Exane Macro: Cosa aspettarsi nel 2015 secondo Exane BNP Paribas

2015: un nuovo mondo caratterizzato da un prezzo del petrolio più basso secondo Exane BNP Paribas…

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a cura di Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane BNP Paribas


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Il team Macro di Exane BNP Paribas ritiene che il principale tema del 2015 è il calo eterogeneo, già in corso da diversi mesi, registrato dalle commodities. Un trend che dovrebbe continuare nei prossimi mesi e il cui impatto si farà sentire durante tutto l’anno.

In seno alle differenti materie prime, l’attenzione globale è principalmente focalizzata sul calo del prezzo del petrolio. Tale calo è imputabile ad un eccesso di offerta (lo scorso anno, i paesi non OPEC hanno aumentato la produzione di 1,77 m di barili al giorno mentre quelli OPEC hanno superato la loro quota di 0,5 m barili al giorno) e al sorprendente calo della domanda che, negli USA, è stata più debole delle stime. Una divergenza, quella tra domanda ed offerta, che dovrebbe continuare nel 2015: secondo i nostri economisti, il prezzo del brent potrebbe attestarsi a 40 USD/bbl nel H1 2015 e successivamente aumentare leggermente, a seguito dell’accelerazione dell’economia globale, per raggiungere un prezzo medio sul 2015 pari a 60 USD/bbl. All’orizzonte, non si profila, dunque, nessun rimbalzo dell’oro nero: non dimentichiamo, infatti, che la produzione di shale oil dovrebbe, infatti, aumentare in Nord America, che l’Arabia Saudita ha un incentivo a mantenere basso il prezzo per sfavorire l’Iran e creare pressioni sui produttori di shale oil, e che, in genere, sono necessari 4/5 anni prima che i prezzi reagiscono ad un taglio della capacità di produzione.

Sebbene il crollo del prezzo del petrolio possa a prima vista intimorire gli investitori, in realtà ci troviamo di fronte ad uno shock positivo con condizioni finanziarie che dovrebbero rimanere accomodanti, perlomeno fino al rialzo dei tassi della Fed. Tenuto conto del livello di liquidità, che dovrebbe, dunque, restare elevato nell’anno in corso grazie all’attivismo della BCE e della BoJ, gli economisti di Exane BNP Paribas stimano un’accelerazione della crescita globale con il PIL che dovrebbe attestarsi a 3,5% nel 2015e (vs 3% nel 2014) trainato, come in passato, dalla locomotiva americana. Sorprese potrebbero, invece, registrarsi nell’Eurozona che sostenuta dal calo del petrolio, da una politica monetaria accomodante e dal deprezzamento dell’euro, potrebbe mettere a segno una crescita, su base trimestrale, del PIL superiore a quella attualmente stimata dal consensus. Mentre, per quanto riguarda gli emergenti, la dispersione continuerà a farla da padrone con i paesi importatori di petrolio che potrebbero registrare una maggiore crescita, sostenuta, anche dal miglioramento, nei paesi sviluppati.

Le principali conseguenze del calo del prezzo del petrolio secondo Exane BNP Paribas

1) Miglioramento del trade-off globale crescita/inflazione nell’H1

Il crollo del petrolio rappresenta un evento positivo per i paesi importatori netti di petrolio che beneficiano, dunque, di un aumento del reddito reale disponibile che si traduce in una maggiore crescita. Inoltre, il ribasso dell’oro nero permette un calo dell’inflazione.

Gli economisti di Exane BNP Paribas ritengono che, nel 2015, il calo del brent porterà ad una crescita netta positiva del PIL dello 0,3% mentre l’inflazione dovrebbe ridursi dello 0,6%. Ne deriva, dunque, che l’anno in corso, ed il primo trimestre in particolare, sarà caratterizzato da un’elevata disinflazione.

Un contesto di tal tipo, che spicca per un miglioramento, a livello globale, del trade-off crescita/inflazione è positivo per le asset class rischiose.

2) Rialzo della volatilità sui mercati

La maggiore volatilità stimata dal team Macro di Exane BNP Paribas è riconducibile:

1) all’aumento del rischio geopolitico nei principali paesi produttori di petrolio, come Russia, Venezuela e paesi del Medio Oriente, cioè in quei paesi in cui il calo del petrolio sta rendendo difficile il finanziamento del deficit fiscale;

2) ai numerosi appuntamenti elettorali (Grecia, Regno Unito, Portogallo e Spagna) previsti in Europa in cui i partiti populisti continuano a guadagnare consensi.

3) Ulteriore decoupling delle politiche monetarie dei paesi sviluppati con conseguente rialzo del dollaro

Nel 2015, il tono delle banche centrali dei paesi sviluppati continuerà a divergere ulteriormente a causa dei diversi cicli economici in cui si trovano tali paesi: da un lato, vi è, dunque, la Fed che dovrebbe adottare un biais più restrittivo nell’H2 mentre, dall’altro, la BCE, che potrebbe già lanciare un QE nella prossima riunione, e la BoJ che adotteranno un biais sempre più accomodante ed aggressivo per far fronte al calo dell’inflazione. Il parametro potrebbe, infatti, attestarsi nell’Eurozona in territorio negativo, un evento mai registrato dalla creazione dell’area.

