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Flash: Germania. Il tasso di disoccupazione potrebbe rimanere invariato

Da seguire: Area euro: – Germania. Il tasso di disoccupazione potrebbe rimanere invariato per il secondo mese consecutivo a luglio, al 7,7%. Nel periodo dal ’92 a oggi, solo tra il settembre e il novembre 2008 si ….


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è registrata una disoccupazione più bassa. Il numero dei disoccupati è visto in calo di 15 mila unità dopo il calo di 21 mila a giugno (sarebbe il tredicesimo mese consecutivo di calo dei senza-lavoro). Il dato cioè confermerebbe l’ottima performance del mercato del lavoro tedesco specie se paragonato agli altri paesi dell’area euro.

– L’indice di fiducia economica della Commissione Europea è visto in crescita a 99,5 a luglio dal precedente 98,7. Dovrebbe essere confermata la stima preliminare di un miglioramento della fiducia dei consumatori a -14 dal precedente -17. Il morale potrebbe migliorare sia nel manifatturiero (a -4 da un precedente -6) che nei servizi (a 5 da 4). Nel complesso, il livello della fiducia economica si colloca su livelli in linea con la sua media storica, e l’andamento degli ultimi mesi smentisce i timori di ricaduta recessiva paventati da più parti.

Ieri sui mercati

Le indicazioni di debolezza giunte dal Beige Book hanno provocato ieri sera una flessione dei mercati azionari statunitensi (Nasdaq a -1,0%, S&P 500 -0,7%, Dj -0,4%) e dei rendimenti obbligazionari (il decennale USA è tornato sotto il 3%). Il calo è proseguito sulle Borse asiatiche stamane. I rendimenti dei titoli tedeschi sono calati di un paio di punti-base sia sul biennale che sul decennale. Sul mercato dei cambi movimenti limitati sulle principali valute (euro/dollaro stabile in area 1,30). Il WTI risale sopra i 77 dollari nonostante l’aumento delle scorte settimanali di greggio USA.

Area euro

Italia. L’indice di fiducia delle imprese è salito assai più del previsto a luglio, a 98,3 da 96,3 di giugno (dato lievemente rivisto al rialzo). Il livello dell’indice ISAE è ora solo di poco inferiore alla media storica (100,9). Il miglioramento è trainato dalla risalita delle indicazioni delle imprese sugli ordini, che sinora sono risultate meno brillanti rispetto all’andamento effettivo degli ordini all’industria. Si registrano anche una sostanziale stabilità delle aspettative sulla produzione e un lieve accumulo di scorte di prodotti finiti.

La BCE (http://www.ecb.int/press/pr/date/2010/html/pr100728_1.en.html) ha comunicato i dettagli circa la scala crescente di margini di garanzia (haircuts) che sarà adottata a partire dal 1° gennaio 2011 in merito ai criteri di ammissione del collateral, in attuazione della decisione presa lo scorso aprile (che aveva esteso le garanzie ammissibili a rating nella fascia BBB+/BBB- e che era mirata soprattutto a ridurre il rischio che i titoli di stato greci potessero risultare non stanziabili già a inizio 2011). La nuova scala dipende da vita residua, merito di credito e liquidità delle singole emissioni (i dettagli sul sito della BCE). Nel caso degli ABS (ammessi solo nella fascia AAA/A-), il margine di garanzia sale dal 12% al 16% (ciò significa che a fronte di un tale collateral la BCE presterà alle banche un ammontare pari all’84% del valore del titolo). Il margine sale sensibilmente per i titoli in fascia tripla B, fino ad arrivare al 46% nel caso di obbligazioni bancarie (non covered) zero coupon e di vita residua superiore a 10 anni. Non ci sono modifiche per quel che riguarda i governi centrali e locali, le agenzie, le emissioni sovranazionali e i jumbo covered bonds, indipendentemente dal rating. In sostanza, anche nel 2011 verrà accettato un collateral di fascia BBB (che viceversa non sarebbe stato più ammesso allo scadere della modifica effettuata a ottobre 2008), ma con margini di garanzia più stringenti di quelli attuali (appena un 5% aggiuntivo rispetto ai titoli da A- in su). L’operazione rientra nel tentativo di limitare il rischio che la BCE si assume nelle operazioni di mercato dell’Eurosistema (nel 2009, più di un quarto del collateral dato in garanzia era rappresentato da obbligazioni bancarie non coperte), nel quadro di una “exit strategy” assai graduale che da un lato amplia il collateral ammissibile, dall’altro stabilisce dei limiti in termini di controllo del rischio. Gli effetti sul sistema bancario dovrebbero essere tutto sommato contenuti.

