Da seguire: Area Euro: Germania. La stima dettagliata sulla crescita del PIL nel 1° trimestre ha confermato la decelerazione dell’economia tedesca a inizio 2015 a +0,3% t/t dal +0,7% t/t di fine 2014, mentre la variazione tendenziale rimane a 1,1% a/a. La crescita riflette un robusto contributo della domanda finale interna (+0,7 punti percentuali), in parte compensato dal decumulo di scorte (-0,3) e dal peggioramento del saldo commerciale (-0,2). Quest’ultimo deriva da una robusta crescita delle importazioni (+1,5% t/t), superiore a quella dell’export (+0,8% t/t).
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Nel 2° trimestre la dinamica del PIL dovrebbe beneficiare del deprezzamento del cambio, che è accelerato tra dicembre e marzo; tuttavia l’uscita assai debole della produzione industriale dal 1° trimestre indica che il PIL potrebbe crescere di 0,4% t/t. Confermiamo la nostra previsione di crescita del PIL Germania di 1,8% nel 2015 ma cominciano ad esservi rischi verso il basso. Vi è il rischio che il rimbalzo del prezzo del petrolio e la dinamica del cambio tra aprile e maggio, unitamente all’elevata incertezza geopolitica, pesino sull’attività produttiva tedesca limitando l’intensità della ripresa anche in estate.
- Francia. L’indice INSEE di fiducia presso le imprese manifatturiere è salito a 103 a maggio dal 102 di aprile (rivisto al rialzo).
- Germania. Il calo superiore alle attese degli indici ZEW e PMI suggerisce che l’indice IFO potrebbe calare a 107,8 a maggio dopo l’aumento di sette decimi di aprile a 108,6. In particolare, ci aspettiamo una correzione dell’indice sulla situazione corrente a 113,4 da 113,9 di aprile quando aveva fatto registrare un aumento di 1,8 punti. L’indice sulle attese potrebbe calare per il secondo mese consecutivo a 102,9 da 103,5. L’indice IFO rimarrebbe comunque ampiamente al di sopra della media di lungo termine e coerente con una ripresa dell’economia tedesca. Tuttavia, vi è il rischio che l’incertezza Grecia ed i rischi ad essa associata possano pesare sulle prospettive di crescita di breve-medio periodo.
- Spagna Con le elezioni di questa domenica di 13 su 17 consigli regionali e di 8100 municipalità si avrà un test per i partiti tradizionali PSOE e PP e un’indicazione sul possibile esito delle elezioni politiche di fine anno. Rimaniamo positivi sullo scenario Spagna ma se la frammentazione politica, emersa nell’ultimo anno, dovesse essere confermata, a livello regionale questa domenica e più avanti nell’anno su scala nazionale, le conseguenze per la governabilità del Paese e dunque per il processo di riforme non sarebbero trascurabili.
Stati Uniti
- Il CPI ad aprile è atteso in rialzo di 0,1% m/m (-0,1% a/a), con una modesta correzione dei prezzi nel settore energetico. I prezzi della benzina sono aumentati nel mese, ma la correzione stagionale implica un contributo negativo all’indice headline. Il CPI core dovrebbe registrare una variazione di +0,2% m/m (1,6% a/a); la variazione prima dell’arrotondamento dovrebbe essere più limitata, a 0,16% m/m. Negli ultimi anni si è registrata una regolarità nei movimenti dei prezzi al consumo, riconosciuta anche dalla Fed, che segnala difficoltà di destagionalizzazione: accelerazione dell’inflazione nella prima metà dell’anno e rallentamento nel secondo semestre. Pur ridimensionando in parte il trend in rialzo dei primi mesi dell’anno, si dovrebbe rilevare che le variazioni dell’indice core si assestano in media intorno a 0,15% m/m. Ad aprile si potrebbe vedere un rallentamento nel comparto abbigliamento dopo tre mesi consecutivi di rialzi, mentre sanità e abitazione ex energia dovrebbero proseguire sul trend di aumenti mediamente intorno a 0,2% m/m.
Ieri sui mercati
- Dopo un’apertura positiva, il mercato dei titoli governativi ha stornato, riportando i rendimenti su livelli leggermente superiori al giorno prima. Netto calo dei rendimenti, invece, sulla curva UST, che registra anche una compressione di 3pb della pendenza 5-10 anni e di 2pb della pendenza 2-5 anni.
- Euro quasi invariato sul dollaro a 1,1112, con massimi infragiornalieri a 1,118. Sterlina in recupero a 1,5660.
- Petrolio in rialzo a 66,54 dollari, livello ancora inferiore ai massimi del mese.
