L’indice S&P 500, riporta Bloomberg, quest’anno si è mosso con l’oscillazione più contenuta dal 1995, con il minimo del 2015 che dista solo il 6,5% dai massimi dell’anno. Stessa cosa per le singole azioni che compongono….
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Andrea De Gaetano – Senior Portfolio Manager – MC Capital Ltd
l’indice, che in media si sono mosse di un 18% tra i minimi e i massimi, scostamento più stretto degli ultimi 20 anni.
L’SP500 è salito solo dell’1,8% nel 2015, dopo salite a doppia cifra negli ultimi tre anni, con gli investitori che cercano di interpretare i segni di crescita economica.
Due facce della stessa medaglia: dati economici in miglioramento si tradurranno i maggiori utili per le aziende e, d’altro canto, potrebbero indurre la Federal Reserve a una serie di rialzi dei tassi d’interesse che renderebbero meno attraente l’investimento azionario.
Alan Greenspan, nel suo racconto autobiografico “L’era della turbolenza”, rievoca le riflessioni che gli passarono per la testa quando, nel 1987, appena nominato Presidente della Federal Reserve, decise all’unanimità con gli altri membri della banca centrale USA un rialzo del costo del denaro dal 5,5% al 6%. “Non potei fare a meno di ricordare i racconti che avevo letto sui fisici ad Alamogordo, quando fecero detonare la prima bomba atomica: sarebbe stato un fiasco? Avrebbe funzionato come speravano? O la reazione a catena sarebbe sfuggita al controllo e avrebbe incendiato l’atmosfera terrestre? ……Il cielo non si incendiò quel giorno. Le azioni scesero, le banche aumentarono i tassi d’interesse primari in linea con i nostri e il mondo finanziario rilevò, come ci eravamo augurati, che la Federal Reserve era entrata in azione per domare l’inflazione.”
L’attuale Presidente della Federal Reserve Janet Yellen, probabilmente, prova oggi gli stessi timori di Greenspan nel 1987 nell’alzare il costo del denaro. Timori condivisi da tutto l’establishment economico. Un paio di giorni fa, la World Bank, riducendo le stime di crescita globale al 2,8% dal 3%, ha suggerito alla Fed di rimandare il rialzo dei tassi d’interesse nel 2016, perché un rialzo prematuro rischierebbe di aumentare la volatilità delle valute, compromettendo la ripresa economica. Stesso warning di settimana scorsa del FMI.
D’altra parte, sebbene la ripresa non sia ancora convincente, i dati macro sono in lento ma costante miglioramento, e tenere i tassi d’interesse allo zero, livello d’emergenza a cui erano stati portati durante la crisi del 2008, ha sempre meno senso.
Nel mese di maggio 2015, anche le vendite al dettaglio, finora punto dolente dell’economia USA, sono salite dell’1,2% dal mese precedente, oltre le attese. Il maggior incremento dal marzo 2014. Ciò mette ulteriore pressione alla Fed per un’accelerazione dei tempi sul rialzo dei tassi.
Il mercato sconta tutto in anticipo e, mentre i burocrati riflettono sul da farsi, i rendimenti sui bond sono già saliti.
Il rendimento T-Note decennale USA è salito dall’1,63% di gennaio 2015 al 2,45% di questa settimana.
L’agenzia Standard & Poor’s ha confermato il rating sul debito USA a “AA+” sul lungo termine e A-1+” sul breve termine rivedendo a stabile da negativo l’outlook sul lungo termine: economia resiliente, credibilità monetaria e lo status del dollaro come moneta chiave delle riserve monetarie mondiali le ragioni alla base della decisione dell’agenzia di rating.
L’attenzione degli investitori è ora focalizzata sulla prossima conferenza stampa della Fed, mercoledì 17 giugno, oltre che sugli sviluppi della questione greca, che tiene tutti col fiato sospeso.
Ieri, il Fondo Monetario Internazionale ha abbandonato il tavolo delle trattative sul salvataggio di Atene, a causa dei mancati progressi nelle trattative e la riunione serale fra Merkel. Il prossimo appuntamento importante è l’Eurogruppo del 18 giugno.
Nel frattempo, l’agenzia Standard & Poor’s ha abbassato il rating della Grecia a “CCC” da “CCC+” con outlook negativo, dicendo che la Grecia ha mostrato di dar la priorità alle pensioni e altre spese domestiche anziché pagare i debiti puntualmente.
Operativamente e per concludere
Il rialzo dei rendimenti sui Titoli di Stato europei e USA pone gli investitori un quesito di questo tipo: “è più conveniente investire in un decennale Italia che, al 2,4%, rende il doppio di due mesi fa o è meglio comprare l’indice azionario italiano FTMIB che, pur con prospettive di ulteriore recupero, quota già 80 volte gli utili?”
La volatilità sui mercati azionari sta leggermente aumentando, pur con quotazioni che rimangono vicine ai massimi storici. Quanto alla “solidità” degli utili aziendali che stanno sostenendo le quotazioni azionarie, il caso di HSBC è emblematico. HSBC, maggiore banca europea, per migliorare gli utili aziendali, ha pianificato 50.000 licenziamenti, che le farebbero risparmiare circa 5 miliardi di costi entro il 2017.
I Titoli di Stato stanno invece effettuando una delle più vistose correzioni degli ultimi anni e, nonostante l’incertezza greca, le aste di Titoli di Stato Italia e Spagna, avvenute ieri, sono andate bene, con una buona domanda da parte degli investitore a fronte dei maggiori rendimenti. Il Ministero del Tesoro ha collocato 2,5 miliardi di BTP a 3 anni allo 0,5% dallo 0,32% dell’ultima emissione, 2 miliardi di Titoli a sette anni all’1,76% dall’1,31%, 677 milioni di BTP a 15 anni al 2,77% dal 2,32% e 823 milioni di BTP trentennali al 3,36% dal 2,92%.
Prevedere il futuro è ancor più difficile che ricostruire il passato. Ciò che possiamo fare è essere consapevoli del tipo di percorso e regolarci di conseguenza.
In passato, spesso l’aumento dei rendimenti sui bond ha preceduto la discesa dei corsi azionari. Il tema greco offrirà spunti per correzioni o rialzi improvvisi e, in un clima di maggior volatilità, i mercati azionari potrebbero anche tentare di mantenersi positivi durante l’estate, ma il percorso sta diventando da equilibristi.
Suggeriamo pertanto prudenza sulle Borse, mentre in ottica mordi e fuggi consideriamo interessanti i Titoli di Stato europei, sia Bund che periferici, che dovrebbero essere prossimi a un rimbalzo delle quotazioni.
Il cambio Euro/Dollaro USA, ora a 1,1170, darà segnali direzionali sopra 1,14 o sotto 1,0830.

Fonte: BONDWorld.it
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