Repubblica Ceca: Il neo primo ministro della Repubblica Ceca, Petr Necas, spegne le voci su un possibile ingresso a breve del suo paese all’interno dell’ EMU, affermando che “non è prevista in agenda una data entro la quale entrare nell’Euro”…..
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La notizia non è piaciuta affatto agli esportatori Cechi, che vedono diminuire i volumi richiesti dall’estero a fronte della crescita della Koruna, che in questo mese ha guadagnato il 3.7% sull’Euro. La Repubblica Ceca sta vivendo la peggior crisi dalla fine del comunismo e sta fortemente tagliando le spese per ridurre il deficit, quindi si è scelto di tenere un profilo cauto da questo punto di vista. Il governo è convinto che nella corrente fase di convergenza dei prezzi con i paesi Euro più ricchi, la possibilità di avere un cambio flessibile potrebbe apportare benefici, mentre l’ingresso nella moneta unica alimenterebbe inflazione. Inoltre, nonostante le esportazioni siano previste in crescita nel prossimo anno, non rappresentano comunque l’unica risorsa nell’economia del paese, che prevede di indebitarsi per 280 mld di Koruna (Eur 11.6 mld).
Ungheria: In seguito alla rottura delle trattative con l’IMF e l’EU a causa della non attuazione delle misure di miglioramento della politica fiscale e di riduzione del debito (il più alto dell’Europa Centrale), e dopo il monito di alcune agenzie, prime fra tutte Moody’s, sul possibile deterioramento del livello di rating se non emergeranno abilità e volontà a sottostare alle misure restrittive, arrivano le parole del premier ungherese Viktor Orban, che afferma “lo stato finanziario del paese è stabile, prevedibile, e sicuro anche senza il supporto dell’IMF”, annunciando un piano per rilanciare la ripresa economica e creare occupazione attraverso l’autofinanziamento sui mercati finanziari. Tuttavia, l’Ungheria non ha emesso debito dal 2008, quando fu salvata dal default grazie a un fondo stanziato dall’ IMF, del quale non potrà più godere dopo la recente rottura. Ma proprio l’assenza di supporto dell’IMF potrebbe rendere gli investitori meno disponibili a prestare soldi, e di conseguenza il costo del finanziamento divenire molto elevato durante l’asta di collocamento fissata per il 3 Agosto. Infatti, anche se negli ultimi anni Budapest ha ristretto in maniera importante il budget gap, il debito pubblico rappresenta oggi l’ 80% del GDP.
Spagna: Ammonimento dell’agenzia di rating Moody’s alla Spagna, che potrebbe perdere la propria tripla A a seguito del review avviato in Giugno, dopo l’annuncio delle manovre necessarie per il rientro del deficit di budget superiore all’11%. Secondo le parole degli analisti di Moody’s, le prospettive economiche si stanno deteriorando e ciò potrebbe impedire al governo di rispettare gli impegnativi target dichiarati. Il terzo peggior deficit europeo, risultato da due anni di recessione, potrebbe costare un abbassamento del rating di 2 notches. Abbassamento che le agenzie S&P e Fitch hanno già attuato in Aprile e Maggio. Pesano ulteriormente sul Paese gli ultimi dati circa la disoccupazione, che nel secondo trimestre continua a salire raggiungendo il 20.1%, massimo dell’ultimo decennio.
Telefonica: Conclusa la lunga trattativa per l’operazione nel settore Telecommunications più costosa dell’ultimo decennio, tra la spagnola Telefonica e la portoghese PT per l’acquisizione della partecipazione di quest’ultima in Vivo, la loro joint venture brasiliana. Dopo essere stato ritoccato per un totale di Euro 1.8mld nei tre mesi della trattativa, il prezzo finale per l’acquisizione è pari a Euro 7.5mld. Tale cifra è pari a 10.6 volte l’Ebitda, della quale è partecipata Brasilecel, che controlla Vivo, ed è superiore al valore di mercato della stessa PT, pari a Euro 7.4 mld. PT utilizzerà Euro 3.8mld per acquisire il 22% di Oj, il maggior gruppo di telecomunicazioni brasiliano. Tale aspetto ha permesso di incontrare i favori del governo brasiliano che aveva posto veto alla trattativa, lamentando la necessità di mantenere una buona presenza nel Paese sudamericano. Telefonica, d’altro canto, ha ottenuto Vivo che verrà fusa con Teleps, provider di rete fissa, diventando l’unico gruppo in grado di competere con la messicana America Movil.
Deutsche Bank: La più grande banca tedesca per capitalizzazione di mercato ha riportato dati trimestrali che vedono salire l’utile netto del 6.2%, in contrasto con il calo registrato dalle revenues. Utile netto pari a Eur 1.16mld, vs Eur 1.09mld Q2 09, nonostante la crisi del debito sovrano che ha determinato un sostanziale calo di 11% dei profitti legati alle attività di Investment Banking. Positivi gli effetti della riduzione degli accantonamenti per crediti deteriorati, a Eur 243mln vs Eur 1mld del Q2 09, della valutazione al ribasso del debito proprio, un calo nel valore rende più economico il riacquisto e quindi è da considerarsi un guadagno, e del positivo effetto degli asset commerciali dell’acquisita ABN Amro. L’ebit sale del 16%, a Eur 1.5mld, in linea, secondo le audaci parole del gruppo, con il target di un ebit a Eur 10mld previsto per il 2011. Tier I all’1.3%, Core Tier I al 7.5%. Pubblicata inoltre l’esposizione verso i Periferici europei: debito spagnolo posseduto da Db pari a Eur 1.01mld, debito italiano pari a Eur 8.14mld, debito greco pari a Eur 1.09mld.
Alcatel-Lucent: La più grande produttrice di attrezzatura a linea fissa registra un sorprendente utile netto di Euro 20 mln nel corrente trimestre. Il dato assume rilevanza se confrontato alla perdita di 181 mln dello scorso anno, e alle aspettative degli analisti che prospettavano una ulteriore perdita di 191 mln. Ma sul dato hanno contribuito in maniera fondamentale le vendite da parte del gruppo della partecipazione nella compagnia militare Thales (255 mln), dei businesses satellitari (129 mln), e il taglio dei costi operativi di 2.3%. I ricavi hanno infatti continuato a diminuire (-4.8%) nel periodo Aprile-Giugno a Euro 3.9 mld. La compagnia, che compete con Nokia, Ericsson e Siemens, prevede che il mercato globale delle telecomunicazioni e dei relativi servizi diminuirà per un range di 8%-12% quest’anno.
Sanofi-Aventis: Dopo aver registrato un rialzo nelle vendite del 5%, e dopo le dichiarazioni inerenti all’acquisizione del gruppo americano Genzyme, il gruppo farmaceutico francese Sanofi-Aventis riduce le previsioni per i successivi trimestri ad un eps flat o negativo. Le motivazioni sono da ricercare nel continuo taglio dei prezzi, che sta avvenendo in EU e US, e nella decisione della US Food and Drug Administration che ha dato l’autorizzazione ai competitor a basso costo per la produzione del Lovenox. Riportiamo inoltre che dopo l’annuncio della volontà di acquisire Genzyme le azioni di quest’ultima passano da 45 $ a 70$, rendendo l’acquisto proibitivo per un valore di mercato di $ 18.7mld.
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