Flash: Area Euro – Le prime stime dovrebbero mostrare il PIL Eurozona in crescita di 0,3% t/t a fine 2014.

Area euro. Le prime stime dovrebbero mostrare il PIL Eurozona in crescita di 0,3% t/t a fine 2014, grazie in particolare alla sorpresa positiva di Spagna e Germania (+0,7% t/t ambedue). Su base annua la crescita del PIL area euro è attesa rimanere a 0,8%…

 


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Anche la crescita media annua 2014 sarebbe di+0,8%. La stima preliminare non include dettagli sui contributi alla crescita delle diverse componenti di domanda ma i dati sulle vendite al dettaglio suggeriscono una tenuta dei consumi sui ritmi di crescita dei mesi estivi (+0,5% t/t) ed una lieve accelerazione degli investimenti. Le esportazioni nette dovrebbero aver offerto un contributo nullo. Per il 2015, le nostre stime sono di una crescita di 1,1% ma i rischi sono verso l’alto nell’ordine di 0,2% – 0,3% a seguito del deprezzamento del cambio effettivo (-5%) e del calo ulteriore del prezzo del greggio (-15%) osservato tra metà dicembre e fine gennaio e dell’annuncio del QE BCE.

In Germania la crescita del PIL del 4° trimestre è stata largamente al di sopra delle previsioni: +0,7% t/t e +1,6% a/a; la crescita media annua del 2014 è stimata preliminarmente in +1,6% a/a. In Francia, il PIL è salito di 0,1% nel 4° trimestre dopo la crescita di 0,3% t/t dei mesi estivi quasi interamente spiegata dalle scorte. Su base annua, la crescita del PIL è frenata a 0,2% a/a da un precedente 0,4% a/a. La media 2014 del PIL è cresciuta di 0,4%, come nel 2013. In Olanda la crescita del PIL è stata di +0,5% t/t, anche in questo caso oltre le attese.

In Italia, il PIL potrebbe essersi stabilizzato a fine 2014, dopo essere sceso di un decimo nel trimestre precedente. La stabilità dovrebbe risultare dall’ulteriore flessione degli investimenti (appesantiti dalle costruzioni) a fronte di un contributo positivo dall’export; dovrebbe essere proseguita la, sia pur modesta, ripresa dei consumi. Il dato lascerebbe la contrazione dell’attività economica a -0,4% sia su base tendenziale (da -0,5% precedente) che in media d’anno nel 2014. Come ripetiamo da tempo, il 4° trimestre dello scorso anno dovrebbe segnare la fine della lunga fase recessiva italiana. Le indicazioni dalle indagini congiunturali supportano la nostra previsione di un ritorno alla crescita già a inizio 2015.

Stati Uniti

I prezzi all’import a gennaio sono attesi in calo (-3,3% m/m, -9% a/a), per il settimo mese consecutivo, sulla scia della continua correzione dei prezzi energetici e dell’apprezzamento del dollaro. I prezzi dovrebbero contrarsi anche al netto del petrolio, per via di correzioni del gas naturale e dell’effetto del dollaro forte. I dati fanno prevedere ulteriore debolezza dei prezzi al consumo, in uscita la settimana successiva e previsti in ampio calo (-0,7% m/m), con il passaggio in territorio negativo dell’inflazione a/a (a -0,12% a/a).

La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a febbraio (prel.) dovrebbe confermare i livelli elevati delle rilevazioni di gennaio, a 98,1. Il continuo calo del prezzo della benzina e il continuo miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro sono un solido sostegno per la fiducia e la spesa delle famiglie. Le aspettative di inflazione dovrebbero rimanere stabili: l’indagine di febbraio segnala che le famiglie prevedono che gran parte del calo recente della benzina sia riassorbito con aumenti dei prezzi nei prossimi 5 anni. Le aspettative sui prezzi indicano che i consumatori intendono in parte spendere e in parte risparmiare gli ampi aumenti di potere d’acquisto dovuti al calo dei prezzi energetici, come si evince dai dati recenti e dal simultaneo aumento dei consumi e del tasso di risparmio

Ieri sui mercati

Generalizzato calo dei rendimenti sui mercati europei. Il debito greco ha stretto sulla Germania, prevalendo al momento un’interpretazione moderatamente positiva dei cambiamenti avvenuti nella posizione del governo greco. Le aste di debito a medio-lungo termine del Tesoro italiano hanno collocato il massimo importo previsto, a tassi in calo e a fronte di buona domanda.

