Da seguire: Area Euro: La riunione dell’Eurogruppo discuterà con il Governo greco le riforme da attuare per sbloccare il pagamento di una prima tranche di aiuti…..
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Il governo ellenico ha inviato all’Eurogruppo la lista di sette nuove misure che Atene intende adottare (oltre a quelle già concordate con i creditori internazionali), che però secondo Dijsselbloem è ancora lontana dall’essere completa. In sostanza, le posizioni appaiono ancora distanti e appare improbabile che si raggiunga alcuna decisione concreta sullo sblocco dei fondi. Nel frattempo il governo greco, che non ha ricevuto il via libera per l’emissione di T-bills, ha agitato la “minaccia” di referendum (secondo le precisazioni di Varoufakis, non sulla permanenza nell’euro ma sui contenuti delle riforme e della politica di bilancio).
Germania. I dati di bilancia commerciale di gennaio hanno mostrato un calo di -2,1% m/m dell’export (da +2,8% m/m precedente) a febbraio, in presenza di una flessione più lieve per le importazioni (-0,3% da -0,7% m/m). Il surplus commerciale è perciò calato a 15,9 miliardi di euro dai 18,9 di dicembre.
Stati Uniti
La Fed pubblica il Labor Market Conditions Index di febbraio, atteso ancora una volta in aumento su base mensile, dopo +4,9 a gennaio.
I market mover della settimana
Nell’area euro, il focus sarà sulla riunione dell’Eurogruppo che riaprirà i negoziati sulle riforme da attuare in Grecia. Sul fronte dei dati, la produzione industriale è attesa in calo di 0,2% m/m in Francia e in aumento di 0,1% in Italia e nell’intera area euro. La seconda stima per febbraio dovrebbe confermare il rimbalzo dell’inflazione a +0,1% da -0,4% in Germania, a -1,2% da -1,5% in Spagna e a +0,1% da -0,5% in Italia. In Francia l’inflazione è vista stabile a -0,4%. Gennaio dovrebbe aver segnato un minimo per la dinamica dei prezzi al consumo nella maggior parte dei paesi area euro.
La settimana ha diversi dati di rilievo in pubblicazione negli Stati Uniti. Le vendite al dettaglio di febbraio sono previste in aumento piuttosto sostenuto in termini nominali, sulla scia del rialzo dei prezzi e in particolare della svolta decisa del prezzo della benzina; le vendite di auto dovrebbero contribuire negativamente alle vendite complessive. A febbraio, i prezzi all’import e il PPI dovrebbero essere in rialzo su base mensile dopo diversi mesi di contrazione, per via del rialzo del prezzo del petrolio. La fiducia dei consumatori a marzo è attesa in moderato rialzo.
Venerdì sui mercati
Notizie contrastanti sul fronte macro dall’Asia: il PIL nipponico è stato rivisto verso il basso (da 2,2% a 1,5% trim. ann.) nel 4° trimestre, mentre i dati sul commercio cinese sono stati più positivi del previsto, con un aumento del 48,9% a/a dell’export e un calo del -20,1% a/a dell’import (tuttavia, i dati sono meno eclatanti in termini destagionalizzati: export +1,2%, import -17,3%).
Venerdì, i dati più forti del previsto sull’employment report negli Usa hanno determinato un netto aumento delle aspettative di mercato circa le mosse della Fed (la probabilità attribuita a un rialzo entro settembre è salita al 60% da 49% di giovedì). L’impatto che ne è derivato sui mercati è stato negativo sia sul mercato azionario che obbligazionario, e positivo sul dollaro. L’EUR/USD, dopo aver toccato 1,082 questa notte, è in lieve recupero stamane, a 1,086.
Nel giorno dell’avvio del QE, i rendimenti sui Btp sono in lieve ripresa dai nuovi minimi storici fatti segnare venerdì (decennale a 1,26% e spread a 90 punti-base, ai minimi da fine aprile 2010; stamane il decennale quota a 1,31% e lo spread a 92pb). Stasera il Tesoro annuncia tipologie e quantitativi in asta giovedì, mentre domani sarà la volta dei Bot annuali, offerti per un importo di 6,5 miliardi. Da notare che i rendimenti sulla curva tedesca sono negativi sino alle scadenze al 2021.
Prezzi in calo per il greggio venerdì, sul rafforzamento del dollaro dopo i dati Usa che ha prevalso sul rischio di un taglio della produzione in Libia e Iraq. Il future sul brent ha toccato un minimo a 59,17 dollari per risalire a 59,61 stamane sui dati cinesi superiori al previsto.