Area euro
Il PMI composito è calato a 53,4 da un precedente 53,9, mentre le previsioni erano di stabilizzazione. Lo spaccato settoriale mostra che la debolezza è confinata ai servizi, con l’indice PMI in calo a 53,3 da 54,1, mentre il PMI manifatturiero recupera a 52,3 da 52,0. Calo degli indici in Germania, ripresa in Francia.
Grecia. Ieri sera il primo ministro Tsipras ha incontrato Merkel e Hollande per l’ennesimo incontro “amichevole e costruttivo”. Mentre la dichiarazione greca parla di discussioni riguardo a un “accordo di lungo termine”, quelle francese e tedesca hanno ribadito la necessità di accettare le misure previste dal programma e “di continuare il lavoro con le tre istituzioni”. Il portavoce del governo greco, Sakellaridis, ha dichiarato che “ci sono le condizioni per ulteriori progressi e perché nei prossimi 10 giorni, in maggio, sia concluso un accordo”; tuttavia, la dichiarazione può essere soltanto un tentativo di tranquillizzare i mercati, in quanto la vaghezza delle dichiarazioni franco-tedesche indica che una piena convergenza è ancora soltanto una speranza.
La stima flash dell’indice di fiducia dei consumatori dell’eurozona registra a maggio un nuovo calo, a -5,5 da -4,6 di aprile.
Stati Uniti
I nuovi sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 16 maggio aumentano a 274mila da 264mila della settimana precedente e restano su livelli coerenti con ulteriore calo del tasso di disoccupazione ed espansione degli occupati. I sussidi riguardano la settimana di rilevazione dell’employment report di maggio e segnalano che i nuovi occupati dovrebbero essere in espansione solida anche in questo mese.
L’indice della Philadelphia Fed a maggio corregge marginalmente a 6,7, da 7,5 di aprile. Lo spaccato dell’indagine è poco variato rispetto ad aprile e in linea con una modesta espansione del settore. Gli ordini crescono a 4 da 0,7, e le consegne a 1 da -2. Si rileva una correzione per l’indice degli occupati (a 6,7 da 11,5). Gli indici di prezzo sono in ampio calo: i prezzi pagati scendono a -14,2 da -7,5 e quelli ricevuti correggono a -5,4 da -4,5. Nelle domande speciali del mese, il 51,3% delle imprese intende aumentare gli occupati, il 38,4% lasciarli invariati e il 10,3% ridurli. Il 34,2% delle imprese non ha abbastanza candidati qualificati per colmare le posizioni aperte. Il 49% delle imprese prevede di aumentare i salari per attrarre nuovi candidati. Infine il 51,3% delle imprese non trasmette sui prezzi finali eventuali rialzi delle retribuzioni. Gli indici a 6 mesi sono marginalmente più bassi: indice generale a 33,9 da 35,5, consegne, ordini e occupati sono poco variati rispetto ad aprile. I dati sono in linea con un settore manifatturiero caratterizzato da crescita molto modesta.
Le vendite di case esistenti ad aprile sorprendono verso il basso, calando a 5,04 mln da 5,21 mln (rivisto da 5,19 mln)sono in rialzo a da di aprile. La variazione di -3,3% m/m (dopo + 6,5% m/m di marzo) stupisce viste le informazioni solide derivanti dai contratti di compravendita, in aumento per tre mesi consecutivi. Il calo è concentrato nel segmento delle case unifamiliari, che correggono di -3,7% m/m. Le scorte totali di case invendute sono in aumento a 5,3 mesi, il primo dato sopra 5 da novembre 2014. I prezzi medio (+5,5% a/a) e mediano (+8,9% a/a) sono in ampio aumento sia su base mensile sia su base annua. Il numero di giorni necessario per vendere una casa continua a calare: ad aprile era sceso a 39 giorni, da 52 di marzo e 62 di aprile. I dati nel complesso non segnalano un’inversione di tendenza, ma una frenata temporanea dopo l’ampio aumento di marzo.
Focus: nessuna novità dai verbali della riunione BCE del 14-15 aprile
I verbali della riunione dello scorso 14-15 aprile non aggiungono nulla al messaggio dell’ultima conferenza stampa di Draghi e ai commenti dei membri del Consiglio: non ci sono elementi, finora, “per riconsiderare l’orientamento della politica monetaria o qualsiasi parametro dell’APP”. Le preoccupazioni circa la scarsità dei titoli da acquistare erano ritenute eccessive e “la liquidità è stata generalmente abbondante in tutti i mercati e giurisdizioni”.
Fonte: BONDWorld.it
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