L’oro è sempre stato un tema controverso. Per spiegarne le salite e le discese è stato detto tutto e il contrario di tutto. Se è vero che l’oro è considerato un bene rifugio, è altrettanto vero che non sempre sale …
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Andrea De Gaetano – Senior Portfolio Manager – MC Capital Ltd
nei periodi di crisi finanziaria. Durante la crisi del 2008 crollò da 1000 dollari a 680 dollari l’oncia nell’arco di quattro mesi.
La teoria intermarmarket, che analizza le correlazioni fra i vari mercati, sostiene che le materie prime salgono in periodi di inflazione crescente. Nel caso dell’oro, il massimo a 1900 dollari l’oncia è stato invece toccato nel 2011, in un contesto di tassi d’interesse sui minimi e inflazione contenuta.
Il lungo rally da 250 dollari l’oncia, nel 1999, a 1900 dollari l’oncia nel 2011 è stato in parte attribuito dall’aumento delle riserve auree nei forzieri delle banche centrali, ma è anche vero che nei giorni scorsi, quando la Cina ha svelato l’ammontare delle proprie riserve auree, salite del 60% dal 2009, l’oro ha accelerato la discesa. Forse perché le cifre hanno deluso le aspettative degli analisti che si attendevano riserve auree cinesi ancora più cospicue.
L’oro quota ora 1080 dollari l’oncia (un’oncia equivale a 31,10 grammi).
Se la discesa dei prezzi dell’oro è impressionante, – 43% dal 2011, lo è ancor di più la discesa dei prezzi dei titoli auriferi, le cui quotazioni sono scese in molti casi più del doppio. Ad esempio, il titolo Barrick, una delle prime aziende al mondo nel settore dell’oro, è calato dell’87% dai massimi del 2011, passando da 55 dollari ai 7 dollari attuali sulla Borsa di New York.
Le quotazioni dei titoli auriferi sono ora sulle quotazioni più convenienti, in rapporto al prezzo dell’oro, degli ultimi trent’anni.

Perché sono scese tanto? Come nel caso dello shale gas e shale oil, anche le società aurifere sono fortemente indebitate e, con prezzi dell’oro in discesa e costi di estrazione fissi, gli utili scendono e ripagare i debiti diventa sempre più difficile.
L’economia cinese sta rallentando, come evidenziano anche i dati manifatturieri usciti nella settimana corrente, e la Cina non ha comprato tanto oro quanto gli analisti si aspettavano.
La situazione in Grecia si è al momento rasserenata e l’oro come bene rifugio perde di significato, sostengono altri.
Le materie prime sono tradizionalmente quotate in dollari e il rafforzamento del dollaro tende a deprimere i prezzi delle prime, correlazione più stabile delle altre.
Il rafforzamento del dollaro ha coinciso con una generalizzata discesa delle materie prime, dal petrolio, al gas naturale, alle commodities agricole.
Operativamente e per concludere
Come diceva Shakespeare nel Mercante di Venezia “Non è tutto oro quel che luccica”. L’apparente tranquillità sui mercati azionari cela un nervosismo crescente dovuto al moltiplicarsi di temi irrisolti, come la Grecia, e nuove incertezze, come il settore dei junk bonds, cresciuto a dismisura con società del settore aurifero o energetico che si finanziano a basso costo, in un contesto di tassi d’interesse sui minimi. Oltre al rallentamento cinese.
La prospettiva di un rialzo dei tassi d’interesse USA tra settembre e dicembre suggerisce prudenza più ancora sui mercati azionari, sui massimi, che sui mercati obbligazionari, che han già scontato il primo rialzo dei tassi.
Sui BTP, approfittiamo del rimbalzo in corso per alleggerire le posizioni.
Sul cambio Euro/Dollaro USA crediamo in un ulteriore salita dell’Euro, fino a tenuta del supporto in area 1,08. La minor propensione al rischio del mercato dovrebbe portare ricoperture delle posizioni “short Euro” ancora prevalenti, con conseguente salita dell’Euro.
A settembre ci troveremo di nuovo alle prese con il tema del “debt relief”, sgravio del debito greco, nella forma di un allungamento di scadenze o, cosa non ancora prevista dai tratti dell’Unione Europea, nella forma di “haircut” una “sforbiciata di capelli” per i creditori che dovrebbero rinunciare a un parziale rimborso del debito.
Sull’oro, vale il detto “never catch a falling knife”, ma il pavimento si sta avvicinando e, in ottica di diversificazione, può aver senso muovere i primi passi tra 1080 e 1030, prossimo supporto.
L’interregno estivo potrebbe portare l’opportunità di qualche acquisto sull’oro, certamente a sconto rispetto a due anni fa, nell’ottica di un poderoso rimbalzo tecnico.

Buon fine settimana a tutti!
Fonte: BONDWorld.it
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