L’evento chiave di oggi è la pubblicazione dei dati sul lavoro negli USA. Dopo il buon risultato del sondaggio ADP di mercoledì, per il dato NFP si prevedono 201 mila nuovi posti di lavoro (a fronte dei 173 mila del mese precedente), con un…
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Venerdì i dati USA sul lavoro hanno sorpreso al ribasso: le buste paga del settore non agricolo (NFP) si sono fermate a 142 mila unità, a fronte delle 201 mila previste e anche il dato riferito al mese precedente è stato rivisto al ribasso, a 136 mila unità rispetto alle 173 mila della stima iniziale. Di conseguenza, il biglietto verde ha subito vendite rapide e pesanti, l’indice del dollaro ha ceduto l’1,15% nel giro di secondi per poi stabilizzarsi intorno all’area di supporto chiave a 95,20. La reazione maggiore si è avuta sui mercati delle obbligazioni, gli investitori si sono buttati sui titoli di Stato, facendo scendere significativamente i rendimenti dei titoli USA, il titolo a due anni ha toccato lo 0,5458%, in calo di 11 punti base rispetto ai livelli precedenti alla pubblicazione del dato NFP, il decennale ha perso addirittura 15 punti base, calando all’1,9022%, perché gli operatori hanno iniziato a escludere un rialzo del tasso a ottobre e sono calate anche le aspettative di un intervento a dicembre. Riteniamo che l’economia USA non sia forte come inizialmente previsto e gli investitori iniziano a chiedersi se la Fed non sia troppo ottimista nelle sue previsioni economiche. Oltre al dato NFP, il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 5,1%, mentre quello di partecipazione continua a scendere e a settembre ha raggiunto il 62,4%. Infine, le pressioni sui salari sono rimaste scarse: le retribuzioni orarie medie non sono cresciute per nulla a settembre, invece i partecipanti al mercato si aspettavano un incremento dello 0,2% su base mensile. L’USD forte continua inoltre a danneggiare il settore manifatturiero, a settembre gli ordinativi alle fabbriche (dato destagionalizzato) sono scesi dell’1,7% m/m rispetto al -1,2% delle previsioni medie.
Venerdì l’EUR/USD ha guadagnato l’1,45%, ma non è riuscito a bucare la resistenza a 1,1327 (38,2% di Fibonacci sulle vendite di agosto e settembre). Poi la coppia si è stabilizzata leggermente sotto quota 1,1250, muovendosi lateralmente durante la seduta asiatica. Al ribasso, il supporto più vicino staziona a 1,1087 (minimo del 3 settembre), quello successivo si osserva a 1,0809 (minimo del 20 luglio).
Il rapporto sul lavoro USA non ha costituito una delusione per tutti, infatti gran parte dei mercati emergenti ha accolto con favore le notizie. L’indice brasiliano Bovespa è salito del 4%, il Mercal argentino è lievitato quasi del 6,50% e stamattina in Asia le borse sono tutte positive. Il Nikkei giapponese guadagna l’1,58%, mentre il più ampio Topix è salito dell’1,31%. A Hong Kong, l’Hang Seng guadagna l’1,34%, in Australia l’S&P/ASX è in rialzo dell’1,95% e in Nuova Zelanda la borsa segna un +0,66%. Stamattina anche i futures sui listini azionari puntano a un rialzo consistente, con il Footsie a +1,81%, il DAX a +1,74%, il CAC 40 a +1,84% e l’SMI a +1,85%.
Sul mercato dei cambi, l’USD/JPY ha cancellato quasi completamente le perdite di venerdì e il dollaro è risalito sopra 120 yen, perché il mercato prevede un’ulteriore debolezza dello yen a causa dell’espansione, molto probabile, degli stimoli monetari della BoJ. L’AUD/USD si accinge a testare la resistenza a 0,71 USD (soglia psicologica), dopo che gli ultimi dati sull’inflazione elaborati da TD Securities mostrano che in Australia le pressioni inflazionistiche continuano a crescere. Prevediamo pertanto che, alla riunione di domani, la RBA non modificherà la sua politica. In una prospettiva di lungo termine, non ci aspettiamo che la banca centrale tagli ulteriormente i tassi, perché la ripresa dell’inflazione riduce lo spazio di manovra.
Oggi gli operatori monitoreranno la produzione industriale in Svezia; il PMI di Markit in Germania, Italia, Francia, Regno Unito e USA; l’indice ISM composito riferito al settore manifatturiero negli USA; l’indice Halifax sui prezzi delle abitazioni nel Regno Unito.
Fonte: BONDWorld.it
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