– Dopo il dato sul 1° trimestre (+0,3% t/t, il massimo da 4 anni), è probabile che la crescita media annua del PIL italiano nel 2015 sia almeno pari allo 0,6%. La stima per il 2016 sale a 1,2%. …
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– I rischi sullo scenario di crescita appaiono oggi verso l’alto.
Il PIL italiano è tornato a crescere nel 1° trimestre 2015, dopo essere rimasto invariato a fine 2014. L’attività economica è anzi cresciuta più del previsto, di 0,3% t/t, superando le aspettative di consenso (0,2% t/t). Il PIL azzera così il calo su base annua.
Si tratta del primo dato positivo per il PIL italiano da un anno e mezzo, e della massima variazione trimestrale da ben quattro anni. In pratica, dopo 7 trimestri di recessione profonda (PIL medio dal 3° trimestre 2011 al 1° trimestre 2013: -0,7% t/t) e 7 trimestri di sostanziale stagnazione (PIL medio dal 2° trimestre 2013 al 4° trimestre 2014: -0,1% t/t), sembra finalmente avviata una fase di ripresa. In termini congiunturali, il PIL italiano è cresciuto in linea con quello tedesco a inizio 2015, ma meno rispetto a Francia e Spagna (0,6% e 0,9% t/t, rispettivamente).

Il dettaglio delle componenti non è ancora noto (verrà diffuso il prossimo 29 maggio). In ogni caso, secondo quanto riportato dall’Istat, la ripresa è il risultato di una crescita del valore aggiunto nell’agricoltura e nell’industria (comprese le costruzioni), in presenza di una sostanziale stazionarietà nei servizi.
Il contributo dell’industria è stato decisivo, come era lecito attendersi dopo il dato comunicato in precedenza dall’Istat, che aveva mostrato una crescita superiore al previsto della produzione industriale a marzo. D’altra parte, non sorprende che il manifatturiero sia trainante in questa fase, visto che è il comparto che maggiormente beneficia degli shock positivi su tasso di cambio e prezzo dell’energia. Si tratta anche tipicamente di un settore anticipatore, pertanto riteniamo che sia solo questione di tempo affinché possa vedersi una ripresa diffusa anche ai servizi (le indagini di fiducia nel settore vanno in questa direzione).
È interessante, ed è un segnale di sostenibilità della ripresa, il fatto che essa non venga dall’export ma dalla domanda interna, il cui contributo positivo (al lordo delle scorte) ha prevalso su quello, negativo, degli scambi con l’estero. Riteniamo comunque che nel trimestre possano essere cresciuti entrambi i flussi commerciali (ma evidentemente l’incremento dell’import è stato più significativo di quello dell’export).
Sul fronte interno, stimiamo possano essere cresciuti nel trimestre sia i consumi che gli investimenti. Mentre per la spesa delle famiglie potrebbe essere stato il settimo trimestre consecutivo di (sia pur modesta) espansione, era dal 2010 che non si vedevano due trimestri consecutivi di crescita degli investimenti. È possibile che la ripresa riguardi non solo la spesa in macchinari e attrezzature delle imprese, ma anche gli investimenti in costruzioni, visto che per la prima volta da diversi anni si intravedono segnali di recupero nel settore (visibili sia dalle indagini di fiducia dei costruttori che dall’andamento della produzione nel comparto).
Infine, le scorte, dopo aver dato un contributo fortemente negativo (che segnalavamo come “anomalo”) al PIL a fine 2014 (-0,6% t/t), potrebbero stavolta aver contribuito positivamente (non accadeva dal 2013).
In sintesi, il dato certifica il tanto atteso ritorno alla crescita per l’economia italiana, su ritmi che non si vedevano da quattro anni (dopo i “falsi segnali” avuti a più riprese negli ultimi due anni). Pur evitando facili trionfalismi (il livello del PIL resta del 9,3% inferiore ai picchi pre-crisi, e perché la ripresa sia maggiormente percepibile occorre un miglioramento tangibile del mercato del lavoro, che come sempre è un indicatore ritardato del ciclo), il dato non ci appare come sporadico ma segna l’inizio di un trend.

Mantenendo invariate le precedenti previsioni per gli altri tre trimestri del 2015, il dato del 1° trimestre alza automaticamente la nostra stima sul PIL 2015 a 0,6% da un precedente 0,4% (che risaliva allo scorso mese di novembre). Rivediamo comunque al rialzo di due decimi anche la previsione sul PIL 2016, da 1% a 1,2%. Su tali stime, in particolare per l’anno corrente, i rischi a nostro avviso sono oggi verso l’alto. Infatti, questo scenario sconta una crescita di 0,3% t/t (in linea col 1° trimestre 2015) per tutto l’orizzonte considerato (la seconda metà del 2015 e l’intero 2016), dunque non incorpora un’accelerazione dell’attività economica rispetto a inizio 2015.
Il punto è che gli indicatori anticipatori sono coerenti con una possibile accelerazione nel trimestre in corso. E, a differenza di ciò che è accaduto nel corso dei “falsi segnali” di ripartenza dell’economia negli ultimi due anni, la ripresa è ora evidente non solo dalle indagini ma anche dai dati “reali”, non solo sul PIL, ma anche su: produzione industriale e ordini all’industria (+1,5% a/a a marzo e +2% a/a in febbraio, rispettivamente), immatricolazioni di auto (+24,2% a/a ad aprile), export (+13,2% verso i Paesi extra-UE a marzo; da notare il +44,1% verso gli USA).



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