Forte rialzo degli indici azionari europei e americani.

Netto rafforzamento dell’euro sul dollaro, scambiato ora in area 1,14.

Risalgono le quotazioni del Brent Crude.

Area Euro

Grecia. Il Consiglio Europeo ha sbloccato il tavolo tecnico che deve preparare i lavori dell’Eurogruppo del 16 febbraio, ma “non è entrato in negoziati” sulla questione. Il governo greco ha dichiarato di voler fare tutto il possibile per raggiungere un accordo lunedì prossimo. Tuttavia, i nodi da sciogliere non sono pochi, e l’accordo dovrà tenere conto della necessità di coinvolgere in diversi Paesi i parlamenti nazionali per la ratifica. Confermate le indiscrezioni che circolavano da tempo sul crollo delle entrate fiscali in gennaio, che ha portato a un avanzo per l’amministrazione centrale inferiore alle attese per circa 900 milioni di euro. Ciò appesantisce ulteriormente il fabbisogno finanziario da coprire, aggiungendosi all’impatto della rinuncia alle privatizzazioni (8-9 miliardi in un triennio) e della possibile revisione degli obiettivi di avanzo primario (ca. 1,8 miliardi all’anno per ogni punto di revisione). Intanto, il Consiglio BCE ha autorizzato un’estensione dell’ELA per la Grecia dagli attuali 59,5 miliardi di euro a 65 miliardi, con validità fino al 18 febbraio.

Germania. La seconda stima ha confermato i prezzi al consumo in calo di 1,3% m/m e la dinamica annua a -0,5% a/a sull’indice armonizzato. Il nazionale è stato rivisto al ribasso di un decimo a -1,1% m/m e -0,4% a/a. Gennaio dovrebbe avere segnato il minimo per l’inflazione tedesca.

Area Euro. La produzione industriale è rimasta stabile a sorpresa a dicembre (era attesa una crescita di 0,2% m/m). Anche il dato di novembre è stato rivisto al ribasso. La variazione annua è calata a sorpresa a -0,2% da -0,8% precedente. L’output è aumentato in tutti i maggiori Paesi (Francia +1,6%, Germania +0,5%, Italia +0,4%), ma il dato è “viziato” dal crollo registrato in Irlanda (-12,4%). L’attività economica nell’industria è attesa rafforzarsi nei primi mesi del 2015.

BCE. Praet ha indicato che vede una svolta dell’economia area euro nel corso del 2015 ma che l’output gap si chiuderà non prima del 2018, pertanto la politica monetaria resterà accomodante per un periodo ancora molto esteso. Praet ha notato che i prezzi di mercato incorporano in buona misura l’effetto del QE.

Stati Uniti

Le vendite al dettaglio calano di -0,8% m/m, dopo -0,9% m/m di dicembre. Al netto delle auto la variazione delle vendite è di -0,9% m/m. Il calo è dovuto in gran parte al crollo delle vendite di benzina, -9,3% m/m (-23,6% a/a), chiaramente un effetto prezzo. Le vendite al netto di auto, benzina e materiali da costruzione aumentano di 0,2% m/m. Diverse voci importanti sono in calo: auto -0,5% m/m,  abbigliamento -0,8% m/m, articoli sportivi -2,6% m/m; in aumento invece sanità (+0,2% m/m), materiali da costruzione (+0,6% m/m, che però non entrano nella definizione di consumi del PIL), elettronica (+0,3% m/m), ristoranti e bar (+0,8% m/m, 13,1% a/a, un segnale di continuo aumento della spesa discrezionale). I dati suggeriscono che il CPI di gennaio potrebbe essere in calo anche più di quanto prevede ora il consenso (consenso Bloomberg: -0,6% m/m, previsione Intesa Sanpaolo: -0,7% m/m). Le vendite di gennaio non danno indicazioni di crescita dei consumi particolarmente solida, anche se potrebbero esserci effetti di freno alla spesa dovuti al maltempo dell’ultima settimana del mese. Le indicazioni delle indagini di fiducia e del mercato del lavoro sono estremamente positive e restano coerenti con una crescita dei consumi poco sopra il 3% t/t ann. nel 1° trimestre 2015.   

I nuovi sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 7 febbraio aumentano a 304 mila da 279 mila della settimana precedente. I dati non mostrano variazione nel trend, che si è stabilizzato in un intervallo compreso fra 270 mila e 320 mila negli ultimi 4 mesi, coerente con una solida dinamica occupazionale.

Fonte: BONDWorld.it


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