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Il Punto: Negli Stati Uniti, si terranno il 2 novembre le elezioni midterm

Negli USA è aperta la fase pre-elettorale che precede le elezioni midterm. L’evoluzione dello scenario economico sarà cruciale per limitare le perdite dei democratici. Lo scenario centrale è un ritorno a una situazione in cui il Congresso non è controllato dal partito del Presidente, limitando gli scenari della politica fiscale fra il 2010 e il 2012….


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Negli Stati Uniti, si terranno il 2 novembre le elezioni midterm. Queste riguardano il rinnovo di tutti i seggi della Camera (435 seggi), di un terzo del Senato (37 seggi) e di 37 governatori degli Stati. Una regolarità delle elezioni midterm è che il partito del Presidente tipicamente vede ridimensionata la propria rappresentanza in Congresso: nelle elezioni dal secondo dopoguerra in poi, il partito del Presidente in media ha perso 28 seggi alla Camera e 4 seggi al Senato. Nel 2010, questa regolarità dovrebbe essere ampiamente accentuata: il partito democratico dovrebbe, sulla base dei sondaggi, subire pesanti perdite sia alla Camera sia al Senato. I punti cruciali per gli equilibri politici che si formeranno a novembre riguardano lo scenario economico: nelle indagini pre-elettorali le questioni di rilievo sono l’economia, la riforma sanitaria e il deficit. Rispetto alle regolarità del passato l’esito di queste elezioni è più incerto: nei sondaggi in media il 70% degli intervistati disapprova l’operato del Congresso, e questo dovrebbe portare a maggiore turnover del normale per i candidati che si ripresentano, che avranno minore probabilità di essere rieletti rispetto alla norma.

La situazione attuale di controllo da parte del partito del Presidente di entrambi i rami del Congresso è inusuale; tipicamente l’equilibrio del potere è diviso fra i due partiti nei rami legislativo ed esecutivo. Alla Camera, i democratici hanno 257 seggi (59,1% dei 435 seggi totali), i repubblicani 178 (40,9%). Al Senato i seggi democratici sono ora 59 (su 100), quelli repubblicani 41. Le proiezioni tengono conto di quanti seggi “sicuri” sono in scadenza e quanti sono invece incerti, per via del ritiro del rappresentante in carica. Tipicamente il detentore di un seggio ha maggiore probabilità di essere eletto rispetto a uno “sfidante”. Al Senato, dei 59 seggi democratici, ne saranno rinnovati 19, di cui 7 “aperti” (in cui il senatore in carica non si ripresenta); per i repubblicani, dei 41 seggi attuali, ne verranno rinnovati 18, di cui 7 “aperti”. I seggi dei due senatori repubblicani indipendenti, che normalmente votano con i democratici, non vengono rinnovati. I seggi considerati davvero “sicuri” sono 4 democratici e 8 repubblicani. Alla Camera, dei 256 seggi democratici in rinnovo, 19 sono “aperti”; per i repubblicani, i seggi “aperti” sono 22.

Le proiezioni attualmente vedono la prevalenza di proiezioni di perdite ampie alla Camera, comprese fra 30 e 60 seggi (vedi Cook Reports, Nate Silver, Crystal Ball, CQ, Rothenberg), tali da fare prevedere la perdita della maggioranza democratica. Le analisi vedono una probabilità crescente di perdita di controllo democratico anche al Senato. La redistribuzione del potere politico in Congresso a novembre avrà implicazioni importanti per lo scenario di politica economica del biennio successivo. Le implicazioni di uno scenario politico di divisione netta fra esecutivo e legislativo fra novembre 2010 e le elezioni del 2012 sono di congelamento della situazione attuale. La ripresa del controllo del Congresso da parte dei repubblicani darebbe maggior peso alla questione del rientro dei conti federali: negli ultimi mesi, con la difficoltà da parte dei democratici di controllare l’ostruzionismo al Senato, la minoranza repubblicana ha ridimensionato gli interventi di stimolo fiscale in nome del controllo del deficit. In autunno potrebbe essere difficile per l’Amministrazione mantenere le misure incluse nel budget 2011, che è caratterizzato da un rientro fiscale modesto guidato essenzialmente da un aumento delle imposte sui redditi alti, sui dividendi e sui capital gains, a fronte del mantenimento (e di alcune riduzioni) delle aliquote dell’era Bush sulle classi medio-basse. I repubblicani sono contrari agli aumenti delle imposte inclusi nel budget, ma difficilmente potranno proporre di chiudere il deficit con rialzi delle imposte sulle classi di reddito medio-basso. La previsione più probabile quindi sembra essere al momento il congelamento dello status quo per due anni, con un allargamento del deficit rispetto alle proiezioni attuali. Bisognerà vedere se il mercato resterà indifferente di fronte a un deficit che non si chiude neppure dopo la modesta accelerazione della crescita prevista per il 2010-11.


Fonte: Intesa San Paolo Spa


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