Questa notte, la Banca centrale russa ha agito in maniera forte e inattesa. Oltre ad alzare i tassi di interesse di riferimento del 6,5%, l’Istituto ha infatti ampliato l’offerta di dollari statunitensi all’asta nelle operazioni di pronti contro termine,….
Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter settimanale gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente.
Articolo tratto da Credit Suisse – Investment Monthly Europa (Febbraio 2015)
Articolo a cura di : Björn Eberhardt – Head of Global Macro Research
Nuovo territorio della politica monetaria dell’Eurozona
Alla riunione della Banca centrale europea del 22 gennaio, Mario Draghi è riuscito da ultimo a implementare il programma di acquisti di obbligazioni sovrane per l’Eurozona che i mercati si attendevano e per cui egli stesso aveva preparato il terreno da qualche tempo. Dopo aver praticamente esaurito tutti gli strumenti di politica alternativi, il programma di quantitative easing (QE) comprendente le obbligazioni sovrane ha rappresentato una delle ultime opzioni disponibili per la BCE. E, visto il lungo periodo di esitazione, era necessario che il programma convincesse positivamente anche i mercati, per non correre il rischio di un insuccesso già prima del suo avvio.
Reazione positiva dei mercati all’annuncio del QE
A giudicare dalla reazione iniziale dei mercati, Draghi è stato in grado di destare un’impressione positiva. Riteniamo altresì che le due principali caratteristiche dell’annuncio siano state alla base della sorpresa: da una parte, il ritmo degli acquisti (EUR 60 mia. al mese) è stato superiore al previsto, implicando acquisti di obbligazioni sovrane per almeno EUR 40 mia. al mese, e verosimilmente maggiori. Ma l’aspetto più importante è che il programma non presenta una data di conclusione fissa. La fine del programma è invece legata all’andamento dell’inflazione e avverrà solo in presenza di una ragionevole probabilità che, nel corso del tempo, l’inflazione ritornerà verso il target del 2%. Questa parte del programma mette quindi in evidenza la determinazione della BCE a rispettare il suo mandato per l’inflazione.
La condivisione dei rischi non è un ostacolo importante
Sono presenti anche altre parti degne di nota del programma – in particolare com’è stata risolta la complessa questione della condivisione dei rischi. La gran parte del rischio correlato alle potenziali perdite derivanti da un default sovrano sulle obbligazioni detenute (80%) dev’essere assunto dalle banche centrali nazionali, mentre il restante rischio sarà condiviso a livello dell’Eurozona. Ovviamente, dietro questa parte del programma, era presente una chiara motivazione politica. Infatti sembra che fosse necessario ottenere un sufficiente sostegno dalla Germania per il QE. Infine, siamo dell’idea che inverosimilmente questa caratteristica avrà una grande rilevanza sul piano pratico, poiché l’Eurozona implementerebbe molte misure prima di consentire a un paese di andare in default.
Si tratta per lo più degli strumenti stessi di condivisione dei rischi, come il salvataggio rappresentato dal meccanismo di stabilità europeo («ESM») o il programma di operazioni monetarie definitive («Outright Monetary Transactions») della BCE volti a evitare incrementi troppo marcati dei rendimenti delle obbligazioni a più breve termine.
Per la risposta dell’economia ci vorrà del tempo
La domanda più importante – quale sarà l’efficacia del QE nell’Eurozona – troverà risposta nei prossimi mesi e trimestri. Oltre allo stimolo monetario, l’Eurozona sta anche traendo vantaggio dalla flessione dei prezzi del petrolio e dall’indebolimento del tasso di cambio dell’euro. Pertanto le prospettive per la crescita dell’Eurozona nel 2015 sono significativamente migliorate. Uno dei principali beneficiari, con ogni probabilità, sarà l’economia tedesca, che è orientata alle esportazioni, ma a trarne vantaggio saranno anche altre economie importanti, come Francia, Italia, e Spagna. Considerando che la BCE ha impiegato la gran parte dei suoi strumenti di politica monetaria, sarà importante per il governo dell’Eurozona sfruttare l’ulteriore boccata d’ossigeno nei prossimi trimestri, andando avanti con le riforme strutturali.
Fonte: BONDWorld.it
Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it



