Flash: Rendimenti in sensibile rialzo sulla curva BTP, da 5 a 11pb.

Da seguire: Area Euro: L’indice di fiducia economica della Commissione UE potrebbe avanzare fino a 101,2 da un precedente 100,8 a dicembre grazie ad un recupero di fiducia nel manifatturiero a -3,5 da un…


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  • precedente -4,3 e nei servizi a +4,6 da un precedente +4,4. Sarà interessante osservare la dinamica delle attese di prezzo dalle indagini settoriali nonché dei consumatori. L’indice chiuderebbe il 4° trimestre in media 100,9, stesso livello del trimestre estivo e coerente quindi ancora con una crescita del PIL AE tra 0,1% e 0,2% t/t. Le indicazioni dai PMI sono state al margine meno incoraggianti.
  • Le vendite al dettaglio area euro sono viste in accelerazione a dicembre, a +0,7% m/m dopo il +0,4% m/m del mese precedente. Nel mese le vendite sono salite dell’1% m/m sia in Germania che in Spagna e dello 0,8% in Francia. Le vendite dovrebbero beneficiare del recupero di potere d’acquisto associato al calo dell’inflazione.
  • Germania. In novembre, gli ordini all’industria sono calati di -2,4% m/m dopo il +2,9% di ottobre. La flessione dipende dal riassorbimento del balzo di ottobre per gli ordinativi domestici di beni intermedi e di investimento, e dalla forte contrazione degli ordinativi di beni capitali provenienti da paesi non-euro. La tendenza di fondo, al netto della forte volatilità mensile, è leggermente positiva.

Ieri sui mercati

  • Il cambio euro/dollaro ha segnato il minimo di giornata a 1,1800 e rimane vicino ai minimi anche questa mattina. Dollaro più forte anche contro yen (119,25 ieri, vicino a 120 questa mattina) e sterlina.
  • Rendimenti in sensibile rialzo sulla curva BTP, da 5 a 11pb. I tassi sono saliti anche sui mercati tedesco e americano, sebbene in misura meno sensibile. La crisi politica greca pesa sulle quotazioni del debito pubblico ellenico: il rendimento decennale è al 10,88%, massimo dal luglio 2013, e la curva registra una forte inversione sul tratto 3-10 anni.

Area Euro

In base alla stima preliminare, l’inflazione è calata più del previsto a -0,2% a/a a dicembre, da un precedente +0,3% a/a. Il dato è compatibile con un calo di due decimi dei prezzi nel mese, da ricondursi interamente al calo dei prezzi dell’energia e in particolare dei carburanti. Infatti, l’inflazione core è viceversa risalita in linea con le nostre attese di un decimo a 0,8%. Stimiamo un’inflazione negativa almeno sino alla primavera.

Il tasso di disoccupazione è rimasto stabile all’11,5% a novembre. È da agosto che il dato risulta invariato a tali livello, solo di poco inferiore rispetto al massimo storico toccato al 12% un anno prima. Non ci aspettiamo cali significativi dai livelli attuali fino a 2015 inoltrato. In Germania a dicembre i disoccupati sono diminuiti più del previsto, di ben 27 mila unità (dopo le 16 mila di novembre). Si tratta del dato migliore dallo scorso aprile. Di conseguenza il tasso di disoccupazione (misurato secondo gli standard nazionali) ha toccato un nuovo minimo storico scendendo di un decimo al 6,5%.

Italia. Dopo il rimbalzo dei due mesi precedenti, l’inflazione è tornata a calare a dicembre, a zero (da +0,2% a/a di novembre) secondo l’indice NIC e a -0,1% a/a (da +0,3% precedente) in base alla misura armonizzata UE. Nel mese i prezzi sono rimasti stabili dopo il calo di novembre. Il calo di dicembre (sebbene meno accentuato del previsto) conferma la nostra ipotesi che il rimbalzo dell’inflazione di ottobre e novembre fosse di natura temporanea. A nostro avviso la variazione dei prezzi tornerà in territorio negativo già a gennaio (favorito dal calo delle tariffe di luce e gas, del 3% e dello 0,3% rispettivamente) e vi resterà per la maggior parte del 1° semestre.

