine si è deciso di non farlo, per non correre il rischio di generare misinterpretazioni riguardo ai tempi della svolta  sui tassi. Si è discussa la possibilità di dare indicazioni sul sentiero dei rialzi, ma si è sottolineato che, vista l’incertezza sugli sviluppi economici e finanziari, rimane importante mantenere un ampio grado di flessibilità. La discussione sulla guidance proseguirà alla riunione di dicembre: il FOMC intende muoversi con grande cautela nell’apportare modifiche nella comunicazione. 

Nel complesso, i verbali non modificano lo scenario atteso per la politica monetaria: l’evoluzione dei dati dovrebbe mantenersi positiva, a nostro avviso, determinando un ulteriore aumento della fiducia nella ripresa e della probabilità che la svolta dei tassi avvenga a metà 2015.


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