Flash: Italia. La produzione industriale è attesa in crescita

Da seguire: Area Euro: Francia. La produzione industriale è cresciuta di +0,4% m/m a gennaio dopo il forte aumento del mese precedente (+1,4% m/m, rivisto al ribasso di un decimo). Il forte aumento è spiegato dalla produzione di energia (il comparto elettricità segna un aumento di 2,7% m/m….

 


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  • dopo il +3,7% m/m di dicembre). La produzione manifatturiera è calata di 0,1% m/m, peggio delle stime di consenso ma meglio delle nostra previsione. Le indicazioni, per i prossimi mesi, dai PMI e indagine INSEE rimangono di semi-stagnazione per l’industria francese. il dato lascia comunque la produzione industriale in rotta per un aumento di 1,3% t/t, grazie alla forte uscita dal 2014, in netto recupero rispetto al -0,6% t/t di fine 2014.
  • Italia. La produzione industriale è attesa in crescita di 0,1% m/m a gennaio, in rallentamento rispetto allo 0,4% m/m di dicembre. La variazione annua tornerebbe in territorio negativo (a -2,8%) in termini grezzi, ma risulterebbe poco variata se corretta per gli effetti di calendario (0,2%). In ogni caso, il 1° trimestre per l’industria potrebbe essere il più positivo da oltre quattro anni.

Ieri sui mercati

  • I mercati ieri hanno corretto in parte le ampie reazioni seguite alla pubblicazione dell’employment report di febbraio, ma in Europa risentono delle tensioni in Grecia (vedi sotto). Le borse americane hanno chiuso in moderato rialzo, mentre in Europa ci sono state modeste correzioni, con l’eccezione di Dax e FTSE MIB. Il nulla di fatto alla riunione dell’Eurogruppo rappresenterà un fattore di debolezza anche per la giornata di oggi. In Giappone, i dati deboli della seconda stima del PIL del 4° trimestre hanno fatto segnare un ritracciamento al Nikkei.
  • L’obbligazionario europeo beneficia dell’inizio del QE BCE. Secondo indicazioni di stampa la BCE ha iniziato con acquisti di Bund e Btp. Il 10 anni tedesco ha toccato 0,304% in calo di 0,08 punti base. Questa mattina ha aperto in calo sotto quota 0,3%. I tassi tedeschi sono ora negativi fino a sette anni. I rendimenti a 10 anni italiani sono scesi a 1,26%. Negli USA, il T-note ha registrato un calo del rendimento a 2,18% da 2,24% di venerdì.
  • L’euro, sull’inizio del QE e nel post-employment report di venerdì, è sceso fino ad un minimo di 1,0824 e questa mattina ha aperto ancora in calo ed è sceso temporaneamente sotto 1,08, per poi risalire e riposizionandosi intorno a 1,0815.
  • Questa mattina i dati di inflazione in Cina mostrano un rallentamento della dinamica inflazionistica nei primi due mesi dell’anno, rispetto al trend di fine 2014: a febbraio il CPI aumenta di 1,4% a/a, dopo +1,5% a/a a dicembre (a gennaio l’inflazione era calata a 0,8%, ma nel primo bimestre ci sono distorsioni legate al Capodanno. Il PPI cala a -4,8% a/a. Il nuovo obiettivo di inflazione del governo è al 3% e potrebbe essere difficile da raggiungere con la combinazione di domanda debole e prezzi energetici in calo. 

Area euro

Grecia. L’Eurogruppo di ieri si è concluso con un nulla di fatto. I Ministri delle Finanze hanno giudicato poco convincenti le riforme proposte da Varoufakis (misure di contrasto all’evasione fiscale tra cui la possibilità di presentare una dichiarazione dei redditi per gli ultimi tre anni senza applicazione di una sanzione). I negoziati con la Troika riprendono mercoledì. La BCE comincerà a monitorare settimanalmente e non più ogni 15 giorni il fabbisogno di liquidità delle banche greche tramite l’ELA, dopo la concessione di un ulteriore mezzo miliardo approvato la scorsa settimana.

Stati Uniti

La Fed ha pubblicato il Labor Market Conditions Index di febbraio, che è aumentato per il 32° mese consecutivo, anche se a un ritmo minore di quello di gennaio (+4 da +4,8 precedente, rivisto al ribasso di un decimo).

Mester (Cleveland Fed) ha ripetuto che l’economia americana è su un sentiero di ripresa sostenibile. Mester è “ragionevolmente fiduciosa” che l’inflazione torni al 2% entro fine 2016: pertanto si troverebbe a suo agio con una svolta sui tassi nella prima metà dell’anno. Fisher (Dallas  Fed) ha detto che rialzi dei tassi in tempi brevi permetterebbero alla Fed di seguire successivamente un sentiero di rialzi graduale. Fisher ha sottolineato che i livelli dei rendimenti a lungo termine sono stati influenzati dalle politiche di acquisto della Fed. Fisher non parteciperà alla riunione del FOMC del 18 marzo, perché il suo mandato termina il 19 marzo.

Fonte: BONDWorld.it


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