MC: Euro/Dollaro USA: L’Euro a sconto sostiene le quotazioni europee

Nel primo trimestre dell’anno, il forte calo dell’Euro nei confronti del Dollaro USA ha reso più attraenti gli investimenti nell’Eurozona.  Il cambio Euro/Dollaro USA vale ora il 12,5% in meno che a dicembre 2014. ….


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Andrea De Gaetano  –  Senior Portfolio Manager  –  MC Capital Ltd


I mercati USA ed europei, che tradizionalmente andavano a braccetto, in questo momento si stanno muovendo a velocità differenti, pur rimanendo strettamente connessi.  
L’andamento del cambio Euro/Dollaro USA scandisce il tempo delle due andature. 

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Da gennaio a oggi, i mercati azionari USA sono rimasti quasi invariati, con l’indice S&P500 USA salito dell’1%, mentre le quotazioni dei mercati europei sono salite con decisione sia sul settore azionario, sia sull’obbligazionario.  
L’indice europeo Eurostoxx 50 è cresciuto del 19,5% e l’indice italiano FTMib40 del 25%.  

Il rafforzamento del Dollaro USA e le quotazioni massime dei mercati azionari USA degli ultimi anni hanno costituito un’opportunità per molti investitori USA di riposizionarsi sui mercati europei, resi più attraenti dalle prospettive di stimoli monetari da parte della Banca Centrale Europea, oltre che dalle quotazioni scontate dell’Euro.

Dall’inizio dell’anno, riporta CNBC, fondi ed ETF azionari hanno visto il più grosso deflusso di capitali dal 2009, 193 miliardi di dollari usciti dal solo ETF SPDR S&P 500 che replica l’andamento del S&P500, principale indice azionario USA.  
 
Sul fronte obbligazionario, le prospettive di tassi in discesa in Europa e gli acquisti diretti della BCE hanno spinto al rialzo le quotazioni, a scapito dei rendimenti. Da inizio anno il rendimento del BTP decennale Italia è sceso dall’1,87% all’1,25% e quello del Bund decennale Germania dallo 0,54% allo 0,1450%.  

Anche il rendimento del decennale USA è sceso, ma in modo più contenuto,  dal 2,17% di dicembre all’1,90% attuale. Nonostante la possibilità di un rialzo dei tassi a breve termine, le prospettive economiche USA non sono così allettanti da spingere al rialzo i rendimenti dei Titoli di Stato a lungo termine che, sulla scadenza trentennale, rendono il 2,55%, vicino ai minimi storici.
 
Il cambio Euro/Dollaro USA è stato protagonista dei verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve del 18 marzo, comunicati nella settimana corrente, evento atteso con ansia dai mercati. Ne è emerso un quadro confusionario, in cui una parte dei membri della Fed vorrebbe alzare i tassi d’interesse già a giugno, mentre altri parlano del 2016. Tutto dipenderà dall’evolversi dei dati macro.

Il Dollaro forte e i prezzi dell’energia in calo hanno l’effetto di ridurre l’inflazione negli USA e aumentano il potere d’acquisto dei consumatori (che ciò nonostante restano sulla difensiva).  Il target del 2% d’inflazione è uno dei riferimenti per decidere il rialzo dei tassi e, finché  l’inflazione è bassa, il rialzo dei tassi viene rinviato. I futures sui Fed Funds scontano ora un probabilità del 50% di un rialzo dei tassi in ottobre 2015, probabilità che aumenta con l’avvicinarsi del 2016.

Il Dollaro USA forte rende la vita più difficile alle aziende esportatrici americane, a vantaggio di quelle europee. Così, se nel breve gli analisti hanno rivisto al ribasso le previsioni degli utili delle aziende USA, è vero che nel medio periodo una ripresa europea creerà dei vantaggi anche agli USA.  

Poi, c’è la questione dell’occupazione: a parte la parentesi dei dati disastrosi comunicati settimana scorsa (nel mese di marzo sono state fatte 126.000 nuove assunzioni da parte delle aziende USA, la metà delle attese), il tasso di disoccupazione USA al 5,5% e le richieste di sussidi di disoccupazione tendenzialmente in calo fanno pensare che il momento di un rialzo dei tassi USA si avvicini.

Infine, la Fed ha deciso di continuare a reinvestire in  Asset Backed Securities  e  Treasury Bonds le cedole e Titoli in scadenza dell’enorme portafoglio costituito con anni di Quantitative Easing. La smobilitazione del portafoglio della Fed avrebbe effetti forse ancor maggiori di un rialzo dei tassi a breve termine.

In Europa, l’economia sta dando segnali di risveglio. L’inflazione europea, a -0,1% nel mese di marzo, è scesa meno del previsto. Il calo dei prezzi dell’energia è stato controbilanciato da un aumento dei prezzi dei servizi e del cibo. Per noi europei, l’Euro più debole rende più care le importazioni, creando inflazione.

Flussi di capitali verso l’Europa grazie  all’Euro debole, dati macro in miglioramento nel Vecchio Continente e incertezza sul momento del rialzo dei tassi USA hanno dato la forza all’Euro per testare più di una volta area 1,1050, livello da cui l’Euro è stato respinto per tornare ora in area 1,0650.  
 
Questa settimana, a frenare il rimbalzo dell’Euro sono stati i dati negativi sulle vendite al dettaglio in Europa (in calo dello 0,2% nel mese di febbraio) e gli ordini manifatturieri in Germania, scesi dello 0,9% tra gennaio e febbraio 2015, ma sopratutto l’incognita greca.  
 
Tra aprile e settembre la Grecia dovrà superare un percorso a ostacoli fatto di scadenze di debiti da rimborsare e accordi quadro con l’Unione Europea.   
 
 
OPERATIVAMENTE e PER CONCLUDERE
 
L’Euro sui minimi degli ultimi anni,  unito agli stimoli monetari della BCE, sta attirando capitali, non solo dagli USA, ma anche dalla Cina, la cui moneta è sui massimi di sempre nei confronti dell’Euro. Dal 2007 ad oggi l’Euro contro Renmimbi cinese è passato da 11 agli attuali 6,68. Il continuo afflusso di capitali sull’Euro finirà per giovare alla nostra moneta.
 
Se la Grecia dovesse inciampare in uno dei tanti ostacoli da qui a settembre e abbandonare l’Euro, il mercato avrebbe finalmente la mente libera dall’incertezza e regole più definite per i membri dell’Eurozona. Anche Warrent Buffet ha detto pochi giorni fa che una Grexit non sarebbe una cosa negativa per l’Area Euro. L’Euro, dopo un sell-off finale, recupererebbe.
 
I prezzi dei mercati azionari e obbligazionari scontano già gran parte dei benefici di un Euro più debole. Una Grexit sarebbe un ottimo spunto per una correzione su mercati che han corso tanto. Finché i tassi resteranno bassi, è probabile che il recupero sia rapido.  
 
Suggeriamo acquisti di Euro sulla debolezza, in area 1.05-1,045, per rivendere in area 1,105-1,1250, con attenzione al calendario delle scadenze greche che riportiamo qui di seguito.

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Fonte: BONDWorld.it

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