Exane Macro: Una convergenza al rialzo o al ribasso?

Punti chiave : La maggior parte dell’accelerazione ciclica dell’Eurozona è ormai  integrata nel consensus….

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A cura di Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane BNP Paribas


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I governi dell’Eurozona stanno beneficiando del calo dei rendimenti sovrani

L’attenzione si sposterà sui dati economici USA, per capire se l’Europa convergerà al rialzo o se saranno gli Stati Uniti a convergere al ribasso

Avendo lavorato all’OCSE per diversi anni, sono ben consapevole della qualità delle stime fornite da tale organismo. Inoltre tali stime sono spesso in linea con il consensus del mercato. Mercoledì scorso, l’OCSE ha rivisto al rialzo le sue stime sul PIL dell’Eurozona, portandole all’1,4% per il 2015 ed al 2% per il 2016. Un livello che è in linea con le nostre attese e con quelle del consensus. Gli ultimi leading indicators pubblicati in Eurozona hanno rispettato le attese del consensus: ciò significa che la maggior parte dell’accelerazione ciclica è ormai integrata nel consensus. Sebbene ciò, non implichi che dobbiamo preoccuparci sulle prospettive dell’Eurozona, è evidente che, per i dati economici in uscita nei prossimi mesi, sarà più difficile battere le aspettative del mercato.

Dal punto di vista fiscale, i governi dovrebbero annunciare buone notizie sul fronte della riduzione del deficit di bilancio. Il continuo calo dei rendimenti sovrani aiuterà, infatti, alcuni paesi a rimborsare più rapidamente i costosi prestiti ricevuti dall’FMI e a ridurre l’ammontare degli interessi passivi. Ciò è già accaduto in Irlanda, che ha rimborsato la metà del suo debito con l’FMI e la cui asta dei titoli di Stato della scorsa settimana si è caratterizzata per una domanda superiore all’offerta. Inoltre, giovedì scorso il Portogallo ha annunciato il rimborso di 6,6 miliardi di Euro all’FMI, cioè una parte dei 29,6 mld ricevuti in prestito. I paesi dell’Eurozona cercheranno anche di sfruttare questo contesto, caratterizzato da tassi molto bassi, emettendo obbligazioni a lungo termine. Sebbene persistono alcuni dubbi sulla capacità della BCE di acquistare gli asset che vuole, i governi, in termini di interessi passivi, stanno già beneficiando significativamente di questa situazione!

Da un punto di vista monetario, le attenzioni si sono concentrate sull’altra sponda dell’Atlantico. Come ampiamente atteso, l’FOMC ha eliminato dalla sua guidance il termine ‘paziente’. Ma il Comitato ha rivisto al ribasso le stime di crescita e, per la prima volta, ha evidenziato l’impatto negativo dell’apprezzamento del dollaro sulle esportazioni che, come ha affermato la Yellen, continuerà ad influenzare notevolmente le decisioni della Fed. L’esito di questo riunione rafforza quindi la nostra view che la Fed non aumenterà i tassi a giugno, preferendo posticipare tale decisione a settembre. A nostro avviso, il rischio principale è addirittura quello di un ulteriore rinvio anche a dopo settembre.

A prescindere dalla decisione che la Fed adotterà nel corso dell’anno, non riteniamo che i rendimenti a 10 anni dei T-Bond USA possano aumentare significativamente. Sebbene storicamente, le variazioni dei rendimenti dei titoli USA sono state seguite da variazioni dei rendimenti dei titoli sovrani dell’Eurozona, la convergenza dei tassi dell’Eurozona verso lo 0 impedirà un aumento significativo dei rendimenti dei titoli sovrani americani. In altre parole, il rialzo del rendimento del T-Bond USA a 10 anni sarà contenuto dagli inflows di capitali provenienti da Europa e Giappone in un contesto globale di bassa inflazione. La volatilità potrebbe essere maggiore sulla parte anteriore della curva dei rendimenti USA, tuttavia, a nostro avviso, abbiamo già assistito alla maggior parte del deprezzamento del cambio Euro/Dollaro (abbiamo rivisto il nostro target di fine anno a 1,10 rispetto all’1,15 precedente).

Tutto sommato, la situazione economica dell’Eurozona è abbastanza chiara sebbene permangano alcune incertezze sulle azioni della BCE, sul calo del prezzo del petrolio e sul deprezzamento dell’euro. L’attenzione dovrebbe ora esser focalizzata sull’economia statunitense. Il rallentamento della crescita degli Stati Uniti porterebbe allo scenario positivo di una convergenza al rialzo da parte dell’Europa. Ma  un apprezzamento del dollaro comporterebbe un aumento del rischio di una convergenza al ribasso da parte dell’economia americana. Sebbene la Fed abbia eliminato il rischio di un rialzo dei tassi in un debole contesto economico, una forte accelerazione economica potrebbe far nascere timori su un possibile inasprimento della sua politica monetaria. Per questo motivo, lo scenario migliore sarebbe lo scenario “Goldilocks”, nel quale l’andamento dell’economia USA non farebbe registrare eccessi né in un verso ne nell’altro. I dati economici americani saranno quindi, nel corso dei prossimi mesi, il driver macro più importante dei mercati.

Fonte: BONDWorld.it


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