I risultati della “Bank Lending Survey” di luglio della BCE mostrano che il trend di minor restrizione delle condizioni di credito alle imprese, che era iniziato un anno fa e si era fermato nel 1° trimestre, sembra aver invertito nel 2° trimestre (la percentuale di restrizione netta è salita dal 3% all’11%). Stabili le condizioni di credito alle famiglie, su livelli lievemente restrittivi (10%). Le banche si aspettano una lieve restrizione sia per le imprese che per le famiglie nel prossimo trimestre. Tuttavia, notiamo che innanzitutto le condizioni del credito risultano assai meno restrittive rispetto a un anno fa. Inoltre, il lieve restringimento dei criteri del credito appare legato più agli spillover della crisi sul debito che non a motivazioni di ordine ciclico. Pertanto, l’attenuarsi di tali preoccupazioni, come visibile dall’attenuarsi delle tensioni sui mercati finanziari delle ultime settimane e dalla reazione positiva agli stress test, potrebbe far sì che si tratti solo di un tightening temporaneo e non di un’inversione di tendenza, visto che l’impatto del rafforzamento del ciclo dovrebbe spingere in direzione opposta nei prossimi trimestri.

Germania. In base ai dati preliminari dai Lander i prezzi al consumo sono cresciuti dello 0,2% m/m sulla misura nazionale e dello 0,3% m/m sulla misura armonizzata. L’inflazione ha accelerato all’1,1% a/a (da un precedente 0,9% a/a) sulla misura nazionale e all’1,2% a/a (dallo 0,8% a/a di giugno) sull’armonizzato. Il dettaglio dei singoli stati mostra che l’accelerazione su base annua viene principalmente da energia e alimentari freschi (visto il confronto statistico con lo stesso mese dello scorso anno, quando i prezzi di alimentari freschi e petrolio erano calati bruscamente). Nel mese tuttavia si è registrato un calo dei prezzi energetici e, in linea con la stagionalità di luglio un calo dei prezzi nell’abbigliamento e un aumento nei pacchetti vacanza e alberghi e ristorazione. Sula base dei dati dai Lander l’inflazione core potrebbe essere rimasta stabile a 0,6% a/a. Secondo il nostro scenario di previsione, per i prossimi mesi ci aspettiamo un CPI nazionale circa stabile (mentre l’armonizzato potrebbe salire all’1,4% a/a per fine anno).

Stati Uniti

Il Beige Book della Federal Reserve riporta che la crescita economica, che nel report del 9 giugno era vista in miglioramento in tutti i distretti, è ora giudicata in espansione in 8 distretti, stabile in due (Cleveland e Kansas City) e in rallentamento in altri due (Atlanta and Chicago). Comunque molti distretti definiscono i miglioramenti “modesti”. Il settore manifatturiero ha continuato a crescere, anche se a ritmi più modesti nella maggior parte dei distretti. La Fed segnala che i dati sulle vendite al dettaglio durante i primi mesi dell’estate sono in generale positivi, anche se in alcuni distretti gli incrementi registrati sono solo modesti; in fase di rallentamento le vendite di auto. L’attività turistica è aumenta fra i distretti, anche se nel distretto di Atlanta rimangono preoccupazioni in seguito rallentamento dell’attività turistica per via della marea nera nel Golfo del Messico. In tutte le aree del paese il mercato immobiliare è in difficoltà, soprattutto quello residenziale dopo la fine degli incentivi fiscali per l’acquisto della prima casa. Le condizioni del mercato del lavoro sono “gradualmente migliorate” in alcuni distretti, con aumenti in molti casi solo lievi, nelle aree di New York, Chicago, Minneapolis, Richmond e Atlanta, e con abbondante ricorso al lavoro temporaneo. Le condizioni di credito restano restrittive. In sintesi il report, in accordo con le dichiarazioni fatte da Bernanke al Congresso la settimana scorsa, mostra che la Fed dà un giudizio ancora molto cauto sulla ripresa in corso, sulla quale restano molte incertezze, il che supporta il mantenimento di una politica monetaria ultra-espansiva.

Gli ordini di beni durevoli a giugno sono scesi a sorpresa per il secondo mese consecutivo a giugno, di -1% m/m dopo il -0,8% m/m di maggio (rivisto da -1,1% m/m); gli ordini al netto dei trasporti segnano un calo di -0,6% m/m (dopo il +1,2% m/m di maggio) e al netto della difesa di -0,7% m/m (come ad aprile). L’aggregato più core costituito dagli ordini di beni capitali al netto della difesa e degli aerei mostra tuttavia un aumento (+0,6% m/m), anche se in rallentamento rispetto al +4,6% m/m di maggio (più del doppio di quanto stimato in prima battuta). Su base trimestrale annualizzata, questo comparto registra un aumento del 25,1% t/t. Le consegne scendono di -0,3% m/m; le consegne di beni capitali al netto di difesa e aerei registrano un aumento di 0,2% m/m; il ritmo di crescita trimestrale annualizzata (+15,8% t/t) consente di segnalare rischi verso l’alto sulla crescita degli investimenti delle imprese nel secondo trimestre. Le scorte aumentano dello 0,9% m/m da 1,1% m/m di aprile, con un modesto aumento del rapporto scorte/fatturato a 1,58, su livelli molto bassi rispetto ai picchi di inizio 2009. In sintesi, il calo degli ordini è solo apparentemente negativo, perché l’aggregato più core (beni capitali ex difesa e aerei) segnala una discreta tenuta sia delle consegne che degli ordini.




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Fonte: BondWorld.it


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