In particolare, tenuto conto della recente stabilizzazione dell’inflazione salariale, che dovrebbe continuare nei prossimi mesi dato che il calo del petrolio manterrà bassa l’inflazione, e della flessibilità presente sul mercato del lavoro, Exane BNP Paribas stima che la banca centrale americana procederà ad un primo rialzo dei tassi di 25bp a settembre, aumento che dovrebbe essere seguito da un ulteriore rialzo di 75bp a dicembre. Nel 2015, anno in cui lo spread dei paesi periferici europei dovrebbe continuare a contrarsi, la liquidità globale dovrebbe, dunque, toccare un massimo.

Come già avvenuto nel 2014, le aspettative di un giro di boa nella politica della Fed supporteranno, secondo i nostri economisti, il dollaro che continuerà, dunque, ad apprezzarsi nei confronti dell’euro e dello yen, sebbene ad un ritmo meno sostenuto dato che il mercato valutario ha già prezzato il tono più accomodante della banca centrale europea e giapponese. Senza contrare che la forza del biglietto verde dovrebbe essere attutita dall’andamento dei petrodollari.

4) Aumento del potere d’acquisto delle famiglie con conseguente aumento della spesa per i consumi, in particolare in Francia

Il calo del prezzo del petrolio, che determina una minore spesa per benzina ed energia, rappresenta una buona notizia per le famiglie che vedranno aumentare il loro potere d’acquisto e potranno destinare una maggiore quota del reddito a loro disposizione per i consumi. Come già avvenuto in passato, tale situazione dovrebbe, in particolare, registrarsi in Francia dove i consumi sono flat sin dall’inizio della crisi finanziaria e le cui prospettive, alla luce della bassa fiducia delle famiglie e della disoccupazione, non sono rosee. Tuttavia, diversamente dal consensus, il team Macro di Exane BNP Paribas ritiene che i consumi francesi, supportati anche da un minore fiscal drag, potrebbero sorprendere positivamente sull’anno in corso (stima Exane BNP Paribas 1,2% vs consensus 1,0%). Inoltre, l’attuale livello di risparmio, che si attesta su livelli particolarmente elevati, sembra confermare tale view.

5) Supporto al settore della costruzione residenziale europeo

Dato che il calo del prezzo del petrolio ha determinato rendimenti inferiori e conseguentemente un calo dei tassi sui mutui che ha reso più conveniente gli alloggi residenziali, il team Macro di Exane BNP Paribas ritiene che , sebbene il deleveraging sia ancora in corso, gli affitti siano ancora elevati e l’accesso al credito ancora problematico, il consensus sia attualmente eccessivamente pessimista sulle prospettive del mercato europeo della costruzione.

Senza contare che in numerosi paesi del Vecchio Continente i prezzi degli immobili non appaiono più sopravalutati. Una view che trova conferme nell’attuale livello del costo d’uso degli alloggi, che puo’ essere considerato come il rendimento reale a lungo termine al netto del deprezzamento e delle aspettative sui prezzi delle case. Al giorno d’oggi tale parametro, che diminuisce al crescere della convenienza degli alloggi, è in calo e si attesta sui livelli del 2008. Alla luce di ciò, è possibile stimare che la costruzione in paesi, come la Spagna, che hanno già registrato un crollo immobiliare e in quelli, come la Germania, in cui non si è osservata inflazione, potrebbe vivere una fase di ripresa mentre in quei paesi, come la Francia, che si sono dimostrati più resistenti, il ritmo del calo dovrebbe essere ormai contenuto.

Anche le attuali condizioni dell’attività di costruzioni in Europa rappresentano un fattore positivo. Gli alloggi residenziali sono, infatti, inferiori, in particolare nei paesi periferici, ai bisogni dettati dall’andamento demografico: la ripresa del mercato del lavoro dovrebbe, tuttavia, portare ad un aumento della domanda di alloggi permettendo alla costruzione di essere coerente con i bisogni fondamentali.

6) In seno ai paesi emergenti, impatto positivo nell’H1 sui paesi importatori di petrolio con fondamentali robusti ed elevati rendimenti reali

Sebbene il calo del petrolio dovrebbe avere dei risvolti positivi sui paesi importatori che dovrebbero registrare una modesta accelerazione ciclica, il team Macro di Exane BNP Paribas non ritiene che tali benefici saranno tali da compensare il rallentamento strutturale della crescita di tali economie. In una fase di mercato in cui permarrà una certa eterogeneità tra i paesi emergenti ed in cui continuerà la ricerca di rendimento in tale area, i nostri economisti privilegiano i paesi con fondamentali solidi come la Corea, Taiwan, l’Ungheria e la Polonia.

Per quanto riguarda, invece, la Cina, Exane BNP Paribas, pur considerando remoto il rischio di un hard landing, mantiene una view prudente sulla crescita a lungo termine del Celeste Impero alla luce del rallentamento in atto sul fronte degli investimenti e dell’andamento della domanda globale e nazionale. Tuttavia, in virtù del fatto che il paese è il maggiore importatore netto di petrolio, i rischi, principalmente derivanti dal settore immobiliare, sono ridotti dal calo dell’oro nero. Senza contare, inoltre, che tale evento, permettendo un calo dell’inflazione, aumenta la possibilità che la PBOC mantenga un biais accomodante.

Fonte: BONDWorld.it

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