Le nuove linee-guida per l’attuazione del Patto di Stabilità diffuse dalla Commissione prevedono per la prima volta in termini espliciti un adattamento delle regole sulla correzione del saldo strutturale alle condizioni del ciclo. Dovrebbe avvantaggiarsene in primis l’Italia…
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– La Commissione Europea ha presentato le nuove linee-guida nell’applicazione del Patto di Stabilità e Crescita1. La strategia è associata alla nascita del Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (EFSI) da 315 miliardi di euro in tre anni e contiene alcune novità di grande rilievo:
1) un “adattamento” delle regole del Patto (in merito all’entità della correzione sul saldo strutturale richiesta dal “braccio preventivo”) alla situazione ciclica. Nessun aggiustamento è previsto se: a) la crescita reale è negativa o l’output gap inferiore a -4%; b) l’output gap è inferiore a -3%, o inferiore a -1,5% con crescita sotto il potenziale, ma solo nel caso in cui il debito sia sotto il 60% del PIL e non presenti rischi di sostenibilità. È sufficiente un aggiustamento dello 0,25% del PIL se: a) l’output gap è compreso tra -4% e -3% e il debito è superiore al 60% o a rischio di insostenibilità; b) l’output gap è compreso tra -3% e -1,5%, il debito sotto il 60% (o sostenibile) e la crescita sopra il potenziale; c) l’output gap è compreso tra -3% e -1,5%, il debito sopra il 60% (o insostenibile) e la crescita sotto il potenziale. Una correzione dello 0,5% è richiesta se: a) l’output gap è compreso tra -3% e -1,5%, il debito è alto ma la crescita sopra il potenziale; b) l’output gap è compreso tra -1,5% e +1,5% e il debito non è su livelli preoccupanti. Nel caso in cui l’output gap sia in un intorno dello zero ma il debito sia alto, ovvero che l’output gap sia superiore a +1,5% e
la crescita sotto il potenziale, è previsto un aggiustamento superiore a mezzo punto. Può essere richiesta una correzione ancora superiore (ai tre quarti di punto o addirittura al punto percentuale) nel caso in cui l’output gap sia superiore a +1,5% e la crescita al di sopra del potenziale e/o il debito elevato. In precedenza era previsto un aggiustamento medio dello 0,5% del PIL all’anno, con l’invito a fare di più in caso di situazione congiunturale favorevole o debito elevato (e di meno in caso di ciclo ben impostato).
2) la “clausola degli investimenti” che permette la possibilità di deviazione temporanea (e di modesta entità) dagli obiettivi di bilancio per opere e programmi cofinanziati dall’UE o dall’EFSI. Per utilizzare questo margine non sarà più necessario rispettare la regola di riduzione del debito, ma i nuovi investimenti dovranno essere effettivi. Per l’Italia, nell’ipotesi di spendere interamente entro l’anno le risorse disponibili, il margine sarebbe di 3,5 miliardi di euro (si tratta quasi interamente di fondi non ancora spesi di competenza della programmazione 2007-13) ovvero lo 0,2% del PIL.
3) la “clausola delle riforme”: la Commissione valuterà ex ante l’impatto delle riforme strutturali (non solo l’efficacia degli effetti sul PIL potenziale, ma anche il grado di implementazione), al fine di consentire temporanei scostamenti dagli obiettivi di bilancio. A tale valutazione è legata la concessione dei margini di cui ai due punti precedenti.
– La vera novità è rappresentata dal primo dei punti elencati: per la prima volta viene messo “nero su bianco” (con parametri numerici precisi) un adattamento dell’entità della correzione fiscale alle condizioni del ciclo. In particolare per l’Italia (output gap pari a -3,4% nel 2015 secondo la Commissione, ma debito elevato), l’aggiustamento richiesto è certificato allo 0,25% del PIL (anziché lo 0,5% precedentemente previsto), il che dovrebbe consentire al nostro Paese di superare l’esame “definitivo” della Legge di Stabilità atteso per marzo. Ma sia per consentire di utilizzare tali margini, sia per evitare una procedura d’infrazione per il mancato rispetto della regola sul debito, l’Italia potrebbe dover invocare la clausola delle riforme, la cui implementazione ed efficacia dovrà essere valutata dalla Commissione.
1 http://ec.europa.eu/economy_finance/economic_governance/sgp/pdf/2015-01-13_communication_sgp_flexibility_guidelines_en.pdf
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