Exane Macro: La ripresa tardiva dell’Eurozona

Punti chiave :

L’elettorato francese si sposta a destra mentre quello spagnolo a sinistra

Il potenziale di sorprese economiche positive è diminuito….

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A cura di Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane BNP Paribas


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Il livello d’inflazione in Eurozona dovrebbe aumentare fino al secondo trimestre del 2016, per intraprendere, a partire da tale data, un trend ribassista

La primavera è nell’aria! Per la maggior parte delle persone questa stagione significa fiori che sbocciano, cieli tersi, temperature gradevoli e romanticismo. Per l’Eurozona, la primavera si traduce in un miglioramento della situazione economica e in condizioni finanziarie più accomodanti.

Sul fronte politico, i responsabili dell’area non vantano molti consensi. Il coordinamento delle politiche all’interno dell’Eurozona rimane difficile: questa settimana Tsipras ha incontrato la Merkel per discutere su come sbloccare la tranche di aiuti finanziari che sarebbe già dovuta essere stata data alla Grecia alla fine dello scorso anno e per negoziare ulteriori prestiti da ricevere dopo giugno. In Francia, nonostante il miglioramento del contesto economico, i voti di protesta continuano ad aumentare: il Fronte Nazionale, partito francese di estrema destra, ha ottenuto molti consensi alle elezioni locali, classificandosi al secondo posto dopo il partito conservatore UMP di Sarkozy.

Mentre in Francia la destra sta raccogliendo sempre più voti, in Spagna è invece la sinistra a raccogliere maggiori consensi. Nessun partito ha ottenuto la maggioranza assoluta alle elezioni andaluse della scorsa settimana ed alle elezioni generali di fine anno si potrebbe verificare la stessa situazione. Sorprendentemente, nonostante il crescente consenso per Podemos e Ciudadanos, il PSOE ha mostrato una buona resistenza. Tradizionalmente, l’Andalusia è, infatti, una roccaforte del PSOE, che ha governato la regione senza interruzioni dal 1979. Continuiamo a ritenere che Podemos possa a fine anno entrare a far parte di una coalizione di sinistra. Rimane da capire se sarà il partito di maggioranza all’interno di questa coalizione. In questo caso, i mercati non accoglierebbero positivamente un primo ministro proveniente da Podemos.

Nonostante ciò, stimiamo che l’Eurozona dovrebbe crescere dell’1,5% quest’anno e dell’1,8% nel 2016. Sebbene gli indici PMI pubblicati in Europa la scorsa settimana abbiano battuto le attese del consensus, riteniamo che sia necessario rimanere obiettivi: sarà sempre più difficile, per gli indicatori economici, battere le aspettative del mercato. Detto questo, lo scenario economico europeo dipenderà anche dalla forza dell’economia statunitense, i cui leading indicators, dopo aver deluso nel corso della maggior parte del primo trimestre, hanno nell’ultima settimana registrato un miglioramento.

L’inflazione potrebbe essere un tema molto importante per l’Europa. Questa settimana il tasso di inflazione di febbraio del Regno Unito è sceso a 0, cioè il primo periodo di stagnazione dei prezzi dalla creazione dell’indice, avvenuta tre decenni fa. Anche in Eurozona il livello d’inflazione è molto basso. Tuttavia, alla luce della forte influenza determinata dall’andamento del petrolio, a partire da giugno l’inflazione dell’Eurozona dovrebbe aumentare fino a toccare un massimo dell’1,8% nel corso del secondo trimestre del 2016, per intraprendere, a partire da tale data, un trend ribassista. Di conseguenza, riteniamo che nel breve termine sia possibile assistere ad un rialzo delle aspettative inflazionistiche. Come già evidenziato negli ultimi mesi, ciò non significa che i rendimenti dei titoli di credito aumenteranno: gli acquisti della BCE manterranno i rendimenti del Bund circa pari allo 0% fino ad almeno la metà del prossimo anno (nel corso delle prime 2 settimane dal lancio del QE, la BCE ha comprato 26,3 mld di Euro di obbligazioni sovrane, un dato in linea con il ritmo mensile pianificato). Ciò rappresenta un driver positivo per l’andamento degli asset rischiosi dell’Eurozona.

Guardando a settembre 2016, quando la BCE deciderà se interrompere o continuare il QE, riteniamo che le stime di inflazione della Banca Centrale Europea siano troppo ottimiste per la seconda metà del 2016 e per il 2017. Il livello d’inflazione in Eurozona dipenderà anche dall’andamento, nel corso del prossimo anno, dell’economia a livello globale. Come commentato la scorsa settimana, la ripresa in Eurozona è tardiva rispetto a quanto avvenuto altrove. Per questo motivo il rischio principale per i paesi della moneta unica è rappresentato da un calo della domanda mondiale, proprio quando la crescita e l’inflazione sono in procinto di ripartire. Come annunciato da Stanley Fisher, la Fed dovrebbe alzare i tassi entro la fine dell’anno: a livello globale è probabile che il contesto di liquidità e crescita del 2016 sia meno favorevole rispetto a quello del 2015.

Fonte: BONDWorld.it


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