“Piacer figlio d’affanno, gioia vana, ch’è frutto del passato timore…” direbbe Leopardi. Le Borse rimbalzano, spinte più dall’allentamento delle tensioni su diversi fronti che da notizie veramente positive. Le quotazioni ….
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Andrea De Gaetano – Senior Portfolio Manager – MC Capital Ltd
azionarie tornano sui massimi, mentre il settore obbligazionario, pur in recupero, resta guardingo.
Cina. Il crollo della Borsa cinese è stato stoppato da una serie di contromisure governative, fra cui l’introduzione del divieto di vendere azioni per gli investitori con partecipazioni superiori al 5% in una singola società e acquisti diretti sul mercato da parte dell’agenzia governativa China Securities Finance Corp., finanziata da banche cinesi di proprietà dello Stato. Il Financial Times riporta che China Securities Finance Corp. ha utilizzato un importo pari a 209 miliardi di dollari per arrestare la caduta delle Borse, mentre Bloomberg sostiene che la Cina avrebbe fino a 483 miliardi disponibili per lo stesso scopo.
Mark Mobius, gestore di Templeton Emerging Markets, ha commentato così il provvedimento della China Securities Exchange Commission: “Suggerisce disperazione e in realtà crea più paura perché mostra che hanno perso il controllo”.
L’indice della Borsa di Shanghai ha recuperato il 15% dal 10 luglio, più o meno la metà del movimento di discesa iniziato a giugno. Dati migliori delle attese usciti nei giorni scorsi sulle vendite al dettaglio (+10,6%) e produzione industriale cinese (6,8%) nel mese di giugno hanno favorito il recupero delle quotazioni e dato fiducia alle Borse internazionali.
Grecia. Il “si” del Parlamento di Atene, 229 voti su 300, alle riforme imposte dall’Eurogruppo ha spianato la strada alla BCE che alza di ulteriori 900 milioni di euro il tetto della liquidità d’emergenza alle banche greche (E.L.A.). L’esposizione della BCE nei confronti della Grecia sale così a 130 miliardi di euro.
“C’era bisogno immediato di fondi” ha detto Draghi “il nostro obiettivo è quello di evitare un’uscita della Grecia dalla zona Euro”.
Il Fondo Monetario Internazionale, in un report pubblicato il 14 luglio, dice che il debito greco “è diventato altamente insostenibile. I finanziamenti necessari alla Grecia da qui al 2018 sono stimati in 85 miliardi di euro e il debito dovrebbe espandersi nei prossimi due anni al 200% del prodotto interno lordo. Il debito greco può essere reso sostenibile attraverso misure di sgravi del debito (debt relief) che vanno ben oltre ciò che l’Europa sta considerando di fare”.
Nel frattempo, l’erogazione dall’Eurogruppo alla Grecia dei 7 miliardi di prestito, che era subordinato all’approvazione delle riforme da parte del parlamento greco, consentirà ad Atene di far fronte alla tranche di 3,5 miliardi dovuti alla BCE, in scadenza lunedì, e 3,6 miliardi al FMI, altro sospiro di sollievo per i mercati.
La battaglia greca passa ora al fronte interno, dove cresce il dissenso all’interno del partito di maggioranza Syriza, che aveva vinto le elezioni all’insegna dell’anti-austerità. Si parla di probabili nuove elezioni in autunno.
Vedremo da settimana prossima quali saranno le reazioni in Grecia dopo la riapertura delle banche e l’inizio dei rincari sui beni di consumo, con il rialzo dell’IVA dal 13 %al 23%.
Iran. L’accordo sul nucleare in Iran era già stato in gran parte scontato dal mercato, con il prezzo del greggio sceso da 61 dollari al barile di fine giugno ai 50dollari di oggi.

Nuove dichiarazioni del Presidente della Federal Reserve Janet Yellen che preannuncia un rialzo dei tassi d’interesse entro l’anno e parole tranquillizzanti del presidente BCE Mario Draghi su una BCE ancora espansiva (la BCE ha lasciato i tassi sui minimi allo 0.05% e prospettato nuova liquidità per la Grecia) hanno indebolito l’Euro e rafforzato il Dollaro.
L’abbassamento dei rendimenti sui Titoli di Stato europei, Bund decennale allo 0.80% e BTP all’1,95%, rende meno attraente l’Euro.
L’abbassamento dei prezzi del petrolio ha effetti deflattivi, cosa che fa pensare a un costo del denaro ancora sui minimi per un po’ di tempo.
Sul fronte dei dati macro USA, deludono le vendite al dettaglio, componente cardine dell’economia USA, mentre migliorano i dati sul settore immobiliare (c’è chi inizia a parlare di nuova bolla).
Operativamente e per concludere
A parte il Nasdaq che, grazie alle buone trimestrali di Google, ha rotto al rialzo i massimi dell’anno, gli altri principali indici mondiali come l’S&P500 si trovano ancora sotto i massimi, all’interno di un canale laterale che da mesi li contiene. La settimana corrente si chiude con le scadenze tecniche sulle opzioni sui principali indici che può aver influito sull’accelerazione del rialzo. In attesa di più chiare indicazioni direzionali, suggeriamo di sfruttare la lateralità in ottica di trading, mantenendosi sotto-pesati. Anche in caso di nuovi impulsi rialzisti, il margine di salita dovrebbe essere contenuto dalla prospettiva dei prossimi rialzi dei tassi (anti-bolla), che la Fed inizierà quest’anno. Invece, in caso la situazione sfuggisse di mano a governi e banche centrali, come è successo in Cina, l’eventuale ribasso potrebbe essere incisivo.
Il cambio Euro/Dollaro USA da mesi sembra inversamente correlato all’andamento degli indici di Borsa. La Borsa sale, l’Euro scende e viceversa. Anche l’Euro si trova all’interno di un canale laterale tra 1,08 e 1,1450, da maggio 2015. Consideriamo 1.0850-1.09 area di acquisto e 1.1250-1.1450 area di vendita. Sotto 1,08 avremmo segnale negativo con probabile ritorno dell’euro sui minimi in area 1,045.
Sui BTP, attendiamo ulteriori recuperi delle quotazioni per alleggerire le posizioni. Già dalla prossima settimana, con la riapertura delle banche greche e al netto delle scadenze tecniche, si dovrebbe capire meglio se i rialzi delle ultime settimane sono scaturiti da ricoperture di posizioni al ribasso (“piacer figlio d’affanno”) o se la tempesta è davvero passata.
Buon fine settimana a tutti!
Fonte: BONDWorld.it
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