Da seguire: Il tasso di disoccupazione è visto stabile in Germania a dicembre al 6,6%. Le indagini di clima suggerivano un lieve calo delle intenzioni ad assumere non escludiamo quindi si possa vedere un….
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- lieve aumento della disoccupazione nei prossimi mesi. Nell’euro zona il tasso di disoccupazione è ugualmente visto invariato all’11,5% a novembre. Non ci aspettiamo cali significativi dai livelli attuali fino al 2015 inoltrato. In Italia si potrebbe vedere un lieve calo al 13,1% dopo il balzo a sorpresa al 13,2% del mese precedente.
- Area euro. La stima preliminare dovrebbe mostrare l’inflazione a dicembre in calo a -0,1% a/a da un precedente +0,3% a/a. Il crollo è da ricondursi alla brusca frenata dei prezzi delle benzine che stando ai dati della Commissione UE potrebbe aver contribuito per circa tre decimi alla dinamica mensile. Altresì, l’inflazione core potrebbe risalire di un decimo a 0,8%. Ci aspettiamo che l’inflazione area euro tocchi un minimo a -0,2% a/a nei primi mesi del 2015 e che si aggiri in media attorno allo 0,4% a/a nel 2015.
- Italia. I prezzi al consumo sono visti calare di due decimi a dicembre, come il mese scorso (di un decimo sull’armonizzato). Di conseguenza l’inflazione annua tornerebbe in territorio negativo a -0,2%, confermando come il rimbalzo di ottobre e novembre fosse solo temporaneo (in quanto dovuto in gran parte a prezzi regolamentati). Il CPI potrebbe rimanere in territorio marginalmente negativo anche nei primi mesi del 2015.
Stati Uniti
- La Fed pubblica i verbali della riunione del 17 dicembre. La lettura dei verbali dovrebbe dare informazioni rilevanti sul dibattito che ha portato alla timida modifica della guidance e soprattutto sulle opinioni riguardo allo scenario di politica monetaria in un contesto di potenziale conflitto fra gli obiettivi della Fed. La riunione si è conclusa con un voto spaccato (7-3) e i verbali riporteranno ancora ampia dispersione di opinioni riguardo ai tempi e ai modi della svolta sui tassi. Nella conferenza stampa Yellen non ha scoraggiato la valutazione di probabile svolta intorno a metà 2015, oltre a indicare che è assai improbabile un rialzo prima di aprile. Le informazioni da cercare nei verbali riguardano soprattutto se c’è un consenso (se pure ben lontano dall’unanimità!) riguardo alla strategia da seguire nel caso probabile in cui verso metà 2015 ci si trovi con un mercato del lavoro ormai quasi in linea con la piena occupazione, e un’inflazione di poco sopra lo zero, anche se temporaneamente. Riteniamo che la chiave di volta siano i salari e le aspettative di inflazione delle famiglie: con salari in accelerazione e aspettative di inflazione circa stabili, la Fed potrebbe svoltare intorno a metà anno, anche con l’inflazione vicina all’1% a/a.
Ieri sui mercati
- Terzo giorno consecutivo di calo per il prezzo del petrolio. Il primo contratto sul Brent Crude ha chiuso a USD 51,10.
- L’euro è sceso a 1,1888 dollari. Nuovi massimi per l’indice di cambio effettivo del dollaro, che avanza sensibilmente anche contro sterlina.
- Spread e rendimenti in rialzo per il debito sovrano della periferia europea, anche se i livelli rimangono per quasi tutti molto bassi (fa eccezione, ovviamente, la Grecia). Netto ribasso dei rendimenti su UST, Bund e altri mercati core europei.
- Revisioni al ribasso per i PMI dell’Eurozona in dicembre. L’indice composito per l’Eurozona è stato ritoccato a 51,4, quello dei servizi a 51,6. Nei servizi, sorprende in negativo l’Italia (49,4), mentre Francia e Germania sono state riviste al rialzo rispettivamente a 50,6 e 52,1.
- Negli Stati Uniti, l’ISM del settore non manifatturiero a dicembre cala a 56,2 da 59,3 di novembre. Tutte le componenti dell’indagine correggono da livelli straordinariamente alti a novembre, pur restando in territorio espansivo. L’indice di attività corregge a 57,2 da 64,4, tornando vicino al livello di giugno; gli ordini scendono a 58,9 da 61,4 . L’occupazione è poco variata a 56 da 56,7. Il direttore dell’indagine, Nieves, ha detto che un rallentamento nei servizi era inevitabile, visti i tassi di crescita fortissimi dei mesi passati; si registra ancora un’attività molto buona e non c’è preoccupazione per il rallentamento di dicembre.
- I dati pubblicati negli Stati Uniti nelle ultime due settimane hanno registrato segnali di rallentamento del ritmo di crescita dell’economia USA, con correzioni degli indici di attività sia nel manifatturiero sia nei servizi, che restano comunque su livelli chiaramente espansivi.
Fonte: BONDWorld.it
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