Il Punto: La riunione del FOMC si è conclusa con poche novità

La Grecia ha formato rapidamente il nuovo Governo. Il primo nodo è come l’esecutivo pensa di far fronte al fabbisogno finanziario del 2015-16. FOMC in stand-by…


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– La formazione in tempi record del nuovo Governo guidato da SYRIZA è allo stesso tempo una buona e una cattiva notizia. Cattiva, perché  ciò è stato possibile grazie un’improbabile alleanza con un partito nazionalista di destra, Anel, che potrebbe rivelarsi insostenibile a lungo andare. Buona, perché consente di accelerare i tempi del confronto con i creditori internazionali e di affrontare rapidamente una  situazione finanziaria in deterioramento.
Venerdì è in programma un primo incontro con il presidente dell’Eurogruppo, Djisselbloem. Nonostante il gran parlare che si fa dell’esigenza di ristrutturazione del debito, questo è un aspetto quasi irrilevante nell’immediato. La Grecia non ha rimborsi debitori all’Unione Europea fino al 2020, e beneficia anche di dilazioni sul pagamento degli interessi. Inoltre, la BCE riversa al programma i guadagni realizzati sul portafoglio di titoli greci. Nel complesso, la Grecia paga di spesa per interessi, al lordo della restituzione BCE, soltanto il 4,9% del PIL (meno dell’Italia) su un debito superiore al 170%. Il vero nodo dei prossimi mesi saranno le scelte che la Grecia stessa farà in materia di bilancio, perché l’implementazione del programma elettorale rischia di essere incompatibile con la sostenibilità di qualsiasi livello di debito e con il ricorso al mercato a costi ragionevoli. Alcuni sotto-segretari hanno immediatamente promesso annullamenti di privatizzazioni (come quella del porto del Pireo) e riassunzioni di dipendenti pubblici. Tsipras ha dichiarato, dopo l’insediamento, di puntare a un bilancio “in pareggio” ma non ad “avanzi irrealistici” – e se, come pare, si riferiva al saldo  primario, la distanza da colmare nelle prossime settimane sarà molta.

–  La riunione del FOMC si è conclusa con poche novità, in gran parte attese. Il comunicato dà una valutazione più positiva dell’economia reale e del mercato del lavoro, affermando che l’attività è cresciuta a un ritmo “solido” e la dinamica occupazionale è forte. Per quanto riguarda i prezzi, si rileva l’ulteriore calo dell’inflazione, in gran parte dovuto alla contrazione dei prezzi energetici; si sottolinea che le aspettative di inflazione delle indagini sono stabili, mentre quelle implicite nei prezzi di mercato sono calate “in modo sostanziale”. I rischi per lo scenario di crescita e mercato del lavoro restano, come nei comunicati precedenti, “quasi bilanciati”. Rispetto al comunicato di dicembre si aggiunge che l’inflazione è prevista in ulteriore calo “nel breve termine”, ma si mantiene la previsione che successivamente la dinamica dei prezzi riacceleri gradualmente verso il 2% e si ripete che “il Comitato continua a
monitorare da vicino gli sviluppi dell’inflazione”.

–  Nel comunicato, senza dissensi, la  guidance indica che “il Comitato ritiene di poter essere paziente nell’iniziare a normalizzare la  stance della politica monetaria”. Sappiamo dalla riunione di dicembre che questa è un’indicazione di  stabilità dei tassi per “almeno due riunioni”: almeno fino a giugno non ci saranno movimenti sui tassi. Nel comunicato di gennaio si ribadisce che la svolta sui tassi verrà decisa tenendo conto dei progressi sul fronte degli obiettivi di massima occupazione e stabilità dei prezzi con una valutazione degli sviluppi di molti indicatori macroeconomici, oltre a quelli finanziari e (si aggiunge a gennaio) internazionali. La Fed prende tempo per valutare i  rischi sui propri obiettivi: aspettare troppo ad alzare può rischiare surriscaldamento nel mercato del lavoro, ormai alla soglia della piena
occupazione; d’altra parte alzare troppo presto, con l’inflazione addirittura in territorio negativo, potrebbe innescare una spirale disinflazionistica. Questo è il dibattito su cui si sarà focalizzata la riunione e di cui  avremo informazioni con i verbali, in uscita il 18 febbraio. Il rafforzamento del dollaro, legato anche alle mosse espansive di molte banche centrali (BCE soprattutto, ma non solo) e la mancata svolta al rialzo dei prezzi del petrolio sono rischi per la previsione di svolta sui tassi a giugno, condivisa finora da un ampio numero di partecipanti alle riunioni del FOMC (e inclusa nelle nostre previsioni): nelle prossime settimane si avranno maggiori informazioni su eventuali spostamenti del consenso all’interno del Comitato. Gli sviluppi sui mercati internazionali e sui prezzi energetici alzano i rischi di spostamento in avanti della data della svolta.


Comunicazioni importanti

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