Italia. A novembre, il tasso di disoccupazione è salito al 13,4% dal 13,3% (rivisto al rialzo di un decimo) di ottobre. Si tratta di un nuovo massimo storico ove si consideri non solo la serie mensile (disponibile a partire da gennaio del 2004) ma anche quella trimestrale (ovvero dal 1977). Nel mese si registra un secondo calo mensile significativo per gli occupati, di 48 mila unità dopo le 65 mila del mese precedente. Nuovo record anche per la disoccupazione giovanile (nella fascia d’età 15-24 anni), salita al 43,9% a novembre dal 43,3% di ottobre. Poiché una ripresa congiunturale deve ancora materializzarsi (confidiamo in segnali più chiari in questo trimestre), la situazione occupazionale rimarrà difficile ancora per qualche tempo.

Una spinta per la ripresa e, indirettamente, per la stabilizzazione del mercato del lavoro potrebbe arrivare dai recenti movimenti sui mercati finanziari, del cambio ma soprattutto del prezzo del petrolio. La nostra stima di crescita del PIL dello 0,4% nel 2015 (dello scorso novembre) incorporava un cambio euro/dollaro pari a 1,22 e un prezzo del brent crude di 72 dollari in media nell’anno. Rispetto a tali ipotesi tecniche assunte alla base della stima sul PIL, l’euro si è deprezzato in misura relativamente modesta (del 3%) mentre il petrolio (anche valutato in euro) si è deprezzato in misura significativa (del 30% circa). In base alle nostre simulazioni, ne deriverebbe un impatto aggiuntivo di circa 0,3% sul PIL medio annuo. L’effetto sull’occupazione è positivo ma di minore entità (0,1%). L’impatto netto sull’inflazione è significativamente negativo (-0,5%).

Stati Uniti

La bilancia commerciale a novembre registra una chiusura del deficit a -39 mld di dollari da -42 mld di ottobre. La riduzione del saldo è dovuta al petrolio: al netto del petrolio il deficit aumenta a -27.6 mld di dollari da -27 mld di ottobre. Le esportazioni calano di -1% m/m, le importazioni di -2,2% m/m. Il saldo reale cala a -47,8 mld da -50 mld di ottobre (esportazioni reali di beni, -0,4% m/m, importazioni reali di beni, -1,6% m/m). La riduzione del deficit nominale complessivo è un effetto combinato di prezzi del petrolio e di importazioni di petrolio in ampio calo. In parte la contrazione dei volumi di import e export è legata al blocco dei porti della costa Ovest dovuto a uno scontro sui contratti dei lavoratori portuali in California. L’ulteriore calo del prezzo del petrolio di dicembre indica che il deficit commerciale nominale a fine 2014 dovrebbe ridursi ancora massicciamente; in termini reali, tuttavia dovrebbe esserci una ripresa dei volumi scambiati grazie alla fine del blocco nei porti californiani, con un rimbalzo delle importazioni ex petrolio che dovrebbe dare luogo a un contributo del canale estero appena positivo sulla crescita del PIL del 4° trimestre.

La stima ADP degli occupati non agricoli privati dà un nuovo segnale positivo sull’andamento del mercato del lavoro, con una variazione di 241 mila posti, dopo +227 mila di novembre. I dati danno supporto alla previsione di un employment report solido (in pubblicazione venerdì 9 gennaio) anche per dicembre.

I verbali della riunione del FOMC di dicembre confermano che un periodo transitorio di deflazione non sarà un deterrente per la svolta sui tassi se i dati confermeranno il proseguimento della ripresa a ritmi moderati. I verbali riportano che il rialzo dei tassi probabilmente non avverrà prima di almeno un paio di riunioni, come aveva anche affermato Yellen nella conferenza stampa, ma ribadiscono ancora che la tempistica del primo rialzo rimane determinata dall’evoluzione dei dati. Nel complesso i verbali non modificano l’aspettativa di un primo rialzo intorno a metà anno.

Fonte: BONDWorld.it


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