Area Euro
La seconda stima conferma che il PIL è cresciuto di 0,3% t/t a fine 2014, in recupero rispetto ai mesi estivi +0,3% t/t. Su base annua la crescita è accelerata a 0,9% a/a da un precedente +0,8% a/a. In media 2014 il PIL area euro è cresciuto di 0,9% dopo il -0,4% del 2013. Il dettaglio mostra a sorpresa un rallentamento dei consumi privati: +0,4% t/t dopo +0,5% t/t del 2° trimestre, ma un’accelerazione degli investimenti fissi a +0,4% t/t. Nel complesso la domanda interna ha contribuito per +0,3% t/t alla crescita trimestrale. Le scorte hanno sottratto 0,2%. Il contributo delle esportazioni nette è stato positivo per +0,2% dal momento che le esportazioni sono cresciute di 0,8% t/t il doppio rispetto alle importazioni. La crescita del PIL area euro dovrebbe essere sostenuta nei prossimi mesi dal calo del prezzo del greggio, deprezzamento del tasso di cambio e QE BCE. In media 2015 ci aspettiamo una crescita di 1,3% ma segnaliamo rischi verso l’alto, attendiamo però conferma di un’accelerazione della crescita dalle indagini di clima.
Spagna. La produzione industriale è cresciuta ancora a gennaio, di +0,2% m/m, dopo il +0,1% m/m precedente. Su base annua, la produzione viaggia a +0,4% a/a, in recupero rispetto al mese scorso. Il dato di gennaio segna un’entrata moderatamente positiva nel 1° trimestre: la crescita acquisita per marzo prossimo è di 0,9% t/t, in rallentamento rispetto al +1,2% t/t di fine anno ma coerente con le indicazioni dalle indagini di clima.
Italia. I prezzi alla produzione sono scesi di ben -1,6% m/m e -3,7% a/a a gennaio. In entrambi i casi si tratta di un minimo dal 2008-09. Ancora una volta i prezzi sono affossati dall’energia (-4,4% m/m, -11% a/a), al netto della quale il PPI sarebbe rimasto stabile sul mese e in aumento di un decimo su base tendenziale. Si nota però un aumento dei prezzi superiore all’1% su base annua in particolare per i prodotti farmaceutici e per macchinari e attrezzature. Il mese di gennaio dovrebbe aver rappresentato il punto di massimo per le spinte deflazionistiche a monte della catena produttiva.
Stati Uniti
L’employment report di febbraio dà un altro chiaro segnale di rapido avvicinamento alla piena occupazione. I nuovi occupati non agricoli sono pari a 295 mila (consenso: 235mila). I dati dei due mesi precedenti sono rivisti verso il basso di -15 mila; la media a 3 mesi rimane solida, a +288 mila. L’aumento di occupati è diffuso ancora una volta a tutti i settori (+288 mila nel settore privato, +7 mila nel pubblico): +8 mila nel manifatturiero, +259 mila nei servizi, con rialzi in tutti i comparti. L’occupazione rilevata con l’indagine presso le famiglie è in aumento di 96 mila, dopo +759 mila a gennaio; la media a 3 mesi è di +322 mila, e dà segnali coerenti con quelli dell’indagine presso le imprese. La partecipazione cala di nuovo, a 62,8% da 62,9%, e dà luogo a un calo della forza lavoro di -178 mila, in parte fisiologico dopo l’aumento di 1,051 mln di gennaio. Il tasso di disoccupazione scende a 5,5% da 5,7% di gennaio, toccando il minimo da maggio 2008. Il tasso di disoccupazione allargato che include individui scoraggiati e marginalmente attaccati alla forza lavoro, e lavoratori part time per motivi economici, scende a 11% da 11,3% di gennaio, minimo da settembre 2008. Il tasso di occupazione è stabile a 59,3%, massimo da luglio 2009. I salari orari aumentano di solo 0,1% m/m, ma a gennaio l’aumento era stato di 0,5% m/m. Le ore lavorate sono invariate su base mensile.
La nostra valutazione è che i dati sono omogeneamente positivi. Il tasso di disoccupazione si trova ora sul livello superiore dell’intervallo stimato dalla Fed come tasso di lungo termine (5,2-5,5%). La piena occupazione è ormai vicina. E la svolta dei tassi non può tardare.
La bilancia commerciale a gennaio registra un deficit di -41,8 mld da -45,6 mld di dicembre (rivisto da -46,6 mld). La chiusura del deficit a gennaio è dovuta al calo del prezzo del petrolio; il deficit al netto del petrolio è poco variato a -31 mld. In termini reali, il saldo si riduce rispetto a dicembre, ma rimane più ampio rispetto alla media del 4° trimestre, segnalando per ora un contributo negativo del canale estero a inizio 2015. Le esportazioni calano di -2,9% m/m, con contrazioni diffuse a quasi tutti i settori. Le importazioni registrano una variazione di -3,9% m/m, particolarmente negativa per il petrolio, ma con segnali di debolezza diffusi. Il mese di gennaio ha sicuramente risentito della vertenza dei lavoratori portuali del Pacifico, che ha bloccato il traffico di merci fra fine 2014 e i primi due mesi del 2015. E’ probabile che anche a febbraio ci siano ancora ampi effetti del rallentamento dell’attività nei porti, amplificato dal clima avverso del mese scorso. Con il 2° trimestre ci dovrebbe essere una normalizzazione dei flussi commerciali, dato che il contratto dei portuali è stato firmato nella parte finale di febbraio e il clima sta ora tornando in linea con le medie stagionali.
Fonte: BONDWorld.it
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