Swissquote: La Cina guida le vendite di azioni, calo delle valute legate alle materie prime

Le vendite sul mercato azionario cinese hanno subito un’accelerazione, trascinando al ribasso anche i mercati regionali asiatici…..

 


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Il Composite di Shanghai ha ceduto tutti i profitti del 2015, perdendo l’8,60%, il suo omologo ad alto tasso di titoli tecnologici, il Composite di Shenzhen, ha perso il 7,73%. A Hong Kong, l’Hang Seng ha seguito questo andamento, retrocedendo del 5,17% e scendendo a 21.351 punti. Il Nikkei giapponese è crollato del 4,61%, l’indice Topix ha chiuso a -5,86%, entrambi hanno violato la loro media mobile a 200 giorni e intanto i mercati azionari globali entrano nel mercato orso. Nel tentativo di frenare le vendite sul mercato, la Cina ha permesso ai fondi pensione di investire in titoli azionari. I fondi potranno così investire fino al 30% in azioni quotate sul mercato nazionale. La notizia, però, non ha avuto l’effetto sperato, perché i partecipanti al mercato avrebbero preferito un taglio del quoziente di riserva obbligatorio.

Anche le materie prime sono in condizioni pessime a causa delle incertezze crescenti dovute alla debole domanda globale. I prezzi del greggio sono in caduta libera, il greggio WTI è sceso del 3,26% e ora si attesta a 39,13 dollari al barile, mentre il suo omologo del Mar del Nord cede l’1,07%. Anche i metalli vengono venduti diffusamente: il rame cede il 2,10%, l’alluminio l’1,7% e il ferro il 2,3%.

Ovviamente, stamattina le valute legate alle materie prime sono sotto pressione. L’AUD/USD è sceso ai minimi da 6 anni, perché il crollo del mercato azionario cinese fa sorgere dubbi sulla domanda globale. L’AUD ha toccato quota 0,7201 a Tokyo e ora passa di mano leggermente sopra la soglia a 0,72. Il dollaro canadese ha ceduto lo 0,40% contro il biglietto verde, la coppia USD/CAD ha violato il minimo del 5 agosto (1,3213). Al rialzo, le prossime resistenze giacciono a 1,3384 e poi 1,40.

In Nuova Zelanda, la borsa cede il 2,50%, mentre il kiwi (NZD) ha perso l’1,25% contro l’USD, dopo che il vice governatore Grant Spencer ha dichiarato che alla RBNZ non rimane altra scelta, se non quella di tagliare di nuovo il tasso d’interesse, a dispetto della situazione disastrosa del mercato immobiliare, soprattutto ad Auckland, dove, a luglio, i prezzi sono cresciuti del 21% su base annua. La RBNZ sa che un contesto di tassi d’interesse bassi contribuisce ad alimentare la bolla immobiliare; tuttavia, dal primo novembre entreranno in vigore nuove regole sui prestiti volte a frenare gli investimenti speculativi sul mercato immobiliare. La coppia NZD/USD ha perso i guadagni precedenti ed è scesa di nuovo sotto la soglia a 0,66 USD. Da metà luglio, la coppia si muove lateralmente fra 0,6740 e 0,6470, perché i tori del dollaro non credono più a un rialzo del tasso a settembre e in Nuova Zelanda serviranno nuovi dati economici per capire se servirà un kiwi più debole per far ripartire l’economia.

Non sorprende che in Europa i futures sui listini azionari siano marcatamente in territorio negativo. Le azioni tedesche cedono il 3,81%, quelle francesi il 3,31%, quelle svizzere il 3,39%, il Footsie è in calo del 3,34% e l’indice Euro Stoxx 50 del 4,02%. Sui mercati valutari, la scorsa settimana l’EUR/USD ha guadagnato più del 3,50% e ora sta facendo una pausa intorno a 1,1450. La coppia EUR/CHF si stabilizza sopra 1,08, in calo dell’1,45% dal massimo della scorsa settimana a 1,0961. Si osserva un supporto di breve termine a 1,0712 (minimo 20 agosto), mentre una resistenza giace a 1,0961.

Oggi ci sono pochi appuntamenti economici in calendario, segnaliamo i depositi a vista della BNS, l’indice sull’attività della Fed di Chicago e la bilancia commerciale settimanale in Brasile. Questa sera, tuttavia, il discorso di Lockhart (Fed) sarà monitorato con attenzione.

Fonte: BONDWorld.it


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